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Il dribbling di... Mario Frongia

IL DRIBBLING DI… Mario Frongia. Cagliari, terza sconfitta di fila

Il Milan spreca ma passa e soffre fino alla fine. Vibra ancora la traversa di Pavoletti nell’extra time, i rossoblù la giocano meglio che a La Spezia. Ma non basta e la corsa salvezza rimane da incubo

La storia del calcio sudato, da trincea, senza sconti. Dove le qualità tecniche le può imbrigliare solo la concentrazione, l’organizzazione e lo spirito. Il Cagliari ha perso 1-0 dal Milan che allunga e consolida la vetta della Serie  A. Ma la sconfitta è onorevole. Sicuramente un passo avanti,anche se non dà punti, rispetto, alla orribile passeggiata di La Spezia. Per i tifosi, rimane comunque  faticosa da digerire. Anche perché le partite diminuiscono. E dietro e in mezzo tutte o quasi fanno punti. Il Genoa, ad esempio, vittorioso sul Toro dopo sette pareggi. C’è da soffrire. Ma che la musica fosse questa, se chiudi con 10 punti dopo il girone d’andata, lo si sapeva. E lo intuiva per bene anche chi ha costruito a luglio e gennaio questo gruppo. Scelte e obiettivi, in campo, in panca e fuori che hanno dato risultati da brivido. Pessimi e frutto di amarezza. Poi, a distanza e a 5′ dalla fine, lasciano un sapore davvero acidulo gli insulti a Tomori e Maignan. Da condannare senza se e senza ma. Chiunque può esultare purché non insulti o faccia gestacci. Il vizietto, a Cagliari e ovunque, è duro da estirpare.

La perdi con dignità ma la perdi. Dura, durissima da digerire. Ci sarebbe da raccontare dell’arbitraggio di Di Bello. Il fischietto brindisino ha gestito lasciando giocare. Da una parte e dall’altra. Può piacere o meno, ma è meglio farci la bocca: si gioca duro e senza barare. Chi va per terra deve pensarci bene. “Right here, right now” di Fatboy slim apre la serata. L’atmosfera è stata quella giusta. Dodicimila309 spettatori, sold out. Otto giornate alla fine, dopo la sosta si va a Udine, sconfitta di misura a Napoli.

APPLAUSI PER I TIFOSI. Hanno avuto ragione i supporter più ottimisti: il Cagliari ha avuto le forze per resettare approccio e atteggiamento da torneo dei bar visto con lo Spezia. Buon segno. Ma le partite durano almeno 95′. E il Milan la chiude con 19 tiri, 5 tra i pali, contro 13 e 1. Tiene la palla per il 58 per cento e gioca 367 palloni contro 219. La bontà dei passaggi ? l’80 per cento versus il 67. I numeri, a strizzarli dicono qualsiasi cosa. Ma avvicinano alla verità: il Milan ha meritato di vincere. La cronaca è quella di un match che si è aperto con i padroni di casa effervescenti. Gambe, testa e cuore per sgambettare il Milan delle stelle. I primi della classe hanno danzato sulle punte. A tratti, spocchiosi.

Che poi in un quarto d’ora Giroud si dimentichi di essere campione del mondo e di tante altre coppe e calci in curva da due passi, è un’altra storia. Che suona bene per il Cagliari. Poi, va annotato Kessie, che colpisce il palo esterno da 25 metri senza alcun disturbo, e il  regalo di Brahim Diaz, piattone a lato di fronte e Cragno. E siamo alla personalità. Tirano fuori le unghie Grassi e Marin e si riprende a combattere. Il pallino è quasi sempre del Diavolo ma gli strappi di Leao, Brahim Diaz e Messias vengono schermati con dignità. Mazzarri sapeva e ha messo tutti sull’attenti: lasciare le seconde palle ai primi in classifica sarebbe equivalso al suicidio. La copertura di Dalbert e Lykogiannis, ripescato quasi a sorpresa a danno di Deiola e dopo il forfeit di Baselli per Covid, arginano. Ma non bastano.

SI FINALIZZA POCO. La differenza tattica e tecnica dà una deriva alla gara. Il Milan tira 7 volte, il Cagliari 3, di Grassi la stoccata più pericolosa. Il possesso è di 54 contro 46 per i rossoneri che chiudono 153 passaggi contro 111. Ma poi, a ben vedere, anche se le ripartenze rossonere sono da brivido, Cragno non rischia. Mentre Maignan mantiene la maglia asciutta. In mezzo si fa fatica a tenere Bennacer, che di suo tanto cucina e tanto sbaglia. Il tandem d’attacco JP10-Pavo? Poca roba. Generosi, attenti sulle linee di passaggio, pronti a scattare e spizzare. Ma il colpo da biliardo rimane in canna.

E forse, con il trio Lovato-Goldanova-Altare che fa buona guardia su Giroud e Leao, è proprio la finalizzazione quella che è mancata nella prima frazione. Dunque,un Cagliari spuntato. Ma se Keita non ha chance dal via, Pereiro è un trequartista, Gagliano è infortunato, Ceter sta riprendendo la forma in Primavera, la colpa sarà davvero tutta di Mazzarri? A conti fatti un tempo godibile e alla pari, con i 38 punti di differenza si vedono solo a tratti. Ma il bello ….

BENNACER LA METTE IN DISCESA. La giocata di prima, ragionata e tentata almeno in altre quattro occasioni, condanna il Cagliari. Bennacer, su palla accomodata da Giroud, al volo porta il Milan in vantaggio. La reazione arriva ma manca l’ultimo passaggio e la manovra è troppo, se non lenta, sfilacciata. Ma ci sono una serie di piccole dormite. E di poca rabbia nei contrasti. Ovviamente, la questione è legata anche alla tecnica. Il campo pesante – piove senza sosta – dovrebbe favorire chi ha meno qualità. Ma il vantaggio non va al Cagliari operaio. Il Milan appena alza i ritmi, detta un po’ tutto. Lykogiannis esce per Deiola. Dalbert lascia per Zappa. Si sgomita. I rossoblù non mollano. Anche Joao Pedro dice la sua, lo rimpallano. Una scintilla importante anche per le prossime, a partire dalla trasferta in Friuli.

IN BOCCA AL LUPO RAUL. Dategli tempo, la bramosia non paga. Bellanova? I titoloni, le interviste, le “voci” più o meno pilotate, che lo danno subito a una grande, non fanno mai bene. Infatti, non gli hanno fatto bene. Una decina di partite non possono bastare per diventare gli eredi di Cabrini. o di quell’altro gigante del calcio mondiale, accomodato in tribuna, Paolo Maldini. Ci vuole tempo, sacrificio e ancora sacrificio. Capitalizzare presto e senza pudore produce anche diversi contrattempi. Meglio essere pazienti e fiduciosi.

L’avere come primo obiettivo il voler fare denari non porta molto lontano. Comunque vada, in bocca al lupo, Raul. Mazzarri lo chiama fuori, è ammonito. E fa bene. Gli subentra Pereiro. Entra anche Keita. Cagliari a trazione totalmente anteriore. Ma il Milan non ne approfitta. E sciupa  almeno tre palle gol in superiorità numerica. Poi, la traversa dice no a Pavoletti e sarebbe stato davvero un gran bel finale. Per una squadra che ha saputo reagire, combattere, chiudere in attacco. Un segnale incoraggiante, anche dopo la terza sconfitta di fila.

 

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