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Il dribbling di... Mario Frongia

IL DRIBBLING DI… Mario Frongia. Cagliari, feroci dubbi allo specchio

Un terzo di torneo giocato, fuori dalla griglia play-off, con un bilancio troppo distante dalle aspettative della vigilia. Liverani mostra fiducia ed è chiaro che la proprietà non può e non vuole cambiare

I mondiali, la settimana con la sosta meno gradita di sempre, la trasferta a Frosinone con nello stomaco il pari con il Pisa. Il Cagliari non se la passa molto bene. Un po’ ovunque è comparso una sorta di identikit legato a risultati, precedenti e cammini. Una sintesi? Negli ultimi dieci anni solo un club, lo Spezia, ha riacciuffato il treno che porta in Serie A da posizioni simili a quelle dei rossoblù. C’è poco da stare tranquilli, la giostra della cadetteria può agganciare e sbalzare chiunque. In testa e in coda bastano due, tre gare perfette o sbagliate e la visione cambia di 360°. Per Mancosu (2 reti e un assist) e compagni è d’obbligo crederci sino in fondo, un minuto dopo l’altro. Ma potrebbe non bastare. Per i tifosi il fegato è oramai spappolato dai 17 punti, a -13 dalla vetta e a -3 dalle otto piazze valide per salite in A. Ma sono appena 3 le lunghezze sopra la zona che scaraventa in Serie C.

Il problema? Un mix che deriva, al netto dagli infortuni, dalla linea gestionale orribile tracciata, oramai da anni, dal patron. Più da vicino, dalle tredici formazioni in altrettante gare, da una manovra lenta e prevedibile, da uno sviluppo del gioco poco incisivo, da una percentuale di tiri e finalizzazioni molto bassa, dalla poca tempra che emerge dalla squadra. E da un mercato estivo che ha illuso e creato aspettative difficili da soddisfare. Progettualità, trasparenza e competenza cercasi, potrebbe essere il cartello da esporre.

Mentalità e leadership carente. Tornare indietro ha poco senso: si sono un po’ persi per strada Rog e Nandez, impiegati in posizioni non loro, e Pereiro non quaglia. Luvumbo e Mancosu sono tra i pochi con il segno più. Sulle fasce solo Di Pardo e Obert sono in ripresa. In affanno Barreca (davvero impalpabile), Zappa e Carboni. Radunovic? In cerca di continuità. Dietro si fanno i conti con Altare in caduta libera, Capradossi a corrente alternata e si aspetta Goldaniga. In regia si fatica a trovare la quadra con gli esperimenti DeiolaViolaMakoumbou. In attacco sarebbe il caso di mettere assieme Lapadula, finalmente tornato al gol con frequenza, e Pavoletti o Millico o Falco.

Senza densità in area è dura segnare. Liverani? Alla vigilia del match con il Modena dell’ex Tesser, aveva issato l’asticella: “Un primo bilancio lo potremo fare dopo una decina di  partite”. Ci siamo, abbondanti. È la foto è molto sfocata. In generale, la squadra pare senza anima e senza figure di carisma, in campo e nello spogliatoio. L’allenatore ex Lecce può gioire per Mancosu e Luvumbo (2 reti e tre assist), esperienza e forza determinante per provarci. Di certo, anche la tempistica dei cambi va snellita: negli ultimi 10’ è faticoso cercare il ribaltamento di gioco e di risultato. E a proposito di tempo: è assurdo giocare con un minimo di grinta solo un tempo o dopo essere passati in svantaggio.

Rebus di vecchia data. C’è un progetto e, se esiste, qual è? Un’ipotesi conduce al campicchiare in Serie B qualche anno, chiudendo definitivamente ogni velleità di immediato riscatto e posizionamento nel campionato maggiore. Oppure, prendere tempo e trattare sottobanco per una cessione. O, meglio ancora, l’uno e l’altro in attesa di capire come possa evolversi la stagione e il capitolo stadio. Il presidentissimo potrebbe viaggiare su queste frequenze. Difficile dire quale possa essere la strada di un club gestito in totale solitudine. Così come andrebbero esplorate le strade che uniscono l’azienda di famiglia a Macchiareddu e il club pallonaro. Più che strade sentieri sdrucciolevoli. Ma queste sono altre storie. Il Cagliari Calcio naviga a vista. Tra cacciate dei due massimi dirigenti ed esoneri mascherati, l’ambiente pare saturo. Pareva che la colpa fosse di Farias, poi di Godin e Caceres, quindi di Joao, Cragno, Ceppitelli, Marin e Lykogiannis, di Semplici, Mazzarri e Agostini.

La verità? Il Cagliari è retrocesso per colpa di Caressa, dei piccioni di piazza Matteotti, di Capozucca e Passetti. Alla fine della giostra, dalle nostre parti e ovunque – che si giochi a calcio o si vendano divani – a furia di costruire trappole e lucrose furbate, ci sbatte il muso proprio chi le progetta e attua.

I locali. Un esperto, competente e noto politico ha raccontato, e confermato la veridicità da fonti certe, che nelle fasi finali dell’acquisizione del Cagliari da Massimo Cellino, Giulini si disse preoccupato “per i locali”. Qualcuno gli rispose che erano a norma, nessun abuso. Il patron rispose che si riferiva alla gente, ai residenti. Ecco, noi, voi, tutti, eravamo – e siamo – i locali. Terra e persone da colonizzare, da comprare, da manipolare? Chissà. Manco Cristoforo Colombo o Ferdinando Magellano. La storiella calza a pennello con la rabbia e l’amarezza dei tifosi che vedono nelle politiche del club una sorta di mission senza né capo né coda, come dice la classifica e il bilancio. I prossimi due mesi potrebbero rivelarsi decisivi sui fronti campionato e stadio. Dita incrociate.

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