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Cagliari 1920 - 2020

La stagione 1996/1997. Cellino sbaglia, rimedia, ma ormai è tardi: il Cagliari retrocede in Serie B

Prosegue il nostro cammino che ci porterà a toccare tutte le tappe più importanti dei cento anni della storia rossoblù: il Cagliari perde il drammatico spareggio di Napoli contro il Piacenza e saluta la Serie A

Una stagione stregata, nata male e finita anche peggio. Il 1996/1997 rappresenta per il Cagliari un momento molto delicato della sua storia, in un periodo di grandi cambiamenti. La legge Bosman consente una clamorosa apertura delle frontiere, così anche il calcio si adegua ai tempi. Non fa eccezione il Cagliari, che ingaggia tanti stranieri.

IL MERCATO. Le partenze sono tutt’altro che indolore: vanno via Firicano, Napoli, Oliveira, Pusceddu, Fiori, Bonomi, Lantignotti e Venturin. Gli arrivi, che non si riveleranno all’altezza della situazione, sono Bettarini, Cozza, Banchelli, Grassadonia, Scugugia, Pascolo, Vega, Loenstrup, Tinkler, Nyathi, Tinkler e Romero. Torna Berretta, questa volta in pianta stabile, dopo il precedente prestito. Straniero anche l’allenatore: dall’Uruguay arriva Gregorio Perez, col quale Cellino spera di ripetere l”exploit compiuto con Tabarez.

L’AVVIO DI STAGIONE. La partenza è entusiasmante: vittoria al Sant’Elia contro l’Atalanta, e squadra che sembra volare sulle ali dell’entusiasmo. Purtroppo sarà solo fumo negli occhi, perché le successive cinque giornate registrano appena un punto guadagnato, quello in trasferta sul campo del Verona.

TORNA MAZZONE. Il Cagliari sembra avvitarsi su se stesso, e la sconfitta contro la Lazio, arrivata tra l’altro per una clamorosa svista arbitrale (non dato un gol regolarissimo a Vega), segna la fine della pazienza di Cellino e quella dell’avventura sulla panchina rossoblù di Perez. Torna Carletto Mazzone, che dovrà fare di tutto per salvare il salvabile. A complicare le cose ci si mette anche il grave infortunio di Bisoli, che conclude così anzitempo la sua stagione.

SI CORRE AI RIPARI. Il tecnico romano si accorge subito che la squadra è stata costruita male, con giocatori inadatti alla Serie A. Nel mercato di riparazione arriveranno dunque Minotti per la difesa, Tovalieri per l’attacco, Sterchele in porta. Pascolo, Vega e Romero fanno le valigie. Curioso il caso di Vega, ben visto sul mercato inglese, che viene ceduto al Tottenham per la bella cifra di 10 miliardi delle vecchie lire.

IL GIRONE DI RITORNO. La sfortuna e le prestazioni altalenanti non permettono ai rossoblù di cambiare marcia. Le vittorie arrivano col contagocce, ma è da dire che le concorrenti per la salvezza, Piacenza, Perugia e Verona, non fanno grandi balzi in classifica. L’occasione arriva con la vittoria sul campo della Reggiana, che permette al Cagliari di fare un buon salto in avanti. Si arriva all’ultimo appuntamento casalingo, quello che vale una grossa fetta di Serie A. Cagliari-Sampdoria, però, si rivelerà quasi l’apertura di un baratro, con i rossoblù sconfitti per 4-3 dopo mille emozioni. L’ultima di campionato è Milan-Cagliari, serve solo la vittoria: i tre punti arrivano, contro un Milan ormai allo sbando, ma non basta per salvarsi direttamente. Si ricorre così allo spareggio per non soccombere: l’avversario è il Piacenza.

IL TRISTE EPILOGO. Il campo neutro scelto è quello di Napoli, una iattura per il Cagliari che aveva chiesto l’Olimpico di Roma. Con i tifosi napoletani tutt’altro che teneri nei confronti di quelli rossoblù, quel caldissimo pomeriggio del 15 giugno 1997 la squadra di Mazzone non ha la forza di imporsi: 3-1 il finale per la squadra di Bortolo Mutti, nonostante un Tovalieri che nel finale di torneo aveva riacceso le speranze dei tifosi. Il Cagliari ritorna mestamente in Serie B.

 

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