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Barella, la formazione di un campione: Cortis, Festa, Matteoli, Conti, Cossu

Sul magazine Sportweek de La Gazzetta dello Sport, Nicolò Barella è l’uomo copertina: all’interno le testimonianze di chi lo ha visto crescere nel calcio

CORTIS. Daniele Cortis ha seguito Nicolò Barella come istruttore nella scuola calcio Gigi Riva, che oggi dirige: “Sbagliammo il suo cognome sul primo cartellino, aggiungendo una R. Si esercitava con qualsiasi cosa gli capitasse tra i piedi, era un nanetto biondo, sorridente e vivace. Il suo primo tecnico fu Bruno Varsi, che a fine allenamento regalava le caramelle a tutti i bambini. Arrivò da noi quando aveva quattro anni, non spiccava per qualche dote particolare. Il nostro compito, per volere preciso di Gigi Riva, è quello di formare cittadini prima che calciatori. Perché in tanti, anche se dotati, poi si perdono senza buoni esempi. Barella è il nostro ‘uno su mille’ che ce l’ha fatta“.

FESTA. “Lo feci esordire in A, è vero. Ma a me non deve niente. Poi accadde per puro caso un incontro in aeroporto tra me, lui e Gianfranco Matteoli. Lo convincemmo a venire a Como con noi, visto che Nicolò, sebbene agli inizi della carriera, non era contento della situazione a Cagliari. Di fenomeni ne nascono pochi, Barella è un grandissimo giocatore: questo sì. Negli ultimi tempi è migliorato tantissimo. La sua corsa è strepitosa. A Como, monitoravamo le prestazioni dei giocatori con il GPS: Nicolò aveva valori da Premier League. Oggi è un giocatore di statura internazionale, lo paragono a Tardelli“: così l’ex difensore e allenatore del Cagliari Gianluca Festa.

MATTEOLI. “Nessuno avrebbe potuto prevedere che sarebbe arrivato a questi livelli. Anche nel settore giovanile del Cagliari, con lui, c’erano altri giocatori più bravi di lui dal punto di vista tecnico. La differenza l’hanno fatta testa, personalità, voglia di migliorarsi. Era il classico bambino che dormiva con il pallone, ma ha avuto la fortuna di avere dei genitori che non gli hanno mai messo pressione addosso. Nella mia personalissima Nazionale, scelgo prima lui e poi tutti gli altri per affiancarlo“, afferma Gianfranco Matteoli, ex capitano rossoblù e responsabile del settore giovanile del Cagliari.

CONTI. “Da subito mi colpì la sua grande professionalità, nonostante l’età giovanissima. Se sbagliava una giocata veniva animato da una voglia incredibile di recuperare la palla e ritentare la stessa cosa senza paura. Ascoltava i consigli, dentro e fuori dal campo. Ad esempio: un giorno arrivò all’allenamento in canottiera, abbigliamento poco consono. Glielo feci notare e da allora iniziò a essere attento pure a quest’aspetto. Nel settore giovanile giocava con la mia foto nei parastinchi: il giorno della mia partita d’addio al calcio, venne da me e me li regalò. Li custodisco gelosamente. Ha sempre difeso la maglia del Cagliari con onore ogni volta che l’ha indossata: l’ha amata e l’amerà per sempre. Oggi è meno istintivo e più intelligente durante il gioco. Un calciatore completo, nato leader anche senza fascia al braccio“: queste le parole di Daniele Conti, bandiera rossoblù.

COSSU. Ad Andrea Cossu, altro simbolo del club agli albori della carriera di Barella, restò da subito impressa “l’assenza di timore reverenziale nei confronti di noi giocatori più anziani. Il rispetto, quello c’era sempre. Ma sapeva il fatto suo e il potenziale si poteva vedere fin da subito. Migliorando col tempo nella gestione della palla, sta diventando più bravo in fase di rifinitura. Io e lui ci capiamo con lo sguardo: le nostre famiglie vanno in vacanza insieme“.

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