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Cagliari, cronaca di una retrocessione annunciata. Niente rimpasti, si riparta da zero

Una discesa verticale senza freni, smanie di protagonismo, incompetenza. La Serie B più volte sfiorata è ora realtà. E per risorgere non basterà un po’ di vernice

A Venezia la gara sarebbe potuta durare in eterno, il Cagliari non avrebbe mai segnato. L’epilogo di una stagione senza sussulti, dove la rassegnazione era di casa fin dalla gara d’esordio, non è stato altro che l’indegno prosieguo del campionato precedente. Allora si era partiti con l’intenzione di «alzare l’asticella», ingaggiando un tecnico di ‘nome’ come Eusebio Di Francesco, senza però completare l’organico come invece un allenatore di quel tipo avrebbe richiesto. L’obiettivo si è poi spostato su un altro ‘nome’, quel Diego Godin capace di fare le fortune dell’Atletico Madrid, ma che già nell’Inter aveva dimostrato di non essere più a certi livelli. Di livello era invece il suo stipendio, altissimo, insostenibile per le casse rossoblù. Ma tant’è. La rosa resterà poi una bozza di idee mal pensate, colma di lacune (l’assenza di un regista e di un attaccante esterno, solo per citare due ruoli), che solo il suicidio di un inesperto Benevento ha tenuto a galla (con il contributo benevolo di Leonardo Semplici), in quello che a tutti è parso sostanzialmente un vero e proprio miracolo sportivo.

LE TRE ‘PERLE’ DELLA STAGIONE. Di uno scampato pericolo di quelle proporzioni si poteva fare tesoro, e invece no. L’opposto: la ‘perla’ della conferenza del direttore sportivo Stefano Capozucca, nella quale annunciava di volersi liberare di Godin (con il giocatore in un altro continente che cascava dalle nuvole), il cui contratto era diventato ormai insostenibile per le casse della società (ma guarda un po’), dava il via a una serie di malumori interni allo spogliatoio che ha portato poi a una serie infinita di incomprensioni. La seconda ‘perla’, l’esonero di Semplici dopo sole tre giornate, confermato probabilmente controvoglia dal presidente Giulini, che avrebbe voluto ripartire da un’altra guida tecnica. Arriva Mazzarri, altro ‘nome’, le cui scuse e giustificazioni per ogni punto perso riecheggiano ancora nelle sale stampa degli stadi di mezza Italia. La terza ‘perla’, probabilmente il vero ‘colpo’ dell’anno, la cacciata di Radja Nainggolan, ovvero l’unico uomo e giocatore capace di tenere uno spogliatoio anche senza giocare. Il vero leader della squadra, legato alla maglia rossoblù come nessuno in rosa, che anche al 60% delle sue possibilità riusciva a dare un contributo fondamentale a una squadra totalmente priva di leadership. Il resto è ormai storia, con una retrocessione in Serie B annunciata, che già dallo scorso agosto i più scaltri bookmakers non avrebbero pagato più di tanto.

LE PROSPETTIVE. Al momento non sono rosee. Più che da ricostruire una squadra c’è da far rinascere una società. Una vera, dove tutti sanno cosa fare, e dove ognuno ha il ruolo che gli compete. Competenza, è questa la parola magica. Ciò che è mancato finora. E basta coprire inadeguatezze con epiteti solo sulla carta. Basta con la cosiddetta ‘sardità’: appigliarsi a un’idea senza braccia né gambe non ha alcun senso. È preferibile avere ‘sardità’ sul campo, non solo sulla carta di identità. Con voglia, carattere e testardaggine. I tifosi non se ne fanno nulla di qualche specchietto per le allodole, di una verniciata di quattro mori qua e là. No. A loro serve una società capace, una guida tecnica che sappia cosa fare e una squadra finalmente in grado di far innamorare come non succede ormai da tempo immemore. Probabilmente ci vorrà tempo, è innegabile. Ma da qualche parte occorrerà pur iniziare.

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