“La mia famiglia? Ero l’ultimo di quattro fratelli e a volte, come tutti, davo una mano in negozio. Ma meno degli altri. Passavo le giornate all’oratorio che, a quei tempi, sostituiva la scuola calcio. Messa, pane e marmellata e poi finalmente il pallone. Giocavo anche a basket e pallavolo, tutto tranne il tennis, che non mi piaceva. Poi sono entrato nella Dodicesimo giallorosso, una squadretta sovvenzionata dalla Roma. Ero bravino, facevo l’attaccante e a un provino il mago Herrera mi scelse per la Roma, la squadra del mio cuore”.
“Gianni Di Marzio? Mi ha voluto a Catanzaro, un porto felice. Ci sono stato otto anni, è la città di mia moglie Rosanna e anche mia figlia Claudia è nata lì. Ho una casa a Copanello e ogni estate ci ritroviamo con i miei vecchi compagni, che sono diventati gli amici di una vita: appena ci rivediamo scatta la magia di un tempo. Siamo un bel gruppo: Silipo, Nicoletti, Spelta, Braga, Arbitrio, Novembre, Vichi e Pellizzaro. Il più famoso era Palanca. Per la verità il merito di questa intesa che dura nel tempo è delle nostre mogli: sono loro che si frequentavano già quando giocavamo. Come sempre nella vita i mariti vanno a ruota…”.
“Il Cagliari? È tutto, per me, il mio posto nel mondo. Quando sono arrivato la prima volta ero un giovane tecnico senza certezze e sono stati tre anni bellissimi, dalla serie C alla serie A con relativa salvezza”.
“La seconda volta nell’Isola? Temevo di deludere la gente. Mi sento figlio di quella terra. Poi però mi sono detto: non fare l’egoista. Il Cagliari aveva bisogno e mi sono lanciato. Il mio ritorno merito della telefonata di Gigi Riva? Questa è una leggenda. Gigi lo avevo conosciuto durante la prima avventura perché era il presidente onorario e veniva in sede: diretto, schietto, senza retropensieri. La seconda volta l’ho sentito solo dopo che avevo detto sì. Il suo amore per quella squadra mi ha aiutato. Le lacrime quando me ne sono andato a giugno? Sono sincero: Cagliari per me è più importante di Leicester”.



Come sempre: modestia a parte .
Buon allenatore e grandissimo uomo
scommettiamo se sceglie roma o cagliari ? ma va la……………..
Nel mio Cagliari ideale è l’allenatore Principe seguito da Giorgi, Mazzone e Tiddia. Scopigno?… appena dopo.
Scopigno appena dopo? Molla il fiasco..Il grande Scopigno ci ha regalato la gioia dello scudetto,dopo di lui il buio.Il tuo principe non è riuscito neppure a portare il Cagliari in classifica nella parte sinistra.
Certo che scrivere roba simile…Mi sa che dopo che l’ altro ha posato il fiasco, quasi pieno, ti sei tracannato tutto il contenuto. Ma che paragoni fai, come se Ranieri avesse avuto in squadra ,oltre al Mito, tutti quei fior di campioni.
Quei fior di campioni li ha valorizzati Scopigno,premiato come miglior allenatore di serie A e B,ha saputo dare una identità alla squadra. Cagliari gli ha intitolato una piazza.Ma per favore..smetti anche tu di bere diluente.
Ranieri restera’ l’ allenatore che più gioie mi ha regalato, ma per me lo scudetto col Leicester è di gran lunga la sua impresa epica.
Grande Mister grazie di tutte le gioie che hai regalato ai veri tifosi del Cagliari, alla fine hai sempre raggiunto l’obbiettivo, che sia stato promozione o salvezza.
Io speravo di vederti nella nostra panchina anche quest’anno, per completare l’opera di adattamento alla serie A, formare quello zoccolo duro che durante questa proprietà non si è mai manifestato, non è andata cosi, per andare via avrei avuto le tue buone ragioni che noi non sapremo mai.
Grazie comunque Claudio.
Mister 6grande
Raramente abbiamo sentito parlare un professionista con cosi tanta gratitudine per i colori rossoblu’ . Ranieri=Riva.
Grz mister
Paragone insignificante,Riva amava i colori rossoblu e non è mai sceso a compromessi.Ranieri ama la Roma,tutto il resto sono chiacchiere di circostanza
Nicola si” cugurra” da solo…le ultime 2 partite e l’approccio ad inizio campionato non lasciano dubbi
Potrebbe allenare il Catanzaro e portarlo in serie A..