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Qui Sassuolo – De Zerbi: “La vittoria con l’Inter ci dà autostima. Ma ora pensiamo solo al Cagliari”

Il tecnico dei neroverdi, Roberto De Zerbi, intervistato dalla Gazzetta dello Sport ha analizzato la vittoria contro l’Inter e messo nel mirino la gara contro il Cagliari.

DE ZERBI. Darfo Boario, Foggia, Palermo, Benevento. E, ora, Sassuolo. Ha fatto tutta la gavetta Roberto De Zerbi prima di arrivare sotto gli occhi dei riflettori. Celebrato dalla critica per aver sconfitto l’Inter. Il suo Sassuolo, prossimo avversario dei rossoblù, è stato la rivelazione della prima giornata di Serie A. Ed è in arrivo alla Sardegna Arena per sfidare un Cagliari voglioso di riscatto. Ecco cosa ha raccontato il tecnico dei neroverdi in un’intervista alla Gazzetta dello Sport.

TRE PUNTI A SORPRESA. “È calcio d’agosto, qualche risultato è poco attendibile. Nonostante la sconfitta contro la mia squadra, resto convinto che l’Inter sia la vera anti Juve. Sì, i nerazzurri hanno qualcosa in più rispetto a Napoli e Roma.

VITTORIA MERITATA. Ha vinto il Sassuolo o hanno perso i nerazzurri? Non si può sapere dove finiscano i meriti di una squadra e dove comincino i demeriti dell’altra. Noi possiamo battere certi avversari soltanto se non disputano una grande partita. Ci siamo espressi ad alti livelli, anche se nella ripresa potevamo fare meglio, palleggiando di più nella loro metà campo, per abbassare i ritmi e per provare a mandarli fuori gara. Terreno di gioco? Ha danneggiato anche noi. Non giudico le decisioni arbitrali“.

OBIETTIVI.Non ci poniamo obiettivi precisi; tutti noi siamo curiosi di scoprire quanto possiamo crescere. Ora dobbiamo gestire il successo conquistato contro l’Inter. Varrà tanto per l’autostima, però guai se pensassimo oltre il prossimo incontro, a Cagliari“.

LA ROSA.Berardi ha i numeri per imporsi anche in azzurro. Poi vorrei aiutare nel grande salto Locatelli, un ’98 che non teme confronti con i play della Serie A, e Ferrari, che deve pretendere di più da se stesso, cominciando ad alzare l’asticella della sua ambizione. In assoluto sono orgoglioso di allenare, in una squadra con età media di poco superiore ai 24 anni, tanti giocatori di prospettiva: Berardi, Di Francesco, Duncan, Babacar, Lirola, Rogerio, Djuricic, Sensi e altri. Boateng? Unico, eccezionale. È stato il primo giocatore che ho voluto. Ha intelligenza e personalità, in campo e fuori. Avendo giocato in tanti Paesi, è bravissimo nell’aiutare i compagni stranieri ad ambientarsi subito nella nuova realtà“.

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