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Il dribbling di... Mario Frongia

Il dribbling di… Mario Frongia. Salvate il Cagliari, ma anche il Ninja

Dicono bene i tifosi: con il mezzo milione di euro che non sono stati dati a Nainggolan non si è preso chi lo sostituisca per tanti motivi 

Radja, dove eravamo rimasti? Anche senza prevedere un punto in tre gare, si pensava che il tuttocampista potesse indossare ancora i colori rossoblù con un buon vantaggio per tutti. Opinioni, certo. Ma rimane l’idea che sarebbe stato prezioso, anche se non per trentotto partite di fila, in mezzo al campo, per copertura, ripartenze, palle recuperate, reti e assist. Senza scordare carisma da spendere con avversari e arbitri, leadership e sicurezza con e per i compagni. La vita sregolata e le condizioni fisiche che non sono più quelle di un ventenne? Da mettere nel conto. Ma anche nei momenti meno brillanti Radja ha detto la sua: tutti ricordano il gol da cineteca con la Spal. In pochi mettono bene a fuoco il peso della rete del pari alla Sampdoria nei minuti di recupero, ossigeno puro per la salvezza miracolosa dell’anno scorso. Già scritto: anche solo sette, otto gare a girone dell’indobelga sarebbero valse ancora oro. Meglio e più di altri che guadagnano anche di più.

La realtà? L’ex numero 4 gioca per l’Anversa. E qualcuno che lo osannava e gli stendeva sempre e comunque un tappetino rosso, adesso, per non dare fastidio al gran timoniere rossoblù, spara titoloni per il ritiro della patente per guida in stato d’ebbrezza in Belgio e dimentica il recente passato. Giusto, la cronaca è cronaca. Ma diventa meno comprensibile, ed etico, celare o quasi le parole spese dal centrocampista per spiegare la verità sull’addio al Cagliari. Che sul tema ha tenuto un ostinato mutismo. Fino a ieri sera, con il patron ospite di Videolina.

Interviste e posizioni. Radja ha raccontato a diverse testate in mezzo mondo di essere stato tradito dal Cagliari. “Con il mio procuratore ci siamo detti che loro pensavano che comunque sarei tornato. Ho dato e rinunciato a tanto, ho rescisso con l’Inter, sono andato a Milano in ritiro con un paio di scarpini, il resto l’ho lasciato ad Asseminello. Ero certo di chiudere a Cagliari, fin dall’altro anno ho parlato con Strootman affinché venisse. Mi hanno deluso”. E ancora. Giulini? Sparito. Mi ha proposto una cifra, l’ho accettata. Poi, l’ha ridotta alla metà e ho detto no. Ho ricevuto un messaggio da Capozucca che mi magnificava come uomo, mi ha fatto incazzare”. Questa la sintesi delle interviste date da Nainggolan sulla rottura con la società.

La replica. Sul tema, e non solo, Tommaso Giulini si è espresso ieri sull’emittente tv del gruppo Unione, Videolina. Ha ribadito – potete leggere il sunto dell’intervento su Calcio Casteddu a firma di Ignazio Caddeo – di “avere una parola sola”. E di essere l’unico “a rimetterci dei soldi, in un Cagliari in cui tutti prendono, chi più chi meno, chi meritatamente chi meno”. Ha parlato anche di rispetto e riconoscenza. Ma sarebbe lunga la lista di quelli usati e accantonati anche solo per il vil denaro. Nel merito, non vanno scordati i proventi da diritti tv, cessioni, biglietti, merchandising, sponsor, inclusa la Regione. E anche la visibilità – intesa per potere declinabile in modi piuttosto importanti e lontani dal manto erboso, che deriva dall’essere presidente di un club di serie A – è pesante patrimonio immateriale. Potere e business marciano assieme. Da sempre.

Il Cagliari ha i conti in regola. Ottimo. Ma un mese fa, e il Covid c’entra poco – anche per aver messo su contratti monstre, come i quattro milioni di euro garantiti a Godin: con immediata avvilente retromarcia e ripartenza di fronte alla fermezza del capitano dell’Uruguay – è arrivato lo stop agli acquisti per l’Indicatore di solidità in rosso. E il club è finito nella schiera delle peggiori sei della A. Niente di irreparabile, sia chiaro. Però, leggere le cose solo da un punto di vista non porta lontano. E neanche agitare – come fanno certi tifosi-non tifosi – il feticcio del crollo del Chievo aiuta a capire la situazione. In cui il timoniere solitario fa e disfa da sempre su tutto e per tutto. Legittimo, beninteso. Ma il Cagliari va oltre gli interessi del singolo, specie per tradizioni, storia e tifoseria di un’isola intera. Capito questo si intuisce il contesto. E i risultati degli ultimi anni sono l’ovvia conseguenza.

Domande e risposte. Sempre ieri il Ninja avrebbe dovuto parlare a Mediaset. Ma al rotocalco domenicale non ha preso parte. Sia chiaro, Nainggolan non ha bisogno di difensori d’ufficio o personali. E dagli spalti o dal divano, come dice Charlie Brown, siamo tutti i migliori allenatori al mondo. Ma alcuni quesiti al presidente sono da rinfrescare. Ad esempio, ha spiegato di non voler entrare nelle questioni tecniche (!), si è detto convinto che la rosa sia molto competitiva ma non ha detto se è stata concordata con Semplici. Dettagli? Mica tanto. E se gli acquisti di Caceres e Bellanova, ammesso che fossero condivisi con il tecnico, giunti dopo due giornate siano stati ragionati o meno.

Per non dire di Simeone, ceduto per tempo a una diretta concorrente e Keità (buona la prima) preso a fil di sirena. Sarebbe interessante capire se è soddisfatto dell’annunciato “mercato creativo” con centomila euro spesi e sette milioni e mezzo all’attivo. Così come, per una rivoluzione annunciata dopo l’ennesima salvezza stentata e il progetto flop, non sia riuscito o non abbia voluto vendere Cragno, Walukiewicz e Joao Pedro. Il patron ha anche aggiunto che si aspettava di partire ben diversamente ma non ha spiegato se e come abbia risolto la questione dell’ingaggio di Godin. Per stare a Nainggolan ha detto di avergli dato tanto (così come a Nandez). Ma non ha spiegato se, come dice il belga, gli ha garantito che avrebbe avuto una certa cifra e gliel’ha poi dimezzata a sette giorni dalla chiusura del mercato.

E anche la promessa fatta a Nandez, ammesso che nel mondo del calcio abbia un valore (ma tra uomini, sì), non si è capito se sia stata fatta o meno. O siano stati soltanto quei cattivoni (quando conviene: Beltrami, agente di Barella, non lo è stato di certo) dei procuratori uruguaiani a buttarla in cacciara. Ci sarebbe la questione stadio: il patron dice che aspetta un passaggio del Comune. Ma da Palazzo Bacaredda hanno precisato che aspettano il progetto dal Cagliari. La speranza? Che la rosa (tra infortunati e fuori condizione) ritrovi smalto e possa ambire a una tranquilla posizione di metà classifica.

Semplici? Deve sfruttare al meglio gli uomini che ha: recriminare non ha più senso. Ma ha capito come butta: deve risolvere il tema difesa, a tre si soffre troppo e tre reti di testa in 19’ sono una sentenza. Poi, va rivisto il filtro in mediana, le posizioni sia nella ripartenza, sia quando sono gli altri a recuperare palla e si infilano come il coltello nel burro. Anche in un altro passaggio Giulini c’entra poco: dopo un’oretta, ma magari è questione di tempo affinché tutti entrino a regime, la squadra soffre e annaspa. È solo fragilità e temperamento che scarseggia. O si tratta anche di una preparazione non al top? Domenica all’Olimpico con la Lazio, ci sarà poco da chiacchierarci su.

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