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Il dribbling di... Mario Frongia

IL DRIBBLING DI… Mario Frongia. Cagliari, “È la stampa, bellezza!”

L’ha detto Humprey Bogart in “L’ultima minaccia” di Richard Brooks. Un film del ’52 ancora attuale. Ieri udienza in Tribunale per il licenziamento di Roberto Montesi: nessun passo indietro, si va a processo

Strafelici per la vittoria di Benevento, bel colpo, e per il gioco e la personalità di Mancosu e soci che cresce, vi lascio ai servizi dei colleghi. Tra l’altro, vedo un pezzo del bravo Giacomo Dessì, ho dato una scorsa ai commenti che lo accompagnano: vedo che chi ha memoria non dimentica l’andazzo gestionale del presidentissimo/Uomo solo al comando. Vi tranquillizzo: fosse per me, lo ignorerei con piacere. Nessun livore, astio, questioni personali. Lo sintetizzo così per la sua comprovata – ancorché nota, legittima e portata avanti fin dal suo arrivo al Cagliari – metodica di gestire tutti e tutto in maniera assolutistica. Da otto anni ha fornito, e continua a farlo, un oceano si spunti. Lasciate stare complotti, basta soffermarsi con attenzione sulla realtà. E sui fatti.

Ma vedo che alcuni di voi non hanno nessun interesse a farlo. E fanno bene. Ma il Cagliari ha fallito in campo (con una retrocessione vergognosa, esoneri, cessioni e acquisti da brivido, ingerenze e forzature, o sarà stata colpa di Caressa e del Covid!) e fuori, con l’Indice di liquidità bloccato per evidenti problemi di gestione finanziaria. Per non parlare dei proclami sul nuovo stadio per il brindisi nell’anno del Centenario. Comunque, nessun problema, godetevi, godiamoci, la Serie B. E, in attesa del Bari, il 2-0 del Vigorito.

La dura realtà dei fatti. Dunque, ho memoria. Devo averla. E commento e racconto quel che accade. E se al vostro amato presidentissimo daranno il Nobel, lo scriverò e gli farò complimenti sinceri. Vi anticipo: se dietro a qualsiasi step rossoblù c’è sempre lui, dev’esserci stata la sua mano anche nell’ottima rosa allestita per Liverani. Dunque, complimenti all’Uomo solo al comando. Punto e a capo. Perché gli inneschi non mancano. Cronaca, né un centimetro avanti né uno indietro. Da sempre, con chi c’era, chi c’è e chi ci sarà. Chi vuole stare sulla nuvoletta a godersi la classifica di quelle che dopo cinque turni sono in zona play-off (ma è più interessante il carisma di Mancosu, la lievitazione di Makoumbou in regia, il secondo turno senza gol per Radunovic e soci della difesa, reparto che soffre più del dovuto e aspetta i contributi di Dossena e Barreca) può fermarsi qui.

Cacciato da Tex Willer e Qui, Quo, Qua. Ieri si è svolta al Palazzo di giustizia di Cagliari l’udienza che vede da una parte la società rossoblù e dall’altra uno stimato collega, Roberto Montesi. Oltre al curriculum professionale – che nessun altro possiede nel club – e alle mansioni fornite nell’ufficio stampa, parliamo di una persona non solo capace e con più competenze, ma da oltre vent’anni stra-utilizzata dalla società. Un giornalista poliedrico e per bene. Licenziato ingiustamente. Il Cagliari propone bruscolini, i legali di Montesi non ci cascano. Vedremo cosa dirà il giudice.

Mi raccomando, niente insulti. In ogni caso i pezzi è meglio leggerli. È vero, possono esserci refusi e me ne scuso. In quasi ottomila battute, scritte a pochi minuti dalla fine delle gare, sono fisiologici. E non esistono più i correttori di bozze. Ma attenzione a parlare di maestre decedute, cari anonimi e ben addestrati TRex da tastiera. Mi pare che in pochi veniate dall’Accademia della crusca. L’occasione è buona per precisare alcune cosette già scritte: 1) sono accreditato al Cagliari – conferenze e altro – e in qualsiasi altro impianto sportivo d’Italia e all’estero da Repubblica, Editoriale report e Tele Sardegna. 2) C’ero anche prima, per Gazzetta dello sport e Nuova Sardegna, che arrivasse al Sant’Elia il nuovo padrone del vapore. 3) Mi chiedete di scrivere di giornalismo sportivo. Manco parlassi di marziani e dei canyon del Far West. Siete un tantino distratti: i Dribbling post gara sono basati sul match, dalla tattica agli aspetti chiave, fino al risultato.

4) Ho già fatto, a mercato appena chiuso, la valutazione del mercato estivo. L’ho definito positivo, con lacune dietro. Andatevelo a rivedere. E non salterò su nessun carro: gli allenatori del giorno dopo non mi sono mai piaciuti; 5) Questa rosa è destinata a giocarsi la serie A senza passare dai playoff, vera roulette russa. 6) Ripeto, il merito di aver allestito un gruppo definito anche dagli osservatori esterni competitivo per la risalita, è merito del presidentissimo. 7) Sapete cosa fa sorridere? Scrivo su questo sito da un’annetto. Sono andato a rivedermi l’Angolo del tifoso dal 2017 in poi: voi, sempre voi, avete commentato con tutta la rabbia e l’amarezza del mondo la politica dell’Uomo solo al comando durante e dopo la sfilza di tornei opachi e salvezze a stento. E io, Zarathustra e crocchette per gli allocchi, non c’ero. Strano!

Altre reminiscenze. Ho ricordato, e non la scordo!, la retrocessione perché per qualcuno pare nata dal caso. Ho rimarcato i risultati colti da Rastelli – in tanti rosicate e la buttate in caciara scordando le 25 (venticinque!) vittorie, il record di gol e di successi in trasferta nella B vinta con un gruppo inferiore a quello attuale. Oltre al top in A, tuttora mai raggiunto: Rastelli merita rispetto come persona e come tecnico. Cosa che non ha avuto dal club. E posso, se serve di persona, darvi anche i dettagli. Di lui come di tanti altri passati per il Cagliari. Mi piace il confronto, anche aspro, purché civile. Ma mi secca che leggiate solo ciò che vi pare: scrivo di fatti, numeri, partite e scomodate sentito dire, mi pare, sarebbe. Ma più di un anno fa ho rimarcato che aspettare le notizie sigillate da un notaio non è il mio mestiere. E non è giornalismo.

Però attendo ancora smentite o richieste di rettifica o precisazione dal club e da chiunque. Spesso si devono unire i puntini, avere le fonti e la credibilità giuste lo permette. Quindi, non istigo proprio nessuno né mi interessa farlo. Mi dispiacciono gli insulti su professionalità e carriera: il mio curriculum è pubblico. I Ceceni? C’è stato un abboccamento – ce ne sono ancora in corso con vari fondi e investitori – nella fase iniziale del lockdown, ma per il monte ingaggi spropositato e per gli inghippi sullo stadio la questione si è chiusa: per crederci devono alzarsi le Frecce tricolori con Mattarella che lo dice al Tg1? Sul mio modo di intendere la professione vi do una dritta: andate oltre. Ho avuto per maestro Giorgio Pisano: diceva che chi fa questo mestiere se almeno una volta la settimana non è scomodo ai potenti e ai manipolatori di consenso, comunque li si intenda, non sta lavorando al meglio. Chi preferisce “Tutto bene, madama marchesa”, abbia pazienza.

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