Fabio Pisacane, intervistato da La Gazzetta dello Sport alla vigilia di Fiorentina-Cagliari, traccia la sua vicenda calcistica e umana. Una storia ricca, in fase di costruzione e avvolta dalla grande avventura in corso sulla panchina rossoblù.
“Desidero restituire la fiducia“
“Sento un grande senso di responsabilità e vorrei restituire questa fiducia. La squadra è in linea con gli obiettivi stagionali, stiamo andando nella direzione giusta. Ho iniziato a pensare di diventare allenatore 3-4 anni prima di appendere le scarpe al chiodo, iniziando i corsi per conseguire le abilitazioni. Non mi reputo un integralista, guardo un’infinità di partite di varie categorie: però, per me, la scuola italiana resta la migliore in circolazione“.
Interfacciarsi con i giovani
“Sono stato in Austria, per conoscere la realtà del Red Bull Salisburgo, imparando francese, inglese e spagnolo. In più ho fatto un corso sulla cosiddetta Generazione Z, ovvero i ragazzi nati nel periodo 1995-2010, per comprendere meglio la loro realtà anche a livello di dialogo. Con i giovani occorre dosare le parole ed essere chiarissimi esponendo i concetti“.
“Costretto dalla vita a diventare forte“
“A 13 anni mi diagnosticarono la sindrome di Guillain-Barré, mi ritrovai bloccato su un letto. La vita mi ha obbligato a diventare forte: se una malattia non ti uccide, arriva per completare la tua persona. Mio padre Andrea è un grande punto di riferimento: dormiva accanto a me nel reparto di Rianimazione“.
La prossima sfida contro la Fiorentina
“A Firenze, il Cagliari non dovrà fare l’errore di perdere l’attenzione. Necessario cercare di essere impeccabili. Io risultatista o giochista? La verità può stare a metà strada“.



Pisacane, prima di tutto avresti dovuto imparare l’italiano. Se le altre lingue le parli come la nostra e come alleni, forse è meglio che continui a parlare solo napoletano insieme a Borrelli, Esposito e Gaetano. Possibilmente lontano da Cagliari.
Cioè salvezza risicata e basta tutti gli anni?
Pisacane salva il Cagliari e va via. Se ci tiene alla carriera.
L’enorme obiettivo della permanenza in A2, bravo Fabio.