La squadra di Mazzarri ha mostrato ancora una volta un atteggiamento opposto a quello che dovrebbe avere una pericolante. Troppo attendismo: senza coraggio, il baratro è dietro l’angolo
«…la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire ma non trovò nessuno». Certamente spropositata la citazione di Martin Luther King prestata a un palcoscenico calcistico, per quanto difficile e complicato possa sembrare. Ma quella frase dà la misura di quanto il Cagliari potrebbe fare per provare a raddrizzare, perlomeno nel finale, l’ennesima stagione disgraziata. E invece no, puntualmente sembra crogiolarsi in un limbo di mediocrità che non gli permette di osare. Sì, perché ancora una volta il Cagliari di Walter Mazzarri ha mostrato tutta la paura, l’inadeguatezza e l’incapacità di voler aggrapparsi alla Serie A con le unghie e con i denti. No, niente di tutto questo. Ancora una volta si è vista in campo una squadra timorosa, attendista, superficiale. A Genova è andato in scena l’ennesimo copione di una squadra spaesata, poco propensa alla battaglia, quasi rassegnata. E non sono certo bastati i pochi lampi isolati offerti da Joao Pedro e Rog (finalmente in campo con un po’ di continuità).
Il Cagliari messo in campo da Mazzarri non ha coraggio. Il tecnico livornese predica cattiveria, ma la squadra continua ad avere un non gioco, incapace di imporre all’avversario la propria forza. Il Genoa visto domenica è davvero poca cosa, e non averne approfittato dandogli il colpo di grazia può far crollare le poche, pochissime certezze che i rossoblù sardi avevano ritrovato, perlomeno quelle offerte dalla classifica. Quella stessa classifica è ora diventata una nemica: non ingannino i tre punti di vantaggio sui genovesi e sulla Salernitana. Con una (probabilissima) vittoria nel recupero contro il Venezia, i campani salirebbero a quota 28, gli stessi punti del Cagliari. E con lo scontro diretto a Salerno, occorrerà davvero trovare una forza e un gioco finora latitanti per uscire indenni dal catino infernale dell’Arechi.
Coraggio e consapevolezza: solo così il Cagliari potrà tirarsi fuori dalle sabbie mobili. I giocatori si riapproprino della capacità di osare e di imporre il proprio valore. Gli errori sono stati tanti, per i processi ci sarà tempo. La battaglia per meritare la Serie A, invece, non aspetta più nessuno.


