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Reja, Ventura e Rastelli: tre tecnici che hanno portato il Cagliari in Serie A

Ospiti dell’evento Secondo Tempo organizzato da Sardegna Rossoblù per celebrare l’avvicinamento al Centenario hanno raccontato i loro successi

Cosa accomuna Edoardo Reja, Gian Piero Ventura e Massimo Rastelli? Due sicuramente: l’aver allenato il Cagliari,  e portato, ovviamente in momenti diversi, dalla Serie B al massimo campionato. I tre sono stati ospiti ieri sera dell’evento in diretta web Secondo Tempo, organizzato da Sardegna Rossoblù (che ha visto partner anche la nostra testata) per rievocare il Cagliari del passato, in avvicinamento al Centenario del club, il prossimo 30 maggio. Nel rievocare i  loro successi, per tutti e tre momenti emozionanti.

REJA. “Langella, Suazo, Esposito e Zola, non era male come reparto avanzato l’anno della promozione in A. C’era certamente da scegliere e molto bene ovviamente. Se non sbaglio abbiamo realizzato 83 gol. Non si pareggiava praticamente mai: o si vinceva o si perdeva. Entrai in corsa dopo la sconfitta contro il Napoli al posto di Ventura. Abbiamo avuto delle difficoltà. Poi a gennaio arrivarono Agostini e Abejion che portò fisicità e carattere in mezzo al campo. Sono stato accolto molto bene e si era creato un bel gruppo. Quando mi chiamò Cellino la prima volta, dissi no perché non avevo più voglia di allenare. Mi richiamò in piena notte una seconda volta e allora dissi ok. Domani prendo l’aereo e arrivo. In quel momento a quasi 59 anni non volevo più allenare ed invece dopo Cagliari sono andato a lavorare in altri club e per pochi mesi rispetto a Lucescu, sono l’allenatore più vecchio ancora in circolazione. L’anno della promozione con Cellino ci furono accese discussioni sul come mettere in campo la squadra”.  

VENTURA. “Arrivavo nella mia prima esperienza sulla panchina del Cagliari dovendo fare i conti con la grande depressione in città e nel presidente Cellino, per lo spareggio perso a Napoli proprio contro il Piacenza di Rastelli, allora giocatore. Il presidente, devo essere sincerò, mi consegnò una squadra fortissima. Ovviamente Cagliari mi è rimasta dentro non solo per la promozione in A ma come città e come regione, visto che ho comprato casa in Sardegna. Di quel campionato ho dei ricordi fantastici. Due campionati straordinari. In A avevamo battuto Juventus, Milan, Inter, Roma e il Parma fortissimo in quel momento. Purtroppo, quando sono ritornato la seconda volta, ho trovato delle difficoltà, nonostante una buonissima squadra. Purtroppo venne a mancare il feeling che c’era stato in precedenza. Sono felice che con Reja fosse stata raddrizzata la situazione e o poi arrivò la A. Lo dico con onestà: quando vedo il Cagliari in B, è una bestemmia. La Serie A è il suo posto naturale”.

RASTELLI. “Sono a casa da circa due mesi, purtroppo come tutti gli italiani in questo momento, sperando che il tutto passi velocemente. Portare il Cagliari in Serie A da primi in classifica, è stata un’esperienza fantastica e di vita, visto che ho portato con me la famiglia. Come città sono stati indubbiamente due anni molto belli. Non era scontato vincere, nonostante avevo una squadra molto forte. Gli obiettivi, quando vieni da una retrocessione, non sono semplici sia perché psicologici ma anche perché hai la pressione di dover vincere subito e basta, con tutti gli avversari che in un campionato lungo e difficile, ti aspettano. Da debuttante in Serie A è stata una sensazione bella, perché me la sono gustata giorno dopo giorno. Ci sono stati dei momenti difficili, ma l’epilogo fu positivo con la vittoria sul Milan all’ultimo istante”.   

UN MOMENTO DELLA DIRETTA DI SECONDO TEMPO CON REJA, VENTURA E RASTELLI

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