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Il dribbling di… Mario Frongia. Cagliari, il lupo non perde il vizio

Il club incontra gli sponsor ma, per la prima volta, non invita i giornalisti salvo poi inviare veline che neanche nei paesi a conduzione dittatoriale

Un workshop senza i giornalisti. Meglio non fidarsi, gentaglia! A meno che non si mettano a tappetino e scrivano sotto dettatura, non rompano le scatole con temi fastidiosi, lascino in pace in manovratore. Che, vedrete, anche stavolta ne tirerà fuori dal cilindro di straordinarie. In breve, al Forte Village la terza edizione organizzata dal Cagliari va in scena senza contradditorio. La società ha fatto fuori il quarto potere (oramai, forse, quattrocentesimo!). Nelle prime due giornata di gala delle passate stagioni – e non è che si venisse dall’essere approdati in Champions! – c’erano, c’eravamo, un po’ tutti: tv, carta stampata, web, radio, blog, agenzie. Per narrare, raccontare, chiedere. Capitoli di una democrazia libera e rispettosa.

Ricordo il quesito dell’Uomo solo al comando: “Ma tu hai mai sentito allo stadio qualcuno che ha urlato a un avversario negro di m…?”. “Purtroppo, sì e non si scandalizza nessuno” avrei voluto rispondere se non mi avessero preceduto in coro vari colleghi – incluse, vado a spanne, almeno due grandi e rispettate firme – seduti alla tavolata con il presidente. Sia chiaro, clima disteso, nessun braccio di ferro, ciascuno dalla propria parte, per e nell’interesse dei cittadini, sportivi-tifosi o meno. Stavolta, tutti fuori. Ingresso blindato. Sponsor, pubblicitari e altri a raccontare strategie, piagnucolare giustamente sui danni dovuti alla pandemia, ma neanche un parola su ingaggi e stipendi scellerati firmati dagli stessi presidenti che adesso cacciano, cercano soluzioni miracolose, vogliono rescindere con gli stessi super eroi ai quali hanno costruito ponti d’oro.

Il confronto chiaro e puntuale paga sempre. Certo, gli stadi vuoti, i diritti tv in ritardo, gli introiti mancati dal merchandising sono stati un baratro. Sarebbe stata anche questa una buona occasione per parlarne, vedere pro e contro. Niente. Guai ad orecchie e occhi indiscreti. La notizia? Forse, il caldo umido che fiacca l’anima e i fenicotteri che disegnano fantastiche scie amaranto nel cielo. Per il resto un bla bla condito da luoghi comuni e stereotipi ai quali credono in pochi. Ecco perché tenere lontani i cronisti può essere utile a prevenire confronto, opinioni fuori dal coro, argomenti solidi con memoria incorporata, scelte avventurose e poco competenti. Magari, al Forte ci poteva scappare una domanda con un senso, diversa dal “come hai trascorso le vacanze?” o “Ti senti pronto per il prossimo campionato?” al calciatore di turno. Niet. Tutti zitti, allineati e coperti. Meno qualcuno, ma questa è un’altra storia di una categoria, la mia, che mostra più di una ruga. Nel merito, ci si poteva interrogare sul futuro e sul recente passato con la salvezza presa per i capelli nell’anno da “parte sinistra della classifica” e con “l’organico da prime dieci”. Oppure, si poteva commentare quest’eccezionale strategia gestionale che ha fruttato il diciassettesimo posto alla pari con il Torino, altro flop stagionale, battuto solo per una migliore differenza reti. Insomma, tanti quesiti e poche risposte. Ma c’è poco da sorprendersi.

Campioni, tra conti e rendimento non all’altezza. Dibattere e sapere di prospettive, progetto, stato dell’arte sul domani di Nández, Nainggolan, Godin, Cragno, Simeone, giusto per stare ai top player. Certo, gli Europei in corso, la voglia di vendere per poi comprare che attanaglia tutta la A, le casse all’asciutto, le incertezze legate all’ingresso del pubblico negli stadi, con i dubbi su campagne d’abbonamento e via elencando, frenano qualsiasi analisi. Ma la tifoseria – mucca da mungere con operazioni di cosmesi, ricchi premi e cotillons, declinati in biglietti, abbonamenti allo stadio e tv, maglie e sciarpe – ha diritto di capire e conoscere. Se non tutto, almeno qualcosa che vada oltre il gioco delle parti. Invece, tutto come le tre scimmiette.

Notarelle (in tanti le detestate, ma sono comode)

1) Non è vero che al Workshop del Forte il Cagliari non abbia prodotto uno straccio di notizia: è stato lanciato con enfasi – sarebbero state appropriate le Frecce tricolori, peccato fossero impegnate! – il percorso “BeAsOne-Siamo una cosa sola”. Tre capitoli belli appetitosi, senza ironia, e da rispettare. andateveli a leggere e seguite nel tempo quali saranno le declinazioni pratiche. Si parla di Uguaglianza, Inclusione e Sostenibilità ambientale. Bene, bravi. Intanto, un gruppo di cittadini-lettori-tifosi residenti dalle parti di Macchiareddu si chiede se quest’ultimo tema sia o meno “compatibile” con la condanna e all’attuazione dei 23 milioni di euro di bonifiche ambientali sanzionate dal Tribunale di Cagliari per inquinamento ambientale, ma guarda un po’, alla Fluorsid.

2) Vista l’esperienza e l’acume, è parso quanto meno strano l’intervento in replica del ds Stefano Capozucca sulla questione Godin. Era stato già detto dal club che l’ingaggio del capitano dell’Uruguay non collimava con il budget del Cagliari. Detto che forse, nel dare a un difensore centrale che ha vinto tutto ma va per i 35, tre milioni e mezzo di euro l’anno scorso, quattro quest’anno con opzioni per il terzo, non è stato deciso dal Dalai Lama o da Bill Gates. Poi, il calcio è mercato, business va e viene, gonfia e sgonfia le tasche, smaschera sboroni e chi, se può, inbroglia. Il buon Stefano, ma ne sapremo di più a breve, riparla del tema stipendio esoso e Godin, impegnato a ottomila chilometri da Asseminello, si vede costretto a replicare che ha un contratto e vuole giocare come pattuito con il Cagliari. A seguire, le minacce sul doverlo spedire in tribuna, cosa che gli metterebbe in salita la convocazione ai prossimi mondiali in Qatar. Che pena.

3) Mi rimproverate di tutto. Pazienza. Rispetto tutti i commenti, meno quelli oltraggiosi e fatti per partito preso. Poi, si può anche cambiare idea, io per primo. Ma la serialità dei comportamenti presidenziali non mi dà ottimismo. I fatti sono come tappi di sughero tenuti a forza sott’acqua: prima o poi vengono a galla. Comunque, un’osservazione mi ha colpito più di altre. Ho scritto che il Cagliari che nell’ultimo pezzo di campionato ha colto la salvezza e scansato miracolosamente la retrocessione – andate a rivedervi cosa avete scritto per sette mesi, prima del Parma e anche dopo la sconfitta all’ultima con il Genoa – lo ha fatto con i Godin e Marin in campo tra i nuovi acquisti del “presidente che ha speso più di tutti” come rimarcate spesso. Mi rimbeccate che anche Cragno, João Pedro, Ceppitelli, Pavoletti eccetera sono stati presi dall’Uomo solo al comando.

Mi spiego meglio: mi riferivo agli ingaggi estivi dati a Di Francesco e al mercato di gennaio. Ovvero, belli comodi in panca: Rugani, Tripaldelli, Zappa, Asamoah, Duncan, Calabresi. Errore: a Benevento, per esempio, c’era anche Deiola, rientrato alla base a gennaio. La curisoità? Alessandro ha mostrato sul campo di meritare qualcosa di più. Chissà se lo accontenteranno. O chiederanno la luna al Paok, per poi costringerlo a stare in Sardegna. Con qualcuno in rosa che guadagna il triplo e in campo ha dato un decimo.

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