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Una crisi che divide, ma gli alibi sono finiti

Gli alibi sono finiti. Se prima della sosta ci si era appellati alla scarsa propensione della squadra a giocare ogni tre giorni, dopo la sconcertante prestazione di ieri contro il Genoa le scuse sono terminate. E non basta certo quell’avvio di ripresa più presentabile a decretare l’ufficialità di una crisi nera, le cui avvisaglie si sono palesate in ciascuna delle tre stagioni sotto la gestione Rastelli. Una crisi che viene da lontano, insomma, con un inizio di stagione che ha messo a nudo tutti i limiti della squadra.

La campagna acquisti. Deficitario, poco coraggioso, sbilanciato. Il mercato del Cagliari non ha colmato alcune lacune evidenti: ceduto Nicola Murru, la fascia sinistra è rimasta colpevolmente senza un proprietario, mentre per quanto riguarda l’altro lato del campo, ci si è affidati troppo a cuor leggero di un giocatore come Gregory van der Wiel sicuramente dalle grandi potenzialità, ma anche con diversi problemi sia fisici che di ambientamento. Il faro del centrocampo, poi, è ancora spento: Luca Cigarini avrebbe dovuto colmare almeno in parte il vuoto lasciato da un leader come Daniele Conti, ma tutto ciò non si è (ancora?) verificato. E se ci fosse stato un po’ più di coraggio promuovendo titolare un talento come Santiago Colombatto? Il Cagliari aveva urgente bisogno di fosforo nella zona nevralgica del campo, e probabilmente cedere un giocatore come l’argentino non è stata una mossa ponderata sufficientemente. Lo stesso coraggio poteva servire a trattenere anche Han, ma con un reparto offensivo ben fornito, la scelta di farlo maturare ancora un anno poteva essere condivisibile.

La preparazione atletica. Il Cagliari sembra non reggersi in piedi: arriva sempre secondo sulla palla, tanto da far riflettere sull’effettiva qualità dei giocatori a disposizione che fino a qualche settimana fa non era certo in discussione. Lo staff tecnico ha subito una mezza rivoluzione col cambio dei preparatori atletici ma la musica, a quanto sembra, non è cambiata: dunque, problema tecnico o problema fisico?

Il tecnico. Massimo Rastelli ha la stima della società, questo è noto. Così non si può dire di gran parte della tifoseria. Ma a chi giova il giochino pro e contro l’allenatore? Servirebbe quell’unità di intenti che finora è mancata, anche sugli spalti. Andare contro un tecnico non ha senso: serve qualcuno che unisca, non che divida. È arrivata l’ora delle scelte: rimandare, o peggio ancora non dare il giusto peso a quanto sta accadendo, potrebbe rivelarsi irrimediabile.

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