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Quando Riva disse: “Uribe è un giocatore di un altro pianeta”

Julio Cesar Uribe era arrivato in Italia nel luglio del 1982 per giocare nel Cagliari. Per lui si scomodò Gigi Riva, che andò in Perù per convincerlo ad accettare l’offerta del Cagliari dell’ allora presidente Alvaro Amarugi. In quel momento non era uno dei tanti. Infatti Uribe era considerato il terzo numero 10 del Sudamerica, dietro solo a Zico e Maradona. Prima di approdare in rossoblù l’uomo di Lima aveva vinto più di uno scudetto, Coppa Libertadores, la Coppa dei campioni del Sudamerica. Giocò un gran mondiale in Spagna.

Di lui disse un gran bene Enzo Bearzot, tecnico di quell’Italia che l’11 luglio sarebbe diventata Campione del Mondo per la terza volta nella storia, dopo il 3-1 alla Germania al Santiago Bernabéu di Madrid: “Ha una classe sopraffina”, affermò dopo averlo incontrato.

L’ingaggio da parte del Cagliari destò abbastanza scalpore, non solo in Italia, visto che il giocatore era stato a lungo corteggiato dalla Roma. Fu dunque abilissimo Riva nel convincere non solo lo stesso Uribe, ma anche il Cristal di Lima, club che (ancora oggi  in Perù è considerato come la Juventus in Italia.  “Uribe è un giocatore di un altro pianeta” commentò ‘Rombo di Tuono’  dopo le prime partite in serie A con la maglia del Cagliari. In città non arrivò come uno sprovveduto Julio Cesar Uribe. Infatti, per tre settimane andò a lezione di italiano, per rispondere subito con la nostra lingua alle prime interviste.

A Cagliari Uribe, come scrisse Repubblica nel 1985, era diventato subito il beniamino dei tifosi, che andava in visibilio ogni qualvolta entrava in campo e si impossessava del pallone. La cosa invece cozzava con chi invece lo criticava parecchio, per il solo fatto che ad acquistarlo era stato il presidente Amarugi, poco simpatico ai più. L’avventura di Uribe fu difficile. Prima il rapporto mai decollato con l’allora allenatore Gustavo Giagnoni (1982) che si interruppe in occasione della gara a Pisa, quando il peruviano non accettò la panchina e andò a sedersi in tribuna accanto al presidente Amarugi suo protettore, quindi la retrocessione in Serie B, con un’altra stagione sofferta e altro incubo della retrocessione fino all’ultimo minuto della ultima giornata di campionato, con Tiddia in panchina.

L’arrivo di Veneranda non cambia le cose: anzi. Il Cagliari parte malissimo, subendo cinque sconfitte consecutive in avvio di stagione. La Società licenzia il tecnico e ingaggia Renzo Ulivieri. Contro il Bari, allora capolista, arriva subito la vittoria, anche grazie ad un gran gol di Uribe. Purtroppo il peruviano si infortuna e tutto cambia, perché  Ulivieri cambia assetto tattico e il giocatore finisce prima in panchina, quindi in tribuna. E’ la goccia che fa traboccare definitivamente il vaso:  Uribe reagisce male, scappa dal ritiro. Alcuni giorni dopo, il sudamericano chiede e ottiene dal presidente (che nel frattempo era diventato Fausto Moi) la rescissione del contratto.

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