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Sibilia: “C’è il rischio di perdere il 30% delle società dilettantistiche per il Coronavirus”

Dopo lo stop dal Consiglio Federale il presidente della LND  non nasconde la preoccupazione e conferma a TMW che la stagione finisce con largo anticipo

Il giorno dopo lo stop dal Consiglio Federale il presidente della LND e vicepresidente vicario FIGC Cosimo Sibilia, non ha per nulla nascosto rammarico per la decisione, ma soprattutto preoccupazione per molti club dilettantistici, a causa del Coronavirus. Lo ha fatto intervenendo alla trasmissione Maracana, in onda su TMW Radio. Le sue parole:

STAGIONE FINITA. ” Sono abbastanza dispiaciuto, anche se capisco sia stata una decisione naturale per la Lega dilettanti. Abbiamo sempre sostenuto che se ci fosse stata una sola possibilità di tornare a giocare, l’avremmo perseguita. Ma l’adeguamento, soprattutto dal punto di vista sanitario, non ce ne dava la possibilità. Chiuderemo la stagione dunque il 30 giugno. Ricordo che come LND, abbiamo interrotto i tornei il 23 febbraio al Nord, poi la prima domenica di marzo in tutto il Paese. Abbiamo poi partecipato a tutti i tavoli di Federcalcio e Governo, per tenere alta l’attenzione di tutti su questo mondo. Siamo stati partecipi delle decisioni prese, soprattutto per far capire la valenza sociale del nostro mondo. Se avessimo chiuso subito i campionati, non avremmo avuto la stessa attenzione”. 

SQUADRE A RISCHIO. “Abbiamo timore, perché oggettivamente con la crisi economica che ha scatenato il Coronavirus, potremo avere un calo di società di circa il 30%, ossia 12.000 società e migliaia di squadre. Siamo riusciti ad andare avanti finora, ma ci aspettiamo maggiore vicinanza da parte delle Istituzioni sportive e governative. C’è il timore di perdere tutti i piccoli imprenditori che tengono in piedi il sistema. Se ripartiamo noi, riparte l’economia reale. Serie C e D insieme?
“Al momento è solo una delle ipotesi fatte a livello giornalistico. Ieri abbiamo sollecitato di ricominciare nel più breve tempo possibile a parlare di riforme del nostro calcio. 100 società professionistiche in Italia sono impossibili da sostenere. Dobbiamo riformare il calcio italiano, perché il sistema, così com’è, non può reggere. Dobbiamo rivedere anche nella Lega dilettanti che spende più di quello che ottiene. Ma la stragrande maggioranza riesce a gestire molto bene le società”.

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