La cessione ufficiale di Zito Luvumbo al Maiorca ha una formula che, sulla carta, lascia ancora qualche porta socchiusa: prestito con diritto di riscatto e obbligo a determinate condizioni. Però, diciamocelo, il sapore è un altro. Sa molto di preambolo, magari lungo e burocratico, alla fine del rapporto tra l’attaccante angolano e il Cagliari.
Luvumbo torna in Spagna, nel club in cui aveva già giocato la seconda metà della scorsa stagione, e il Cagliari si prepara a voltare pagina. Non è un addio definitivo nei documenti, ma nelle sensazioni sì. E nel calcio, spesso, le sensazioni arrivano prima dei comunicati.
La scommessa nata in Angola
Quando il Cagliari lo pescò in patria, pagando circa un milione di euro al Primeiro de Agosto, l’idea era chiara: prendere un ragazzo rapidissimo, grezzo, elettrico, e provare a trasformarlo in un giocatore vero. Una di quelle operazioni che fanno brillare gli occhi: poco investimento rispetto ai grandi mercati, margine enorme, talento da scolpire.
Col senno di poi, però, quella scommessa sembra probabilmente persa. Non per mancanza assoluta di qualità, anzi. Zito Luvumbo le qualità le ha sempre mostrate: accelerazione, strappo, capacità di creare fastidi alle difese, quel modo un po’ disordinato ma eccitante di accendere la partita. Il problema è stato tutto il resto: continuità, scelte, concretezza, ultimo passaggio, maturità calcistica.
Cinque anni, una sola vera giornata da ricordare
Se filtriamo gli anni trascorsi a Cagliari, il bilancio è impietoso. Cinque stagioni complessive, con un anno pieno distribuito tra i prestiti a Como e Maiorca, e una domanda che resta appesa: quante volte i tifosi hanno potuto dire davvero “hai visto Zito?”.
La risposta, per me, porta quasi automaticamente a una sola notte: la semifinale d’andata dei playoff di Serie B 2022-23 contro il Parma. Quella doppietta a stretto giro fece esplodere la Domus, ribaltò l’umore della serata e diede una spinta enorme al sogno poi completato da Claudio Ranieri. Lì sì, Luvumbo fu travolgente. Lì sembrò davvero il giocatore che il Cagliari sperava di avere trovato.
Poi, però, troppo poco. Qualche guizzo, qualche partita vivace, qualche accelerazione da applauso. Ma non abbastanza per diventare un punto fermo.
Ranieri e quella frase ripetuta come un ritornello
Il tema lo aveva fotografato bene proprio Ranieri. Ogni volta che gli veniva chiesto di Luvumbo, la risposta era più o meno sempre la stessa: grandi potenzialità, sì, ma serve concretezza. Serve diventare un giocatore vero. Serve fare il salto.
Ecco, se non ci è riuscito Sir Claudio, con il suo mestiere, la sua pazienza e la sua capacità di parlare ai calciatori, allora è difficile pensare che il problema fosse solo tattico o ambientale. Anche chi è venuto prima e dopo non ha trovato la chiave. Luvumbo è rimasto lì, in quella zona sospesa tra promessa e incompiuta, tra scintilla e fuoco mai acceso del tutto.
Un ragazzo solare, ma non abbastanza decisivo
Resta l’immagine di un ragazzo solare, simpatico, divertente, perfino contagioso nelle sue giornate migliori. Uno di quei calciatori che, quando parte in velocità, ti fanno alzare mezzo centimetro dalla sedia. Ma nel calcio professionistico, soprattutto in Serie A, l’energia non basta. L’estro deve diventare produzione. Il dribbling deve portare qualcosa. La corsa deve finire con una scelta giusta.
Il Cagliari aveva creduto di avere tra le mani un diamante grezzo. E forse, in parte, lo era davvero. Ma il diamante è rimasto grezzo, ancora troppo vicino allo stadio embrionale della crescita. Le responsabilità vanno divise: società, allenatori, contesti, prestiti, aspettative e, naturalmente, giocatore. Però il verdetto del campo racconta questo: Luvumbo non è riuscito a trasformarsi.
Maiorca come ultima uscita rossoblù
Adesso c’è il Maiorca, una nuova possibilità e forse l’ultima curva prima dell’addio definitivo al Cagliari. Magari in Spagna troverà ciò che in Sardegna ha solo sfiorato: continuità, fiducia, centralità. Ma per il Cagliari questa partenza sembra già una resa silenziosa.
Non cattiva, non rancorosa. Solo malinconica. Perché con Zito si è sempre avuta la sensazione che potesse succedere qualcosa. Il punto è che, alla fine, è successo troppo poco.
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Talento diau, uno dei tanti pacchi rifilati a Juilius
Pagu tontu puru
Un giocatore potenzialmente fortissimo, dotato di mezzi fisici straordinari, ma troppo stupido per migliorarsi: sempre gli stessi errori, la stessa inconcludenza, la stessa incapacità di sfruttare al meglio la propria velocità, lo stesso atteggiamento indisponente verso gli arbitri.
Ma quale talento….acconciu
Vabbeh, nel mondo del calcio e già successo tantissime volte che dei giovani talenti alla fine non abbiano confermato le aspettative, Luvumbo e uno di questi ma va bene cosi, sarebbe stato peggio se lo avessimo comprato e pagato milioni di euro.
Lo si vende al miglior offerente e la storia è già chiusa, nel mondo del calcio ne capitano a centinaia di casi così
La scommessa persa è Deiola, che nessuno ha mai voluto acquistare, non certo chi si riesce a vendere…
Si riesce a vendere chi? Luvumbo? Non mi pare, presto sarà nuovamente a carico nostro. Deiola non c’entra niente, nessuno lo vuole vendere e il suo dovere lo ha sempre fatto.
Altro che addio definitivo, l’anno prossimo sarà di nuovo qua,probabilmente già a gennaio
Ma neanche un quarto di talento!
Luvumbo con le sue caratteristiche ha permesso al Cagliari di ottenere risultati. Dopodiché è un individualista e poco utile al gioco d’assieme. Viene ceduto per convinzione di non poterne ricavare di più.
Il talento l ha dimenticato in angola
Il talento non sa neanche dove sia di casa.
Ideale per giocare a calcetto.
Molto fumoso e poco concreto