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Il dribbling di... Mario Frongia

IL DRIBBLING DI… Mario Frongia. Cagliari: il Napoli non fa sconti

La sconfitta per 2-0 al Maradona rilancia dubbi di vecchia data su corsa, personalità, spirito e qualità tecniche del gruppo

Terza gara in otto giorni, ma sarebbe sbagliato, anche psicologicamente, parlare di “quella con il Napoli non è partita per il Cagliari, pensiamo ad allenarci per il Venezia, diretta concorrente”. Lo si ripete spesso, Sbagliando, anche perché con le dirette concorrenti finora è andata male. Dal Maradona, contro una squadra da sei vittorie in sei turni, con soli 2 gol subiti e 16 all’attivo, si esce con una serie di perplessità di nuova e vecchia data. Walter Mazzarri sta mettendo i suoi sotto la lente d’ingrandimento. Gli serve tempo e sarebbe un bene se non dovesse subire ingerenze. Contro i primi in classifica Keita Baldè, Ceppitelli e Carboni vanno in panca con Pavoletti, ipotesi della vigilia. Confermati in mediana Lykogiannis e Deiola, regia a Strootman, Zappa a destra e Caceres a sinistra, mossa inaspettata. La scelta di Mazzarri un po’ sorprende. Il tecnico ha chiesto tempo per lavorare: più che legittimo. Intanto, vuole dai primi undici al Maradona condotta e atteggiamento mostrata all’Olimpico con la Lazio.

La risposta? A metà. Ma il Napoli non è la Lazio: se hai l’89 per cento di passaggi a buon fine e oltre il 60 di possesso palla, c’è poco da riflettere. Joao Pedro unica punta, da falso nueve, con Nandez libero di svariare da destra, non paga. Ma c’è da difendere. E la testa va su Insigne e Politano, da schermare sulle fasce sinistra e destra. Il Cagliari pressa, ma manca di incisività. Il Napoli aspetta e riparte. Anguissa-Zielinski-Osimhen: 1-0. Se magari Godin non avesse dato un metro al centravanti di casa, sarebbe potuta andare diversamente. Spesso, il calcio è basato sui centimetri. Ma di certo, andare a cercare Nandez con lanci lunghi, non è un bel giocare. Occasioni rossoblù? Rimpallo di Caceres su corner, palla che esce poco lontana dal palo di Ospina.

Per il resto, è tutto nelle mani della squadra di casa, che spesso fa magie e al tempo stesso sta a guardare quanto è bella e non concretizza. Un buon segno la pressione alta, ma il Napoli la supera con un palleggio d’alta scuola. Il dominio è netto. Il Cagliari, con un centrocampista in più per limitare i padroni di casa ed evitare la corrida, tiene botta. Ma l’assenza di una seconda punta si avverte. Ed è comunque frustrante per Deiola e Marin rincorrere i campani, specie Fabian Ruiz e Zielinski. Per la cronaca, Lykogiannis, su sponda di JP10, cerca Nandez, Mario Rui appoggia di petto su Ospina. Il primo tempo si chiude con il vantaggio del Napoli, ma nessuna temuta goleada. Non è un dettaglio.

Limitare i danni. Tenere il risultato aperto ed evitare le goleade è un bel traguardo se sei penultimo dopo cinque giornate con numeri (gol fatti e subiti, possesso e tiri) imbarazzanti. Ed è di per sé un merito se hai di fronte una delle prima del campionato. Ma non basta. Il coraggio e le accelerate chieste da Mazzarri si vedono poco. Per affinare movimenti e umore serve il saper stare in campo, avere la partita nel proprio periscopio. Con il Venezia – atteso venerdì a Cagliari – sarà fondamentale partire con maggiore determinazione. Anche perché ci sarà da fare il match e non da aspettare gli avversari. Intanto, Godin va al manicomio per le finte di Osimhen. Dopo 10’ il difensore uruguaiano stende il nigeriano in area. Insigne dal dischetto: 2-0. Il Napoli mette ritmo e una qualità spaventosa. La brutta notizia? Nandez, il più forte e in forma del team, scompare assorbito dalla ragnatela azzurra e costretto a rincorrere. Poca luce anche da Strootman e Joao, abbandonato tra le braccia di Koulibaly. Al tiro, a lato, Zielinski e Anguissa.

Mazzarri cerca la scossa e lancia Keita Baldè per Deiola, Ceppitelli per Walukiewicz. Spalletti risponde con Lozano e Elmas, escono Politano e Zielinski. Nel frattempo, con il Napoli che ricama calcio ma non conclude, Marin ci prova. Escono Insigne e Osimhen per Petagna e Ounas: sarebbe interessante capire a fondo, al di là delle pseudo schermaglie da ufficio stampa, perché al Cagliari se ne siano sbarazzati così in fretta. Strootman ha la palla per il tiro dal limite, dopo un buon break, ma sbaglia l’ultimo tocco. La sinfonia è monocorda: il Napoli gestisce, prova a entrare in porta con il pallone. Sicuramente, non ha fretta. Cragno c’è su Lozano. Spazio per Pereiro e Grassi, in doccia Strootman e Lykogiannis. Difficile dare sufficienze.

Sul collettivo pende un quesito: la condizione agonistica non pare perfetta per i 95’ di media a gara. Più in generale, se rimane complicato affrontare la prima della classe, va capito se questo Cagliari del Maradona sia stato più vicino a quello tonico e grintoso visto pareggiare all’Olimpico con la Lazio, o all’altro, sbeffeggiato in casa dall’Empoli. A conti fatti, una via di mezzo. Incoraggiante o meno, la parola ai tifosi. Di certo, per Mazzarri al quale va chiesto se sceglierebbe lo stesso approccio, il lavoro non manca

Notarelle
I numeri. Il 68,1 per cento di possesso palla del Napoli, il resto al Cagliari, 7 tiri contro 1: dati che la dicono lunga su quanto Marin e soci siano stati in partita al Maradona. Con 2 punti, quattro sconfitte, 7 gol fatti e 15 subiti si soffre. In coda ha fatto peggio solo la Salernitana neopromossa. Ma si deve avere fiducia e pazienza. C’è tempo.

L’abbraccio da freezer. “C’è solo un ponte, neanche un chilometro separa le nostre case”. Così Luciano Spalletti su Walter Mazzarri. Toscani veraci. Intimi ma mai abbastanza, qualche frecciatina in passato. Capita. Si incrociamo a inizio gara: l’abbraccio è freddo e rapido. Più caldo quello dell’allenatore del Napoli con Kevin Strootman, assieme alla Roma.

Magari, basta. Una storia di antagonismi, polemiche, ripicche. Tra Napoli e Cagliari dal 1997 è torcida in campo e fuori. Cori offensivi e striscioni rubati, aggressioni e intimidazioni. Un mix che con lo sport non c’entra. Eppure, dallo spareggio giocato e perso al San Paolo con il Piacenza che ha condannato i rossoblù alla B, il puzzle non si è mai ricomposto. Un peccato, anche perché il capoluogo campano e l’intera regione hanno sempre tifato e sostenuto il Cagliari di Gigi Riva. Sì, i napoletani per la gran parte hanno sempre ammirato Rombo di tuono e la sua band scudetto, prima. Poi, è inutile ricordare quanto abbia inciso nel loro cuore Gianfranco Zola. A conti fatti, tra formazioni e gente civile, del Sud e delle isole, sarebbe intelligente e utile sotterrare ascia e tutto il resto.

 

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