Rossoblù Senza Frontiere: Gregorio Pérez, una porta chiusa in fretta

Quinta puntata di Rossoblù Senza Frontiere dedicata a Gregorio Pérez: dai trionfi con il Peñarol al passaggio in Sardegna, fino alla difficile vicenda personale vissuta in Perù.

Pérez

Per la quinta puntata di Rossoblù Senza Frontiere concediamoci un’eccezione. Non un calciatore straniero passato per Cagliari, ma un allenatore che in Sardegna rimase appena poche settimane, lasciando dietro di sé un’esperienza amara e una carriera destinata a proseguire per altri venticinque anni. Il protagonista è Gregorio Elso Pérez Perdigón, nato il 16 gennaio 1948 a Gregorio Aznárez, nel dipartimento uruguaiano di Maldonado. Un uomo che ha conosciuto i trionfi, gli esoneri, il calore del calcio sudamericano e, molto più tardi, una battaglia che nulla aveva a che vedere con il pallone.

Le radici uruguaiane e la scuola di Tabárez

Prima della panchina, Pérez aveva costruito la propria identità calcistica da centrocampista, soprattutto nel Defensor Sporting, con cui conquistò lo storico campionato uruguaiano del 1976, interrompendo il monopolio di Peñarol e Nacional.

La carriera da tecnico cominciò nel 1981 al Progreso. Seguirono diverse esperienze nel calcio nazionale, prima della chiamata della federazione uruguaiana. Alla guida dell’Under 20 e successivamente come collaboratore di Óscar Washington Tabárez, partecipò alla spedizione della Celeste ai Mondiali di Italia 1990.

Un’esperienza preziosa accanto a un allenatore che sarebbe diventato un simbolo del calcio uruguaiano, ben conosciuto anche a Cagliari.

Il Peñarol e gli anni della gloria

Il nome di Pérez è legato soprattutto al Peñarol di Montevideo, una delle istituzioni calcistiche più prestigiose del Sudamerica. Tra il 1993 e il 1995 condusse gli Aurinegros alla conquista di tre campionati uruguaiani consecutivi, raggiungendo anche due finali di Coppa CONMEBOL.

Dopo una parentesi all’Independiente argentino, nell’estate del 1996 arrivò la chiamata dall’Italia. Il Cagliari di Massimo Cellino gli affidò la panchina per aprire un nuovo ciclo.

Cagliari 1996: un’avventura durata sei giornate

L’esordio in campionato, l’8 settembre 1996, sembrò incoraggiante: Cagliari-Atalanta 2-0, con reti di Pancaro e Muzzi. Poi arrivarono le difficoltà. Nelle cinque giornate successive la formazione isolana conquistò appena un punto.

Il 20 ottobre, dopo la sconfitta per 2-1 contro la Lazio all’Olimpico, maturò la decisione dell’esonero. Il bilancio fu di una vittoria, un pareggio e quattro sconfitte. Al suo posto tornò Carlo Mazzone, senza riuscire a evitare la retrocessione, arrivata attraverso lo spareggio perso contro il Piacenza.

Una curiosità di quella sfida contro la Lazio riguarda un colpo di testa di Ramón Vega: il pallone superò la linea di porta, ma la rete non venne convalidata. Un episodio che contribuì ad accompagnare l’ultima partita di Pérez in rossoblù, il quale si rammaricò in maniera sincera per la fine dell’esperienza rossoblù, in una celebre intervista del giornalista Valerio Vargiu fuori dal Sant’Elia (video in basso).



Il ritorno in Sudamerica e gli ultimi successi

Il fallimento italiano non cancellò il prestigio conquistato in patria. Nel 1997 Pérez tornò al Peñarol, vincendo nuovamente il campionato uruguaiano e contribuendo al completamento del celebre quinquenio, la serie di cinque titoli consecutivi ottenuti dal club di Montevideo.

Negli anni successivi il suo viaggio continuò attraverso Argentina, Uruguay e Paraguay. Allenò nuovamente il Gimnasia La Plata, poi Danubio, Olimpo, Argentinos Juniors, Libertad e Olimpia, tornando più volte sulla panchina dell’amato Peñarol.

Il percorso lo portò anche in Colombia, dove guidò Deportes Tolima e Independiente Santa Fe, prima di trovare una nuova dimensione professionale in Perù, all’Universitario de Deportes. Qui, ormai settantenne, seppe conquistare la considerazione dell’ambiente e dei sostenitori.

La famiglia, i valori e la battaglia per la salute

Dietro l’allenatore c’è sempre stato un uomo profondamente legato alla famiglia. Padre di Martín e Lorena, Pérez ha spesso raccontato quanto fosse difficile conciliare una professione itinerante con gli affetti.

In un’intervista concessa nel 2018 al quotidiano uruguaiano El País, sottolineò come il rispetto, la dignità e la capacità di superare le difficoltà fossero i valori fondamentali da trasmettere ai figli. E ricordò il prezzo pagato dai familiari per le continue trasferte e i cambiamenti imposti dal calcio professionistico.

Nel gennaio 2022, mentre preparava una nuova stagione con l’Universitario, arrivò il momento più delicato. Un problema cardiaco, diagnosticato come sindrome coronarica, rese necessario un intervento medico e lo costrinse a interrompere l’attività.

Dal mondo del calcio giunsero numerosi messaggi di vicinanza, compresi quelli del Peñarol. Pérez affrontò la convalescenza e, alcuni mesi più tardi, dichiarò di essersi ripreso. A 78 anni, Gregorio Pérez può guardare a una carriera che ha attraversato generazioni, Paesi e culture calcistiche differenti. Le fonti consultate indicano nell’Universitario la sua ultima esperienza ufficiale da allenatore, conclusa nel gennaio 2022.

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