José Mourinho torna al Real Madrid e già questo basta per riaprire mezzo archivio del calcio europeo. il tecnico portoghese non è un allenatore qualsiasi, ma uno di quelli che passano senza fare rumore. Dunque lo Special One è pronto a rimettere piede al Bernabeu tredici anni dopo la prima volta, con un contratto biennale e una missione precisa: ridare una scossa, ordine e cattiveria a un Real uscito da una stagione da “zero tituli”.
Il triplete con l’Inter, la Conference League con la Roma, ma anche cadute pesanti
Figlio di Félix Mourinho, ex portiere, cresce in una città di mare e pallone, lontana dal centro politico e calcistico del Portogallo José Mário dos Santos Mourinho Félix (nome completo) è nato a Setúbal il 26 gennaio 1963 ed è dalla sua cita di origine, che nasce uno dei suoi soprannomi più suggestivi: ovvero il Profeta di Setúbal. Da calciatore non sfonda e gioca asolo livelli minori, ma capisce presto che il campo non gli darà la grandezza che cerca. Inizia da assistente di Bobby Robson, che segue anche allo Sporting, poi al Porto, poi al Barcellona. Nel club catalano lavora anche con Louis van Gaal, imparando il calcio europeo dall’interno, ma senza avere ancora il potere di comandarlo.
Il salto arriva al Porto, dove prima vince l’União de Leiria, poi la Coppa Uefa nel 2003 e quindi la Champions League nel 2004 battendo il Monaco 3-0 in finale. Quando viene ingaggiato dal Chelsea si presenta al mondo inglese con una frase che gli resta cucita addosso: “I think I am a special one”. Non “the”, almeno nella formula originaria. Il calcio però se ne frega della filologia e gli appiccica il marchio: The Special One. E li che nasce il mito Mourinho.
Moratti lo ingaggia all’Inter, dove ci sarà la parte più romantica della sua carriera. Mourinho prende in mano un club che vince in Italia, ma non in Europa. diventa ancora già personaggio, litigando con gli arbitri, con i media e con il sistema, ma vince. lo Scudetto, la Coppa Italia e Champions League. Il Triplete. La semifinale contro il Barcellona di Guardiola è una partita che sembra scritta per il suo personaggio. All’andata l’Inter ribalta tutto a San Siro vincendo 3 a 1. Al ritorno, al Camp Nou, resta in dieci per l’espulsione di Thiago Motta e difende l’area come in trincea. Mourinho esulta sul prato, Victor Valdés prova a fermarlo, l’impianto di irrigazione dello stadio catalano parte quasi come una scena teatrale. Poi la finale al Bernabeu, contro il Bayern Monaco. Due gol di Milito, e l’Inter campione d’Europa. Dopo quella partita Quella sera Mourinho non torna a Milano con la squadra. Piange con Marco Materazzi nel parcheggio del Bernabeu e sale idealmente sul carro del Real Madrid. Il suo è un addio da cinema.
I 4 maggio 2021 lo annuncia la Roma. Il tifo giallorosso lo accoglie come un Re e lui capisce subito che nella città eterna c’è un popolo disposto ad amarlo senza calcoli e la protegge, la incendia, ma anche la esaspera. Vince la Conference League 2022 battendo il Feyenoord a Tirana. Per molti è un trofeo minore. Per la Roma è invece una notte importantissima. Primo titolo europeo del club, prima festa dopo anni di attese. Mourinho piange di nuovo, stavolta in giallorosso.
L’anno dopo porta la squadra in finale di Europa League contro il Siviglia. Perde ai rigori, contesta l’arbitro Taylor, si sente tradito, si chiude ancora di più dentro la sua parte. Poi la storia finisce male. Risultati più pesanti, gioco contestato, tensioni crescenti, esonero. Ma Roma resta uno dei luoghi in cui il Mourinho degli ultimi anni è sembrato più vivo. Non sempre brillante, non sempre moderno, ma vivo. Ed ora il ritorno al Real Madrid per scrivere una nuova storia: anzi una nuova Special One Story.
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Chissà se accetterebbe un’allettante proposta di Giulini.
Grandissimo José! Un po ci speravo che gli Amerigani potessero farci questo regalo,invece l’amore per il Real ha prevalso. Poco importa ci facciamo un’altra annata con il MAESTRO dei quartieri spagnoli.
🤣🤣🤣🤣🤣👍👍👍