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Il dribbling di... Mario Frongia

IL DRIBBLING DI… Mario Frongia. Cagliari, benvenuto Sir Claudio!

L’allenatore della leggenda porta carisma, esperienza, etica e motivazioni. Ma non ha la bacchetta magica. La corsa per la A è aperta ma dal mercato dovrà avere risposte certe e precise

Un’attesa boccata d’aria pura. Con lo sguardo che, almeno per un attimo e per fortuna, si allontana dal film delle ultime orribili stagioni. E dalle performance recenti che hanno di fatto quasi ingoiato il Cagliari da vari punti di vista: risultati sul campo, conti economici e valore dei giocatori, appeal, credibilità mediatica con cacciate e insulti in diretta tv, umore della tifoseria. Mai così avvilita e ferita. E non va scordato che è piuttosto ammaccata anche l’ambizione degli sportivi sparsi per mezza Europa. Simpatizzanti ed emigrati che meritano un applauso, per la dedizione e l’affetto, e che avrebbero dovuto godere di maggior rispetto e attenzioni. Anche perché sono da decenni gli orgogliosi sostenitori di quanti hanno saputo vincere lo scudetto da nani tra giganti, di chi ha avuto uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio, Gigi Riva, e di chi ha chiuso la carriera, Gianfranco Zola, in B al “Manconi” di Tempio e al Sant’Elia, anziché sparare le ultime cartucce, peraltro pagate dieci volte tanto!, in Champions con la maglia del Chelsea di José Mourinho. Il passato non perdona. E dovrebbe servire da lezione utile per smussare toni smodati, incompetenza, interferenze e arroganza. Purtroppo, spesso non è così.

Il coach di Testaccio. Rubo e aggiorno la considerazione di un collega: “Claudio Ranieri? In questo momento, per Cagliari e il Cagliari, il più potente disinfettante in commercio!”. Chiunque altro in panca non avrebbe innescato una flebo di autostima così intensa in un ambiente depresso, nonostante l’aspirina del 2-0 al Cosenza ultimo in classifica. Intanto, ci sarà da aspettare i fatti e il campo. Battere il Como alla ripresa non dovrebbe essere impossibile. E si deve essere fiduciosi. Poi, rimane la realtà, spesso complicata da gabbare. La squadra ha riconquistato l’undicesima piazza con 25 punti. Addetti ai lavori ed esperti certificano una rosa sovrastimata a inizio campionato, ridimensionata per qualità e potenzialità di gioco dagli avversari, con poco spirito di sacrificio e versatilità. Dietro, in particolare, e in mezzo al campo, serve esperienza, energia e pensiero, tecnico e tattico. Senza, è presumibile che si continuerà a soffrire e non sarà più colpa di Fabio Liverani e Stefano Capozucca. La miscela temperamentale, e di alto lignaggio motivazionale e comportamentale, portata in dote da Claudio Ranieri è strepitosa. Ma l’allenatore della leggenda Leicester sa che è meglio essere cauti. Lavoro e ancora lavoro, come mantra. Specie dopo aver visto e rivisto le gare dei rossoblù, il tecnico avrà una lista di indicazioni e correttivi, piccoli e grandi, da apportare a breve. Poi, ci saranno, ed è quel che farà la differenza, i patti stabiliti con la proprietà: avrà il diesse Nereo Bonato carta bianca per acquistare almeno tre pedine indispensabili per aiutare il gruppo a recuperare il trenino play off e poterci starci dentro fino alla fine? Questa è la domanda clou. La risposta – tenendo a mente anche i possibili partenti – si avrà alla chiusura del mercato di gennaio. La rosa rimodulata e con nuovi input è chiamata al riscatto. Perché, se anche non sarà da prime posizioni, è pur vero che questi uomini, gestiti meglio, in un torneo di non eccelsa qualità, avrebbero potuto garantire una manciata di punti in più. Ma queste sono chiacchiere. Le diciannove partite dell’andata hanno detto altro. Meglio volare bassi, magari con un filo di ottimismo.

Ammazza leggende. Affondato Zeman, nel dicembre del 2014 ecco la chiamata ad effetto di una super star: Gianfranco Zola. Convinto di poter salvare la squadra, gli hanno dato Brkic, Diakité, Husbauer, Mpoku, Gonzales, uno spogliatoio in ebollizione e strutture d’allenamento al collasso. Magic box – acclamato ovunque – conosce in città una delle sue più amare stagioni. Tanto che verrà cacciato: nell’almanacco di Tommaso Giulini c’è anche questo fantastico record abbinato alla prima retrocessione. Eppure, qualcuno, tifosi doc inclusi, sorvola sul modus operandi societario. Ma non solo. Sua maestà Gigi Riva viene nominato presidente onorario del Cagliari nel gennaio del 2019. Inutile sottolineare l’impatto e l’importanza, specie simbolica e affettiva, del gesto. Il patron del Cagliari incassa, ma non a lungo, il cuore di una parte della tifoseria. Peccato che romanticismo e sviolinate per il gigante del gol, raramente abbiano prodotto punti buoni per la classifica. La marcia della squadra, se possibile, si deteriora. Crolla il sogno Maran, si passa a Zenga, arriva Di Francesco, quindi Semplici, poi Mazzarri, Agostini e Liverani. Per non parlare del via vai di direttori sportivi e di altre figure. Gli almanacchi raccontano di salvezze stentate se non miracolose. Fino al suicidio di Venezia, pietra miliare di qualsiasi fallimento sportivo. Adesso, sir Claudio. Un’altra fenomenale leggenda. Dita incrociate, amuleti, riti propiziatori si sprecano. Ma anche santoni qualificati che sappiano applicare mantra antisfiga, sono all’opera. Il Cagliari è un bene comune, trasversale, amato e difeso ovunque. Patrimonio immateriale di tutti i sardi. Claudio Ranieri è un maestro e signore del calcio, conoscitore sopraffino di uomini e atleti. Ha scritto dappertutto pagine indelebili, al Cagliari ha firmato una cavalcata indimenticabile. Ma non ha bacchette magiche. E in campo ci andranno i calciatori che avrà a disposizione.

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