Non sono stati i sassi o le battaglie scagliate durante le tensioni a causare il severo trauma cranico riportato da Marco Leonardo Basoccu, il trentaseienne rimasto vittima degli scontri antecedenti alla sfida calcistica Torino-Juventus del maggio scorso. La magistratura torinese attribuisce infatti la responsabilità del ferimento all’impatto con un lacrimogeno ministeriale.
Richiesta
Per questa ragione, la Procura della Repubblica ha avanzato al giudice per le indagini preliminari la richiesta di detenzione domiciliare a carico di un celerino. L’accusa sostiene che il poliziotto abbia esploso il colpo seguendo una linea di tiro parallela al terreno, violando apertamente i protocolli di sicurezza previsti per la gestione delle folle e del servizio d’ordine. I dettagli della vicenda sono stati diffusi dal quotidiano La Stampa.
Le condizioni del sostenitore bianconero e l’iter giudiziario
Effettuato il confronto preliminare previsto dalla Legge Nordio. La vittima ha subìto un intervento chirurgico L’esponente delle forze dell’ordine, sul quale pende l’imputazione di lesioni personali aggravate, è comparso ieri davanti al gip per sostenere l’interrogatorio preventivo. Si tratta dell’adempimento di garanzia previsto dal pacchetto di riforme Nordio prima che il magistrato possa esprimersi sull’applicazione di misure restrittive. Il pronunciamento del tribunale giungerà a breve.
La persona offesa, di professione commercialista e residente nel capoluogo lombardo, aveva raggiunto l’impianto sportivo insieme alla sigla ultras Viking. A causa del trauma, l’uomo ha trascorso un periodo di degenza in coma farmacologico presso la struttura sanitaria delle Molinette, dove lo staff medico lo ha sottoposto a un’operazione neurochirurgica prima di firmare le dimissioni a inizio giugno.
Gli accertamenti balistici
L’impatto ravvicinato ha impedito al dispositivo di azionarsi regolarmente. La ricostruzione del fatto si fonda sul lavoro degli investigatori della Squadra Mobile, i quali hanno esaminato un cospicuo volume di registrazioni provenienti dai dispositivi ottici della Digos e dai circuiti cittadini di sorveglianza. Agli atti della Procura figurano in particolare due filmati considerati determinanti per l’attribuzione delle responsabilità.
Secondo i rilievi emersi:
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Il trentaseienne è stato colpito dal rivestimento metallico del fumogeno.
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Il proiettile non ha attivato la separazione dei comparti interni in plastica poiché scagliato da una distanza esigua, stimata in circa trenta metri.
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Il lancio è avvenuto in forma diretta e non parabolica.
La dinamica dei disordini
Lanciati più di cento artifizi fumogeni per arginare la carica delle tifoserie contrapposte. La fase acuta dei tafferugli si è registrata nel tardo pomeriggio, in concomitanza con l’arrivo dei sostenitori juventini provenienti dal quartiere Mirafiori nei pressi del settore meridionale dell’impianto. In quel frangente è scattato il tentativo di contatto con la tifoseria del Torino, momentaneamente bloccata dal cordone di sicurezza lungo via Filadelfia.
Per disperdere la calca e neutralizzare le violenze, il personale in servizio ha fatto ricorso a oltre 130 dispositivi di contenimento. I rilievi hanno confermato che la quasi totalità di questi lacrimogeni è stata impiegata in conformità con i regolamenti ufficiali, ovvero sfruttando la parabola discendente per minimizzare i rischi per l’incolumità pubblica.
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