Una leggenda del calcio italiano che continua a vivere nella memoria collettiva. Gigi Riva entra nell’Enciclopedia Treccani, un riconoscimento che celebra non soltanto le straordinarie imprese sportive di Rombo di Tuono, ma anche il suo valore umano e il legame indissolubile con la Sardegna.
A raccontare l’uomo dietro il campione è il figlio Nicola Riva, brand ambassador del Cagliari, che in un’intervista concessa a La Stampa ha condiviso ricordi personali e familiari.
Il campetto dietro casa e le estati insieme
Tra le immagini più care dell’infanzia, Nicola custodisce quelle delle vacanze trascorse con il padre, lontano dai riflettori degli stadi.
“Le vacanze estive. Dietro casa aveva fatto realizzare un campetto di calcio in erba sintetica. Una grande novità in Italia“.
Un particolare che racconta quanto il pallone fosse presente anche nella dimensione privata di Riva, protagonista dello storico Scudetto del Cagliari nel 1970 e ancora oggi miglior marcatore della Nazionale italiana con 35 reti.
Un campione riservato, lontano dalle celebrazioni
Nonostante una carriera straordinaria, Gigi Riva non amava raccontare le proprie imprese. Il figlio ricorda un uomo schivo, poco incline a parlare dei successi che lo avevano reso immortale.
“Papà parlava pochissimo, non si dilungava. Se poteva evitare il discorso lo faceva. Io sono nato quando lui ha smesso, quindi gli chiedevo dei gol, delle sue vittorie ma era sempre di poche parole“.
La Treccani, un riconoscimento che emoziona
L’ingresso nell’enciclopedia assume un significato profondo per la famiglia Riva. “È un riconoscimento al valore di nostro padre. La Treccani è un simbolo importante“, sottolinea Nicola.
Un nuovo tributo a un uomo che ha scelto di legare per sempre il proprio destino al Cagliari e alla Sardegna, diventandone un simbolo ben oltre il calcio. Perché la grandezza di Rombo di Tuono non si misura soltanto nei gol e nei trofei, ma anche nell’affetto di un’intera Isola che continua a riconoscersi nella sua storia.



Mentre Gigi Riva portava in alto il Cagliari in me c’era già la preoccupazione che tutto sarebbe finito con il suo ritiro.
guardo una gara solo se è presente il rossoblu. Sotto certi punti di vista, riesco ad immaginare cosa ha vissuto nel cuore il mitico Riva e guarda caso anche io mi chiamo Luigi, sardo d’adozione. Forza casteddu.
rossoblu con lo stemma dei 4 mori sul petto. Fui folgorato improvvisamente ed iniziai ad indagare con mio fratello maggiore, chiedendo informazioni in merito. Scoprii la Vs terra e Cagliari, la mente iniziò un viaggio fantastico tra sogno e realtà, l’isola,i morì, I pirati, il mare più bello al mondo. Il tempo trascorre ed il legame era sempre più stringente, culminando guarda caso con la conquista del titolo nell’aprile 70. Ho sempre sostenuto questo amore inspiegabile, sino ad oggi ancora
e
Cari tifosi sardi, vi racconto una storia che per certi versi ha dell’incredibile,ma è tuttora nel mio cuore. Sono abruzzese, di Teramo, e sono prossimo ai 70.Da bambino, circa 10 anni, non sapevo bene dell’esistenza della Sardegna, specie di Cagliari. Come tutti i piccoli del periodo (1966 circa) ci divertivamo con cose semplici e tra queste la più gettonata era la raccolta delle figurine panini. Un bel giorno intravedo una figurina doppia, tipica del campionato di serie b, una maglia