Quando il cognome Arrica parla di Cagliari, non si tratta mai di una voce qualunque. È un nome inciso nella memoria del club, legato ad Andrea Arrica, dirigente e architetto della squadra che conquistò lo storico Scudetto del 1970.
Oggi a intervenire sul presente rossoblù è il figlio Stefano, intervistato da L’Unione Sarda, con parole che mescolano analisi e fiducia in un momento delicato della stagione.
“Il Cagliari ha più possibilità di salvarsi”
Il primo messaggio lanciato da Arrica riguarda la corsa permanenza. Secondo la sua lettura, il Cagliari possiede margini superiori rispetto ad alcune dirette concorrenti.
Nel confronto con Lecce e Cremonese, la formazione rossoblù viene ritenuta più attrezzata per restare in categoria, sia per struttura complessiva sia per possibilità di trovare energie decisive nel finale.
Una valutazione che suona come una spinta emotiva in una fase in cui ogni punto pesa come una pietra.
Pisacane sotto osservazione, ma con credito aperto
Arrica si è soffermato anche su Pisacane, figura che continua a dividere giudizi e aspettative. Il suo commento è prudente ma significativo: riconosce di non conoscerlo a fondo, pur avendo visto “cose buone e cose meno buone”.
Una frase equilibrata, che evita sentenze immediate e fotografa la complessità del giudizio su un tecnico ancora in costruzione.
“Se arriva la salvezza, merita un’altra chance”
Il passaggio più netto riguarda però il futuro. Per Stefano Arrica, in caso di permanenza in categoria, Pisacane dovrebbe avere una nuova opportunità.
Un concetto chiaro: nel calcio spesso si giudica solo il risultato finale, e se l’obiettivo primario verrà centrato, allora la continuità tecnica diventerebbe una scelta coerente. “Se dovesse arrivare la salvezza per il Cagliari, Pisacane meriterebbe un’altra opportunità per lavorare sulla panchina rossoblù“.
È un invito alla stabilità, tema spesso raro nel panorama calcistico italiano, dove la panchina cambia più velocemente delle stagioni.
Tra passato glorioso e presente da difendere
Le parole di Arrica hanno anche un valore simbolico. Chi porta quel cognome richiama inevitabilmente il Cagliari dei Giganti, quello costruito con visione, intuizione e coraggio.
Oggi il contesto è diverso: non si lotta per lo scudetto, ma per consolidare la permanenza in Serie A. Eppure il principio resta identico: servono lucidità, fiducia e scelte giuste.
Il messaggio al popolo rossoblù
Nel cuore delle dichiarazioni c’è un’idea semplice: il Cagliari ha ancora il destino nelle proprie mani. E se riuscirà a salvarsi, potrà ripartire con basi più solide.
Detto da un Arrica, il messaggio ha il peso delle vecchie travi portanti: meno rumore, più sostanza.
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Siamo tutti Tafazzi!
Arrica chi? Quello che era seduto sempre accanto a Cellino?
Che programma lungimirante. Quest’anno non mi sono abbonato per lo stadio, l’anno prossimo neppure per la TV. Questo Cagliari è tossico, fa male alla salute.
Il parere del figlio diArricca è paragonabile all’apporto che poteva dare Nicola Riva in campo a confroto con il Padre 🙏
A Giulini piace maledettamente Pisacane perché così il mercato lo fa a modo suo cioè vendendo tutto il possibile e non acquistando nessuno se non qualche ragazzino. Vivacchiare con qualche prestito. Ambizione: trovare 3 squadre più scarse.
Ancora non siamo salvi e fanno propaganda a sto povero illuso…
Non gli è bastato un anno ,ci riprovano .
È proprio vero questo è solo MASOCHISMO!!
Se il Cagliari riuscirà a salvarsi sarà per merito di altre squadre che non hanno approfittato dei pochi punti di differenza.Confermare Pisacane significa rivedere un campionato noioso e tribolato e sempre sui bassifondi di classifica .
Il ds dichiarò a chiare lettere che col quart’ultimo posto saranno tutti contenti, il minimo sindacale e Pisacane sarà confermato. Sperare di retrocedere per un cambiamento ha dell’assurdo. Prepariamoci ad altre follie di questa dirigenza.
Io invece ritengo che salvarsi perdendo una media di 18-20 partite a stagione non porti grandi soddisfazione per i tifosi. La società avrà comunque il suo tornaconto, dato che ammette candidamente che oltre quello non ambisce. Tuttavia, sarebbe gradito si togliessero almeno il sorrisino di bocca perché la stessa chance non mi risulta – guarda caso – l’abbiano avuta i vari Semplici, Zenga, Nicola ecc. che, volenti o nolenti, sono spariti dai radar ancor prima di pronunciare la parola “ciclo”.
Zenga, diommio…
Quando vuoi fare un dolce ma ti mancano le uova.