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Porrà: “Il Cagliari significa orgoglio e dignità. Lo Scudetto del ’70? Qualcosa di sacro”

L’uomo della domenica (anche se siamo di venerdì) per una volta è lui. Giorgio Porrà, volto sardo di Sky impegnato nell’emittente satellitare con il racconto domenicale delle storie del calcio, del passato e del presente.

Ecco la prima parte della sua intervista a Tuttosport.

Il Cagliari per me, come per i sardi tutti, perché la passione si espande nell’isola e a distanza di migliaia di chilometri grazie agli emigrati, è un concetto più ampio, assoluto. Vuol dire credere nell’idea che il calcio sia territorio di prodigi, dove è possibile anche che si vinca uno scudetto, in un ambiente ostile. Amare questa squadra vuol dire mettere in primo piano il carattere e quindi tenacia, orgoglio, rispetto, dignità, ostinazione nell’inseguire l’obiettivo, come dimostra l’aver costruito uno stadio in pochi giorni. Per il Cagliari e per quest’idea, i latitanti lasciarono le grotte per andare all’Amsicora, i pastori si portarono le radioline, Gigi Riva divenne sardo adottivo sposandone i valori“.

Se dico Albertosi, Cera, Niccolai, Domenghini, Nenè, Riva…Provo un brivido sulla pelle, perché se io faccio questo mestiere è grazie a quella squadra. Io sono un bambino dello scudetto. Avevo nove anni nel ’70. Per i giovani dell’epoca è stata un’esperienza psichedelica, irripetibile. Se Sorrentino nella notte degli Oscar dice “Maradona mi ha salvato la vita”, anche io e tanti altri possiamo dire di essere stati salvati da Gigi Riva. Prima la Sardegna era un puntino nel Mediterraneo, poi Rombo di Tuono l’ha guidata verso il riscatto, con dignità”.

Dallo Scudetto i sardi hanno trovato il rispetto. Uno scudetto vinto con una squadra di ‘extracomunitari’ che si imponevano sul continente. Un fatto di costume. Quindi, per me, resta qualcosa di sacro e di mistico al tempo stesso. Riva che si rifiutava di andare a giocare al Nord, alla Juve, ricoperto di banconote perché non poteva lasciare Martiradonna che deve finire di pagare la cucina. Beh, questo rappresenta quei valori unici. È mutato il mondo, non quel Cagliari“.

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