Si è spento oggi a Genova, all’età di 90 anni, Pietro “Piero” Battara. Uno di quei personaggi capaci di attraversare epoche profondamente differenti del calcio italiano. Prima portiere di alto livello, poi maestro dei numeri uno quando la figura del preparatore specifico era ancora tutta da inventare. Battara è morto nella sua abitazione nel Levante genovese, lasciando un legame indissolubile soprattutto con la Sampdoria.
Nato a Torino il 21 luglio 1936, aveva cominciato quasi per caso tra i campetti degli oratori. Debuttò nel Cenisia. Il calcio professionistico lo portò al Lanerossi Vicenza, dove debuttò in Serie A e riuscì gradualmente a conquistarsi spazio tra i pali. Nel 1961 arrivò la svolta: il trasferimento alla Sampdoria, destinata a diventare la sua seconda casa.
Undici anni in blucerchiato e il soprannome “Batman”
A Genova Battara rimase fino al 1972, totalizzando 243 presenze complessive con la maglia blucerchiata. Non fu immediatamente titolare indiscusso, ma con l’arrivo di Fulvio Bernardini diventò una certezza. Fisico, riflessi e soprattutto un coraggio quasi temerario ne fecero uno degli idoli della tifoseria. A lui venne associato il soprannome di “Batman”, perfetto per un portiere che sembrava moltiplicarsi tra i pali.
Nel 1966-67 fu uno dei protagonisti della pronta risalita della Sampdoria in Serie A. Memorabili anche alcune sue prestazioni contro il Napoli. Il 7 febbraio 1971, al San Paolo, continuò a giocare nonostante un infortunio a un pollice, contribuendo allo 0-0 finale. Nella stagione 1969-70 era inoltre riuscito a mantenere la porta blucerchiata inviolata per 641 minuti.
Bologna e l’ultimo trofeo da calciatore
Nel 1972 lasciò la Sampdoria per il Bologna. In Emilia disputò gli ultimi due anni della carriera, conquistando la Coppa Italia 1973-74, prima di appendere definitivamente i guanti al chiodo. Ma per Battara quella non fu una fine: fu piuttosto l’inizio di una seconda esistenza calcistica.
Aveva intuito con largo anticipo che il portiere non poteva essere semplicemente un calciatore mandato a difendere una porta durante l’allenamento collettivo. Servivano esercizi specifici, tecnica, ripetizioni, studio delle uscite e soprattutto un lavoro mentale differente. Divenne così uno dei pionieri italiani della preparazione specifica dei portieri, contribuendo allo sviluppo di una figura professionale destinata a diventare indispensabile in qualsiasi staff moderno.
Con Boskov nella Sampdoria dello Scudetto
Il cerchio si chiuse tornando a Genova. Battara entrò nello staff della Sampdoria di Vujadin Boskov, lavorando come preparatore dei portieri anche nella leggendaria stagione 1990-91, quella del primo e unico Scudetto della storia blucerchiata. Una fonte d’epoca già nel novembre 1990 lo descriveva come il preparatore incaricato di far crescere Gianluca Pagliuca.
Fu proprio Pagliuca uno degli allievi simbolo della scuola Battara. Il futuro portiere della Nazionale trovò in lui un maestro capace di curare non soltanto l’aspetto atletico e tecnico, ma anche quella solitudine particolare che accompagna ogni numero uno. La Sampdoria stessa, ricordandolo oggi, ha sottolineato il suo ruolo fondamentale nella formazione di Pagliuca.
Una dinastia di preparatori dei portieri
La sua eredità calcistica è diventata anche una storia di famiglia. Il figlio Massimo Battara ha intrapreso la medesima professione, lavorando per anni al fianco di Roberto Mancini e facendo parte dello staff dell’Italia campione d’Europa nel 2021. Il nipote Daniele ha proseguito lungo lo stesso sentiero, portando avanti una tradizione nata molti decenni prima sui campi d’allenamento.


