La novità del “costo del lavoro allargato”. Il Cagliari non sarebbe a rischio

Il nuovo controllo sui tre indicatori finanziari espone diversi club di Serie A al rischio di blocco del mercato, per mancato rispetto del parametro CLA.

Nel calcio italiano il tema della sostenibilità economica torna al centro del dibattito, con la nuova commissione istituita dai ministeri dello Sport e dell’Economia chiamata a verificare la solidità finanziaria dei club di Serie A. Il quadro attuale è segnato dai tre indicatori non ammissivi introdotti nel piano economico voluto dal presidente federale Gabriele Gravina e approvato dagli stessi club nel marzo 2024: liquidità, indebitamento e costo del lavoro allargato (CLA). Proprio quest’ultimo rappresenta oggi la principale fonte di preoccupazione per diverse società del massimo campionato, come analizza Il Corriere dello Sport.

Il peso della liquidità

Il concetto di “liquidità”, nato per misurare la capacità di un club di far fronte ai debiti a breve termine, si era imposto nel dibattito come parametro-simbolo di un’epoca definita dal sociologo Zygmunt Bauman “precaria, instabile e incerta”. Per anni il valore soglia ha fatto da spartiacque tra la possibilità o meno di iscriversi al campionato. Quando la FIGC decise di elevarlo da 0,5 a 0,6, la reazione della Serie A – allora guidata da Lorenzo Casini – fu di forte opposizione, con un ricorso presentato contro la federazione. Il compromesso successivo portò a integrare gli altri due indicatori, riducendo il peso della “ghigliottina” della liquidità pura.

Situazione complessa per alcuni club di Serie A 

Nel nuovo assetto, tuttavia, è il CLA a incidere maggiormente. Questo indicatore mette in relazione il costo totale del lavoro calcistico (stipendi, commissioni e ammortamenti) con i ricavi annuali generati da diritti tv, sponsor e incassi da stadio. Derivato dalla “squad cost rule” dell’Uefa – che entro il 2025 abbasserà al 70% la soglia massima di spesa rispetto ai ricavi – il parametro italiano è stato fissato a 0,8, creando una situazione complessa per almeno sei o sette squadre del torneo.

Il Cagliari non sarebbe a rischio

Secondo le ultime rilevazioni effettuate a settembre, Lazio e Napoli risultano tra le società maggiormente esposte, seppure per ragioni differenti: calo dei ricavi da un lato, incremento degli ammortamenti dall’altro. Anche Sassuolo, Genoa, Torino, Pisa, Roma e Fiorentina figuravano tra i club potenzialmente a rischio, pur con alcune situazioni migliorate grazie agli interventi diretti delle proprietà. Le società hanno consegnato la documentazione entro il 1° dicembre alla commissione deputata per poterla analizzare: entro metà mese dovrà stabilire chi rientra nei parametri e chi invece subirà il cosiddetto “blocco soft”, ossia la possibilità di operare sul mercato di gennaio solo a saldo zero.

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2 Commenti
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Mraxani
10 mesi fa

Nella foto possiamo vedere l’uomo scomparso nel nulla.

Commento da facebook
10 mesi fa

Quindi Juve,Inter,Milan sono a posto? Chissà che campionato sarebbe senza questi tre club che in ogni caso dominano.

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