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Cagliari 1920 - 2020

Uno Scudetto da difendere nel nuovo stadio Sant’Elia e la Coppa dei Campioni

Vinto il tricolore per la prima volta la squadra di Scopigno non riesce a ripetersi e chiude settima in campionato. L’infortunio a Riva costò parecchio

Il  Cagliari, come poi accadrà all’Hellas Verona di Bagnoli nel 1985 e alla Sampdoria di Boskov nel 1991, è comunque una provinciale (come si dice nel gergo calcistico) e purtroppo fino ad oggi non riesce a ripetere quel miracolo calcistico. Il 1970, oltre la conquista del titolo avvenuta il 12 aprile, grazie al 2-0 sul Bari, porta in dote la qualificazione a quella che era la Coppa dei Campioni.

IL PERCORSO INTERROTTO IN EUROPA E IN COPPA ITALIA. Il club, presieduto da Andrea Arrica lascia il glorioso Amsicora per trasferirsi nel nuovo stadio, sorto nel frattempo a poche centinaia di metri: il Sant’Elia. Un impianto con la capienza venne di 59.972 spettatori ampliabile a un massimo di 70.000 persone sugli spalti, adottando anche posti in piedi, all’epoca consentiti. All’esordio assoluto, il 12 settembre, le presenze furono circa 30.000 (ovviamente molte di più del contenimento dell’Amsicora) per assistere al match del primo turno della Coppa Italia, che vide i rossoblù imporsi 4-1 sulla Massese, grazie alle reti siglate da Riva con un doppietta, Gori e autogol di Zana. Il torneo, in quel periodo, prevedeva una fase a gironi. Il 30 agosto il Cagliari Campione d’Italia cade 2-0 a Livorno, poi la settimana successiva (6 settembre) passò 4-2 a Pisa, con marcatori rossoblù Domenghini e Riva a segno con una tripletta. Alla fine del girone i sardi vengono eliminati nonostante il secondo posto alle spalle del Livorno.

Ci sono da giocare altre due manifestazioni: onorare lo Scudetto e esordire in Coppa dei Campioni. Nei sedicesimi grande avvio: il 16 settembre, al Sant’Elia, pesante 3-0 ai francesi del Sant’Etienne. Al 7’ il solito Riva, che si ripeterà al 25’ della ripresa, fa esplodere lo stadio, siglando il vantaggio. Il momentaneo 2-0 fu opera di Nenè al 19’. Al ritorno, in terra transalpina arrivò la sconfitta per 1-0, rete di Larquè al 33’, che non pregiudicò la qualificazione agli ottavi, dove il sorteggio portò l’Atletico Madrid che aveva estromesso l’Austria Vienna. La sfida d’andata, giocata in casa, terminata 2-1 per i ragazzi di Manlio Scopigno, che avevano costruito tanto, ma sciupato troppo. Un match, ricordato come la rissa del Sant’Elia per quanto accadde. Riva sblocca di testa la contesa al 42’ e nel primo minuto di recupero, raddoppia Gori. Nel secondo tempo, oltre alla rete di Aragones (che in futuro diventerà il CT della Spagna) di fatto regalata da un errore della retroguardia, segnata al 33’, compromette la qualificazione, anche perché gli iberici praticarono una vera e propria caccia all’uomo. Purtroppo al ritorno, complice l’infortunio di Rombo di Tuono con la nazionale contro l’Austria il 31 ottobre, il 5 novembre in Spagna arriva un netto 3-0, che segna l’eliminazione.

CAMPIONATO. Il Cagliari chiuderà la stagione settimo con 30 punti, frutto di otto vittorie, quattordici pareggi e otto sconfitte. Inutile negarlo: senza nulla togliere al resto della squadra, l’infortunio di Riva pesò non poco. Con lui presente l’avvio fu rilevante: 2-1 alla Sampdoria in casa, 4-2 all’Olimpico sulla Lazio, il pareggio interno per 1-1 col Varese, il 3-1 a San Siro sull’Inter. Senza Riva il pareggio per 1-1 col Foggia e la prima della sconfitta a Torino, 2-1 dalla Juventus. Per la verità Albertosi e compagni restarono nelle prime dodici giornate nei piani alti, poi le tre sconfitte di fila (1-0 dal Napoli, 4-0 dal Milan e il 2-0 a Verona con l’Hellas che chiude il girone d’andata) segnano la discesa dal vertice. Nelle quindici partite successive si registreranno, tra i vari risultati le vittorie sulla Lazio per 2-1, il pareggio casalingo con la Juventus, il successo per 2-1 esterno sul campo della Fiorentina e, nell’ultima gara, il 4-1 al Verona. Lo Scudetto venne cucito sul petto dell’Inter, che al Cagliari prese solo un punto sui quattro disponibili di allora. La classifica dei marcatori, con 24 reti, fu appannaggio dell’ex Boninsegna passato qualche stagione prima proprio all’Inter, mentre sia Domenghini che Riva (21 marcature la stagione precedente) non andarono oltre gli otto gol siglati.

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