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Cds – Zola: “Bisogna tornare alla normalità. Sempre grato all’Inghilterra”

Magic Box ha parlato al quotidiano romano anche della sua esperienza con la maglia del Napoli: “Maradona era un fenomeno imparagonabile, un alieno”

Un Gianfranco Zola a 360 gradi si è concesso ai microfoni de Il Corriere dello Sport.

TORNARE ALLA NORMALITA.Capisco che ci sia un senso di profonda preoccupazione ma rivedere le squadre in campo può aiutare a ritrovarci dandoci allegria. Una carica anche simbolica molto importante. Ognuno deve dare il proprio contributo, da chi dirige il Paese alla gente comune. Un grande sforzo collettivo per tornare alla normalità“.

IL COVID.Questa esperienza mi ha lasciato un senso di profonda preoccupazione per gli effetti – che si presumono devastanti – capaci di incidere sul sistema economico del Paese e più in generale del Mondo. Il rischio di un collasso. L’incertezza, perché non sappiamo cosa succederà, come diventeremo, e la paura, in questo caso sì, delle difficoltà a cui la gente sarà costretta. Si resterà sconvolti negli equilibri, con ripercussioni che già adesso si possono percepire. Ricominciare non può essere semplice e chiunque, da chi dirige il Paese alla gente comune, dovrà dare il proprio contributo”.

ESPERIENZA A NAPOLI.Quel titolo conquistato a Napoli ne vale almeno dieci vinti altrove. E quel trionfo ha avuto un significato straordinario, a modo suo storico, se chiaramente combinato con il primo. Maradona era un fenomeno imparagonabile, un alieno. Lui è appartenuto ad un’altra galassia ed è sceso sulla terra per donarci il suo calcio. Io ho avuto la fortuna di arrivare a Napoli ed imbattermi in lui: provate voi a chiedere, ad un ragazzo di ventitré anni, che si ritrova catapultato in quella squadra fantastica, cosa possa significare incontrare Maradona e stargli al fianco“.

GENERAZIONE 10. “C’è stata una generazione di talenti che nasceva e si riproduceva. Una sequenza di geni che restano lì, scolpiti nel tempo: abbiamo avuto i Mancini e i Baggio e i Del Piero e i Totti (il mio preferito) e una serie A che ne ha accolti poi dall’estero. Non ci è mancato niente. Io mi sono piaciuto, soprattutto perché sono riuscito a restare sempre me stesso. Ho avuto genitori che mi hanno formato con solide basi e ho una moglie che rimane una figura centrale. Non ho mai perso l’orientamento, nonostante il ruolo da privilegiato e il pericolo che idolatria e benessere rappresentavano. Oggi è cambiato il calcio, che ora si fonda su criteri diversi, schemi che hanno abolito o quasi certe figure. Ma l’intelligenza resta utile, anche indispensabile. Ora gli allenatori preferiscono la costruzione dal basso e i difensori sanno giocare meglio. E’ una forma nuova“.

GRATO ALL’INGHILTERRA.Mi sono stabilito in Inghilterra perché ci siamo trovati bene, sempre. E sono rientrato in Italia, proprio all’inizio di questa emergenza, semplicemente perché mi sembrava che avessimo preso coscienza meglio della drammaticità del momento. Sono grato all’Inghilterra per l’affetto e per i sentimenti veri che mi ha sempre riconosciuto. Perchè al Chelsea scelsi la 25? Quando arrivai la numero 10 era sulle spalle di Mark Hughes, non so se vi è chiaro. E io provai timidamente e rispettosamente a provocarlo, chiedendogli quante fossero le possibilità di strappargliela. E lui simpaticamente ed amichevolmente mi mandò a quel paese. Mi fu proposta la 21, ma dopo l’esperienza al Mondiale americano, preferii evitarla“.

RAMMARICO IRIDATO.Mi scoccia molto, perché eravamo i più forti, direi anche nettamente. Penso e spero che non si risentano i giocatori del Brasile, dei quali ho stima gigantesca. Ma noi avevamo un gruppo dalla forza impressionante. Però arrivammo distrutti alla finale, dopo un po’ vennero i crampi a qualcuno, c’era chi era reduce da infortuni e chi aveva accusato difficoltà in precedenza e giocò da mezzo infortunato. Tutto ciò fu condizionante“.

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