Il 27 giugno 1965 non è soltanto una data negli archivi della Nazionale italiana. È anche un giorno di frontiera per il Cagliari, che aveva appena concluso il suo primo campionato di Serie A e cominciava a vedere riconosciuto, anche fuori dall’Isola, il valore dei propri talenti.
Tra quei talenti c’era un ragazzo nato a Leggiuno, varesino di origine ma ormai sempre più legato alla Sardegna calcistica: Luigi Riva, ala sinistra potente, essenziale, già capace di accendere la fantasia dei tifosi rossoblù. Era alla seconda stagione con il Cagliari e aveva attirato l’attenzione del commissario tecnico Edmondo Fabbri, che lo convocò per la trasferta di Budapest contro l’Ungheria.
Al Népstadion, oggi intitolato a Ferenc Puskás, Riva divenne il primo giocatore del club sardo a vestire la maglia dell’Italia. Una piccola rivoluzione sportiva, arrivata in una partita difficile e carica di storia.
L’infortunio di Pascutti e la maglia di Simoni
Il debutto di Gigi Riva arrivò quasi all’improvviso. Dopo appena 8 minuti, il numero 11 del Bologna Ezio Pascutti fu costretto a lasciare il campo per infortunio. Fabbri chiamò Riva, ma ci fu un imprevisto da calcio d’altri tempi: il giovane attaccante non aveva la maglia pronta.
A risolvere la situazione fu Gigi Simoni, che si sfilò la numero 16 e la consegnò al compagno. Riva poté così entrare in campo, mentre la cronaca radiofonica di Nicolò Carosio continuò a citare Simoni durante la partita proprio per via di quello scambio di maglia.
Un dettaglio curioso, quasi artigianale, che oggi sembra appartenere a un altro pianeta calcistico. Eppure fu così che iniziò la storia azzurra di uno dei più grandi attaccanti italiani di sempre.
Lo sguardo di Vittorio Pozzo
A raccontare quella partita per La Stampa c’era un testimone d’eccezione: Vittorio Pozzo, il commissario tecnico che aveva guidato l’Italia alla conquista di due Mondiali negli anni Trenta, ormai quasi agli ultimi spiccioli della sua carriera giornalistica.
Pozzo notò subito il giovane del Cagliari. Nel suo articolo sottolineò la vivacità e l’intraprendenza di Riva, capace di entrare nel ritmo della gara senza timori. Un passaggio rimase particolarmente significativo: l’assist offerto a Mazzola, che però concluse con una potente conclusione sopra la traversa.
Quel gesto non cambiò il risultato, ma mostrò subito la personalità del nuovo arrivato. Riva non entrò per fare presenza: entrò per incidere.
Una sconfitta con dentro un inizio
L’Italia perse 2-1 contro l’Ungheria, in una partita diretta dall’austriaco Meyer. Il risultato lasciò amarezza, ma dentro quella sconfitta nacque una storia destinata a diventare leggenda.
Per Gigi Riva fu il primo di 42 gettoni azzurri, l’inizio di un percorso che lo avrebbe portato a diventare simbolo della Nazionale e, soprattutto, icona eterna del Cagliari e della Sardegna.
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Il Piu forte giocatore!!
Da notare che nel 1965 il Cagliari era da solo un anno in serie A e l’ottava per non retrocedere, quindi una convocazione esclusivamente merito delle qualità del bomber.
lottava
Hey Claud, lo hai mai incontrato a Riva nei suoi anni migliori?
Personalmente no. All’Amsicora e al Sant’Elia tante volte, maggiormente all’Amsicora. Ero tesserato al Sant’Elena e potevo vedere tutte le partite gratuite.
Gli anni più belli della storia del club ti sei vissuto
Non mi posso lamentare.
35 gol in 42 presenze, davanti ad altri campionissimi come Meazza e Piola, vi par poco? Avrebbe potuto anche segnare di più
…..senza le due fratture!
Esattamente
Il più bravo 💪💪💪💪💪grande Gigi ❤️❤️❤️❤️❤️
fu una delle prime partite che vidi da ragazzino in TV o forse la prima, non avevo mai visto Riva giocare e per noi era a tutti gli effetti il calciatore indicato da Carosio…ricordo bene invece l’errore di Mazzola che spedì il pallone sopra la traversa da non più di un paio di metri, soprattutto perchè prendemmo in giro gli amici interisti
Telecronaca passata alla storia perché’ , per tutta la partita, Carosio scambiò’ il nostro bomber per Simoni…
Carosio era molto compassato nelle sue telecronache. Vidi in TV quella partita.