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ESCLUSIVA – Pasquale Rocco: “Cagliari, Ranieri e la mia sfida in Indonesia”

Doppio ex di Cagliari-Venezia, Pasquale Rocco è stato un giocatore di Claudio Ranieri all’inizio della sua carriera: oggi allena in Indonesia. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente, facendoci raccontare il periodo rossoblù e il presente in un calcio molto lontano. Intervista esclusiva per CalcioCasteddu

Rintracciare Pasquale Rocco non è stato semplice. Alla fine, i social network (“non sono molto social“, afferma) hanno fatto il miracolo. Un giocatore ancora giovanissimo nella prima era cagliaritana di Claudio Ranieri, con cui ha condiviso la promozione in A nel 1989-90 e la successiva salvezza in massima serie. Per poi tornare all’Inter, da cui era arrivato in prestito, e vestire la maglia del Venezia. In vista del grande match dell’Unipol Domus, in programma domani sera, ecco un doppio ex con cui aprire un mondo. E non solo metaforicamente.


Ciao Pasquale! Non è stato semplice rintracciarti!

Sì, non sono uno molto avvezzo ai social network. Utilizzo Instagram per postare ogni tanto soprattutto immagini dei tifosi della squadra in cui lavoro, perché sono meravigliosi e mi piace mostrarlo a chi mi segue. Sono il vice di Thomas Doll alla guida del Persija, squadra di Giacarta, che quest’anno è arrivata fino al 2° posto nel campionato indonesiano. Un po’ come se l’Udinese contendesse lo Scudetto a una grande squadra. Grande soddisfazione“.

Raccontaci della nascita di questo rapporto lavorativo con Doll, che ha militato in Italia come giocatore nel tuo stesso periodo.

Eravamo stati solo avversari. Poi, dopo un’ottima esperienza all’APOEL Nicosia (Cipro) con Paolo Tramezzani, fui confermato solo io dalla società e Thomas Doll fu ingaggiato come nuovo allenatore. Dopo una settimana di lavoro insieme, mi chiese di restare con lui per aiutarlo nella nuova sfida e pure al Persija, in Indonesia, dove collaboriamo tuttora da un anno. Mi occupo della tattica e del lavoro sul campo, Thomas è il supervisore e tra noi è nata una grande sintonia. Abbiamo portato un calcio offensivo, puntando sul 3-4-3. La scuola italiana all’estero gode di ottima reputazione e grandissima considerazione, anche in luoghi che potrebbero sembrare lontani dalla percezione generale“.

Un calcio molto lontano da quello europeo e italiano in particolare.

Esattamente. Pensa che abbiamo introdotto dei concetti basilari, per noi normali, che lì erano sconosciuti. Come cambiarsi nello spogliatoio con i compagni, portare un’alimentazione sana e controllata. Stiamo ottenendo degli ottimi risultati e grandi gratificazioni, supportati da un amore enorme da parte dei tifosi indonesiani: sono affamati di calcio, però allo stesso tempo molto rispettosi di noi professionisti“.

Una carriera nata tanti anni fa con il trampolino di calcio chiamato Cagliari, dopo gli assaggi nell’Inter.

Trapattoni aveva un’ottima considerazione di me, tanto che insieme a Morello e Paolino fui tra i pochi giovani capaci di inserirsi nell’anno dello Scudetto dei record accanto ad autentici mostri sacri. Fu proprio il Mister a suggerire al Cagliari di prendermi in prestito, ritenendola una piazza ideale per ‘farmi le ossa’ come si diceva allora. Dopo i naturali mesi di ambientamento, riuscii ad inserirmi grazie anche all’aiuto dei vari senatori come Bernardini, Giovannelli, De Paola. Eravamo partiti per salvarci in quell’anno di B. E invece…“.

E invece, con Claudio Ranieri, arrivò la seconda promozione di fila per i rossoblù.

Una favola. Un po’ come quella che percepisco oggi, in questi giorni, ammirando ciò che il Mister è riuscito a ricostruire a Cagliari. L’entusiasmo e l’amore attorno alla squadra, prima di ogni altra cosa. A Coverciano, al corso per allenatori, ci parlarono dell’importanza delle doti comunicative. Ranieri, in tal senso, è un maestro. Sa toccare le corde giuste con i giocatori, facendoli sentire una parte fondamentale del gruppo e dando tanti preziosi consigli ai più giovani. Quando iniziò la scalata al Leicester, dissi ai miei amici che non mi avrebbe sorpreso l’eventuale vittoria del titolo. Perché lui sta sempre sul pezzo e sa bene come si fa a ottenere grandi risultati. Posso testimoniarlo, per la mia esperienza cagliaritana. Sono stato ben voluto in Sardegna, ricordo le amichevoli in giro per l’Isola il giovedì. Le anziane signore dei paesi venivano sempre a parlare con me, un po’ ho pure imparato il dialetto! Presi casa in zona Su Stangioni, che tempi… Con quella Fiat Ritmo cabrio. Erano un momento bellissimo, poco più che ragazzo, con il mondo da conquistare“.

Poi andasti al Venezia, dopo la fine dell’esperienza cagliaritana.

Sì, e ti racconto un aneddoto. Nell’estate 1991, tornai all’Inter con ottime aspettative da parte mia e della società. Fu la stagione di Orrico, non andò benissimo. Ebbi la sfortuna di beccare la varicella e stare fuori qualche settimana, saltando buona parte della preparazione. Quando rientrai trovai burrasca in seno alla squadra e chiesi a novembre di andare a giocare. Così scesi in B andando a Venezia. Presidente Zamparini, Zaccheroni in panchina. Ci salvammo in anticipo e riuscii a guadagnare la convocazione per le Olimpiadi di Barcellona. Una grande esperienza“.

Hai potuto seguire la Serie B a distanza?

Non in maniera approfondita. Però ho seguito le vicende del Cagliari. Non mi spiego le difficoltà di Liverani, che conosco. Sono certo che l’esperienza in rossoblù, nonostante l’esito non positivo, l’abbia presa come arricchimento personale e professionale per il futuro. Nel nostro ambiente non si smette mai di imparare e serve tutto, in qualsiasi sfida. L’avvento di Ranieri, con i risultati e il recupero dell’entusiasmo in primis, è stato per me come rivivere una favola a distanza. Cagliari è nel mio cuore: sono un tifoso e aver vestito quella maglia ti resta per sempre.

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