Il nuovo corso della Nazionale italiana guidato da Roberto Mancini continua a far discutere dopo il debutto in Nations League contro il Belgio.
A intervenire sul momento degli azzurri è stato anche Dino Zoff, storico portiere della Nazionale, che ai microfoni di Repubblica ha analizzato la situazione della squadra e difeso le scelte del commissario tecnico, compresa quella di puntare sui giovani.
La reazione
Zoff ha sottolineato il momento delicato vissuto dall’Italia dopo la terza esclusione consecutiva dalla Coppa del Mondo. “Il momento è quello che è e la prima partita giocata dopo la terza esclusione di fila dal Mondiale speravo di giocarla come Dio comanda”, ha dichiarato.
“Comprendo la tensione, è la conseguenza dei tanti traguardi mancati”, ha spiegato. Tra gli aspetti positivi, però, Zoff ha evidenziato la reazione nella ripresa contro il Belgio. “Di positivo mi prendo la reazione di un secondo tempo giocato alla pari contro un bel Belgio”, ha aggiunto.
La difesa dei giovani e di Romano
Uno dei temi principali del nuovo ciclo riguarda l’inserimento dei giovani. Zoff ha apprezzato la scelta di Mancini di dare spazio ai talenti emergenti, ma allo stesso tempo ha invitato a non mettere in discussione giocatori esperti come Di Lorenzo e Barella. “Mi piace la scelta di puntare sui giovani, ma non capisco le critiche a Di Lorenzo e Barella. Chi vogliamo far giocare? In Nazionale devono esserci i migliori”, ha dichiarato.
Il riferimento principale è stato anche ad Alessandro Romano, centrocampista del Cagliari lanciato titolare contro il Belgio. Dopo l’errore che ha portato al gol degli avversari, il classe 2006 è stato oggetto di critiche, ma Zoff ha scelto una linea diversa. “Fiducia in Romano? Come si fa a non dargliela, ha fatto solo una partita…”, ha affermato.
La sfida del secondo mandato di Mancini
Zoff ha poi parlato del ritorno di Mancini sulla panchina azzurra. “Credo in lui, è uno che ha sempre fatto bene”, ha detto.
Secondo l’ex campione del mondo, però, il compito del commissario tecnico sarà più complicato rispetto alla sua prima esperienza. “Avrà un compito più arduo rispetto al primo mandato. Arriviamo da un periodo nero”, ha spiegato. “È anche vero che peggio di così non si può fare. Questo va a suo favore: è più facile crescere”, ha concluso.


