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Il dribbling di... Mario Frongia

IL DRIBBLING DI… Mario Frongia. Cagliari, marasma epocale

Lo stadio che ancora non c’è, il futuro di Agostini, le incertezze del mercato, l’addio di Carboni e l’arrivo di Muzzi

Avevano detto basta con i proclami. Per non smentire un andazzo sgangherato, dettato da Milano, non hanno resistito. Ci hanno riprovato e hanno toppato. “Siamo nei tempi, entro il 30 giugno presenteremo il progetto definitivo” le affermazioni nella conferenza post catastrofe di tre settimane fa. In municipio aspettano. Pare che debbano ancora recuperare delle carte. Possibile. La realtà? Hanno promesso e sbandierato ai media una cosa senza avere la certezza, e la competenza, per poterla avere. Visti i precedenti, non è granché come notizia. Ma a futura memoria, anche se porteranno i documenti in comune, è meglio tenerla. E ancora. Il concetto – proveniente sempre dalla famosa conferenza con chi decide tutto ben lontano dai cronisti – usato per dare idea di un progetto, riguarda i giovani, il vivaio, la sardità. La faccio breve: che Carboni diventi Nesta al Monza, glielo auguriamo!, poco importa. Ma il fatto che sia stato venduto dopo avergli messo addosso i panni del giocatore locale proveniente dal vivaio, ottimo profilo per ripartire, fa quanto meno sorridere. E preoccupare al tempo stesso.

Scelta obbligata e disastrosa. Agostini ha accettato – senza possibilità di scelta, anche per il proprio futuro economico e professionale, mi conferma una fonte vicina al Cagliari – di guidare a tre turni scannati dalla fine la prima squadra. Penultima, allo sbando, vittima di tutti i mali del mondo firmati dal capo supremo e narrati più volte. Ago se ne è assunto, tra lacrime vere, le conseguenze. Andiamo oltre. Lasciamo stare per un attimo le scelte tecniche e l’atteggiamento della squadra a Venezia. La questione ha anche altre valenze. Siamo certi che il patron, direttamente o indirettamente, non ci abbia messo del suo nel dettare scelte (Lovato, Marin e Rog in panca dall’avvio: non c’è controprova, forse si sarebbe precipitati in B comunque ma nel calcio, dagli amatori alla Champions, nelle partite a “balla sola” si parte sempre con i migliori, anche acciaccati)? Visti i precedenti, manca solo il sigillo del notaio per avere certezza delle intromissioni.

Per il tecnico toscano non aver potuto rivoluzionare come forse avrebbe voluto atteggiamento e gioco – ma in tre partite, per incidere, ci vuole un mago, non un allenatore! – è una responsabilità più che una colpa. Ma il quesito rimane: Agostini è l’autore principale della retrocessione? Solo un pazzo può dirlo. E dunque? Lo cacciano, come anticipato da Calciocasteddu, senza avere il coraggio di cacciarlo. Non hanno neppure quello. Gli chiedono di dare le dimissioni. Certo, ci sarà una buonuscita e ci mancherebbe! Ma la storia è, ancora una volta, poco edificante.

Intanto, arriva Muzzi (ben ritrovato: Roberto è stato con noi in diretta a “Il Cagliari siete voi”). Può portare un contributo di esperienza e conoscenza di rilievo. Oppure, potrà essere la foglia di fico del solito noto che con il passato pensa di abbindolare i tifosi. E a proposito di passato, nell’operazione nostalgia ideata dal genio dopo l’esonero di Mazzarri (magari da mandare via due mesi prima, un’altra genialata!) c’erano anche Conti e Cossu. Una loro parola sul comportamento che ha subito, e sta subendo, Agostini, loro fratello di mille battaglie, sarebbe utile.

Notarella

Una sfida in un B complicata. Liverani è animato da buone intenzioni. Il mercato si è appena aperto. Aspettiamo la lista dei convocati per il ritiro – al fresco di Asseminello, dopo essersi lasciati non al top con le amministrazioni di Peio e Aritzo – di certo incompleta. Per la composizione della rosa occorre del tempo. E sarà dura avere un roster solido anche per la prima giornata del 12 agosto. Le considerazioni sui tempi valgono anche per le altre sei, sette che proveranno a risalire. Tra queste, alcune si sono portate avanti con un progetto e conseguenti acquisti e cessioni mirate. Pazienza. Ma il tecnico merita rispetto. Poi, dopo uno sguardo all’equipaggio che gli metteranno a disposizione, ne riparleremo.

Vendere, magari! Parrebbe che la famiglia del presidente insista perché si disfi del club. Chissà. Può accadere, e non è una sconfitta insopportabile: se non si riesce a governare un giocattolo che si rivela più impegnativo del previsto, si fa un dignitoso passo indietro. Il Palermo di Mirri ha ceduto per tredici milioni di euro al gruppo di Al Mansour (undici club nel bouquet, l’ammiraglia è il Manchester City) l’ottanta per cento del club appena risalito in B. Saranno mica andati con i mitra e le calzamaglie a sfilarglielo? Ho scritto cento volte, e me lo rimproverate, di quante società abbiano cambiato pelle nell’ultimo anno in A e B. Passare la mano non è l’ergastolo.

Il giornalismo, alcune cosette. La redazione e diversi amici mi segnalano troll e fedelissimi del giaguaro col pelo liscio, e del padrone, in servizio permanente effettivo. Ben trovati e buon divertimento. Ma ho alcune garbate segnalazioni da porgervi: 1) i pezzi, se decidete di leggerli, fatelo con attenzione: non solo noto contestazioni che non stanno né in cielo né in terra, ma rimarcate come assenti aspetti che ho precisato più volte fin nei dettagli! 2) Se le cose che scrivo sono le solite è perché i fatti, e la persona che li governa, sono gli stessi fin dall’annata con Zeman-Zola-Zeman-Festa. Sì, le colpe di gran parte della mia categoria sono enormi. Questi effetti sono poi precipitati dal post Rastelli. Un patron padre padrone che fa e disfa, compra e vende, umilia e intimidisce. I risultati si vedono. Se la situazione cambia, come ci si augura dall’inferno della B, cambierà la mia cronaca e, spero, le mie opinioni. Mie, appunto. Mi piace il dibattito e sono un ultrà del confronto, anche aspro e acceso. Ma se non vi garba come e cosa scrivo, c’è un rimedio molto semplice: andate oltre.

3) Qualcuno insiste sulle domande da fare al presidente. L’ultima che gli ho fatto in sala stampa risale alla cessione di Murru-Isla-Bruno Alves. Gli chiesi se averli sostituiti con Miangue, Andreolli e Van der Wiel (!) non fosse stato quanto meno avventato e magari frutto di un momento travagliato anche a causa della concomitante inchiesta sull’inquinamento della Fluorsid. Se ne andò con il muso lungo senza rispondermi. Adesso, porre quesiti a chi conta poco o nulla non toglie e non aggiunge. 4) Infine, ho un piccolo suggerimento per chi mi legge e non ci tornerò più: lasciate perdere insulti e denigrazione. Metto firma e faccia in quel che dico e faccio. Da sempre. Nel calcio, fin dagli anni degli Orrù. Ma vedo che qualche gigante da tastiera, magari telecomandato, va oltre il proprio naso. Liberi di farlo. Però, le cose non cambiano. Anche perché insultando e dileggiando gli altri dall’anonimato di uno smartphone non si migliora. Si rimane scadenti e mediocri. E un po’ codardi.

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