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Il dribbling di... Mario Frongia

IL DRIBBLING DI… Mario Frongia. Cagliari, scacco matto al Benevento

Trasferta corsara per i rossoblù. Anche con l’uomo in meno Liverani, sull’erba di una diretta concorrente per la risalita in A, porta a casa 3 punti di pregio. Lapadula e Luvumbo in gol

Prima eccellente vittoria in trasferta. Alla quinta di campionato il Cagliari piazza la zampata di chi ha addosso i panni del protagonista. Il 2-0 regala diversi spunti, utili per proseguire la striscia con il Bari, altra corazzata, attesa alla Unipol Domus sabato prossimo alle 14. Il primo inquadra la sensazione di un gruppo sempre più consapevole delle proprie potenzialità. A seguire, aver reagito con compostezza e intelligenza alla reazione del Benevento, con l’uomo in più, aiuta a capire quanto Nandez e soci stiano allenando anche la mentalità. Quella delle formazioni solide. Le reti meritano un cenno. L’1-0 senza feste di Lapadula restituisce al gruppo un caimano dell’area. L’hanno preso per fare questo. Reduce da qualche palla gol fallita, prove opache e un rigore toppato, il centravanti del Perù si è fatto trovare pronto alla una maniera. Cornice anche per la marcatura di Luvumbo, pedina rossoblù multitasking. Infine, la mano di Liverani. Piaccia o meno, anche la lettura tattica e la continua pressione sui suoi del tecnico, dà idea della saldatura in casa rossoblù. Argomento che riporta alla robustezza obbligata per i team che devono andare a dama. Infine, la vittoria di Benevento allunga la striscia della porta inviolata. Per andare in Serie A si deve segnare tanto. Ma prenderne il meno possibile vale già metà biglietto.

Cercasi personalità. Un primo tempo interessante a metà. Il Cagliari di Liverani è ben messo in campo ma soffre per mancanza di leadership. Nel primo quarto d’ora manca quella cattiveria dei predestinati. Mentre il Benevento, nulla di speciale per manovra e pressione, è più frizzante. Ma un quarto d’ora di spinta non basta. Tanto che la prima vera occasione è di Lapadula. L’ex del Vigorito, con Mancosu e Viola, deve sfoderare più cattiveria. Anche se va servito meglio e con i tempi giusti, la ciccata a tre metri dal portiere, su taglio di Mancosu, grida vendetta. Poi, nella ripresa il peruviano sigla il vantaggio. Alla sua maniera, sempre su lancio di Mancosu, girando in rete una palla sporcata da un difensore. La notizia? I padroni di casa, per atteggiamento e approccio, mostrano di temere i rossoblù. Ed è in questi casi che occorre maggiore personalità nella gestione del pallino. Se sono positive le fiammate di Mancosu e Nandez, lasciano a desiderare i movimenti senza palla. La squadra aspetta troppo quando ha la palla tra i piedi. Per cautela ma anche per mancanza di scarichi facili.

Se Altare e Goldaniga, sono nel mirino di Forte e La Gumina – ma le coppie, anche più forti, da incontrare sono tante – Zappa e Obert (tra i più propositivi) nella fase di costruzione devono ancora crescere. Il primo tempo – con il quarto d‘ora d’avvio dei padroni di casa,  molto più reattivi – della quinta d’andata mostra che il cantiere isolano è ancora aperto. Dalle troppe imprecisioni nelle ripartenze, nel dna della casa e decisive per marciare verso la promozione, ai movimenti spesso slabbrati. Se Nandez e Rog mostrano strappi d’altra categoria, Makoumbou e Viola hanno lasciato troppo campo ad Acampora (per un’ora è parso Iniesta!), Karic e, a tratti, Improta. Anche nella caccia alle seconde palle c’è da lavorare. Ma il tempo non manca. E le vittorie aiutano a vincere. E ad accumulare autostima. Un diverso punto di vista? Il Benevento – con la pesante assenza del regista Viviani – è la sola formazione della Serie B che nei primi tempi non ha mai preso gol. Lo 0-0, al primo scontro diretto stagionale di un certo spessore, rimane un passaggio positivo.

Il guizzo del serpente. Dieci minuti da cardiopalma. Lapadula la sblocca dopo 8’, Obert la complica un minuto dopo: secondo giallo ed espulsione per un’entrata che il ventenne slovacco poteva evitare. L’inesperienza, così come con Di Pardo contro la Spal, gioca anche questi scherzi. Anche grazie ai cinque cambi, Liverani e Caserta ridisegnano un match aperto. La Serie B, rocciosa, imprevedibile e sanguigna, e a tratti scompare dalla gara. L’uomo in più non pare aiutare il Benevento che gioca molti palloni e si piazza quasi stabilmente nella metà campo ospite. Manca la precisione nell’ultimo passaggio. Mentre il Cagliari regge. E cambia pelle. Mantiene la linea a quattro, con Carboni esterno, subentrato a Viola: la risposta deve abituare il gruppo a saper mantenere testa e determinazione anche in queste condizioni.

La rosa lunga e di buon livello aiuta il tecnico. L’ingresso di Luvumbo, al 18’ per Nandez, conferma la visione di Liverani: l’allenatore sta allungando il minutaggio dell’angolano spacca partite. Un altro aspetto riguarda le imprecisioni non forzate in ripartenza. Anche su questo fronte, la mancanza di personalità, specie dei più giovani, sarà elemento con un peso specifico preciso nel cammino dei rossoblù. Che poi proprio il giovanissimo Zito segni il 2-0, prima annullato per offside, è un’altra storia molto interessante. La terza vittoria in casa delle Streghe premia abnegazione e coraggio. La stagione è lunga, brindisi meritati ma contenuti.

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