Antonio Chimenti spegne 56 candeline e nel calendario sentimentale del Cagliari il suo nome conserva ancora un posto riconoscibile. Nato a Bari il 30 giugno 1970, portiere di mestiere e di temperamento, Chimenti ha attraversato il calcio italiano con la postura di chi non ha mai avuto bisogno di rumore per farsi ricordare. La sua storia rossoblù non è lunghissima, ma è densa: una stagione e mezza, dal gennaio 2006 al 2007, sufficiente per lasciare tracce nette nella memoria dei tifosi.
Arrivato in Sardegna dopo gli anni alla Juventus, Chimenti ritrovò a Cagliari una maglia da titolare e un ruolo centrale. In rossoblù totalizzò 43 presenze in campionato, vivendo due annate nelle quali la squadra sarda aveva bisogno di esperienza, nervi saldi e riflessi pronti. Non era un portiere scenografico in senso moderno, ma un estremo difensore essenziale, reattivo, capace di stare dentro la partita anche quando la partita diventava grandine.
Il Cagliari e quella sfida speciale contro la Juventus
Tra gli episodi più ricordati della sua esperienza al Cagliari c’è la gara contro la Juventus del 15 aprile 2006, terminata 1-1. Fu una partita dal sapore particolare per Chimenti, ex bianconero chiamato a difendere la porta rossoblù contro il suo recente passato. In quella giornata il portiere pugliese fu protagonista anche parando un calcio di rigore ad Alessandro Del Piero, gesto tecnico e simbolico che contribuì a rafforzare il legame con la piazza.
Quel pomeriggio racconta bene il suo profilo: concentrazione, orgoglio e capacità di incidere nei momenti pesanti. Per un portiere, certe parate sono firme invisibili. Non finiscono sempre nei titoli per anni, ma restano nei racconti da bar, nelle discussioni da curva, nei ricordi che hanno ancora l’odore dell’erba e del fiato sospeso.
Carriera, club e identità tecnica
Prima e dopo il Cagliari, la carriera di Antonio Chimenti ha toccato piazze importanti. Cresciuto nella Sambenedettese, ha vestito anche le maglie di Tempio, Monza, Salernitana, Roma, Lecce, Juventus e Udinese. Con la Roma arrivò l’esordio in Serie A, mentre alla Salernitana e al Lecce consolidò la reputazione di portiere affidabile, prima del salto alla Juventus come alternativa di lusso a Gianluigi Buffon.
Alto 1,84, destro naturale, Chimenti era un portiere di scuola classica: buoni riflessi, senso della posizione, personalità e una certa allergia alla banalità. Anche per questo venne ricordato con affetto in più ambienti. Una curiosità accompagna il suo percorso: il soprannome “Zucchina”, associato agli anni romani e attribuito a Francesco Totti, dettaglio leggero dentro una carriera seria, quasi una figurina con il sorriso nell’album.
Cosa fa oggi: la scuola dei portieri continua
Appesi i guanti, Chimenti non ha mai davvero lasciato la porta. Ha intrapreso la carriera di preparatore dei portieri, lavorando tra settore giovanile, club professionistici e contesti federali. Dopo esperienze con le nazionali giovanili italiane, con la Sampdoria e con la SPAL, oggi risulta nello staff tecnico dell’Uzbekistan, guidato da Fabio Cannavaro, con il ruolo di allenatore dei portieri nella rappresentativa asiatica reduce dalla sua prima partecipazione iridata. Nel medesimo staff anche un’altra vecchia conoscenza rossoblù, Rolando Bianchi, assistente tecnico.
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Grande Chimenti auguroni 🍰
Molti, a torto, giudicano un portiere per lo stile, per la parata plateale e poi ti accorgi che durante la partita che conta non sanno comandare la difesa e non sanno tenere un piazzamento giusto tra i pali. Chimenti è stato un portiere efficace.
Fortissimo in quella stagione e mezzo grande Chimenti