Domani FIGC al voto per eleggere il nuovo presidente: sfida Malagò-Abete

Il favorito è l'ex presidente del CONI che giovedì ha avuto parere favorevole sulla sua eleggibilità da parte dell'Anac

Domani la Federcalcio andrà al voto per scegliere il nuovo presidente. La prima convocazione (che andrà deserta) è per le 8.30, la seconda certa è quella delle 11, presso il Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel. A succedere al dimissionario Gabriele Gravina saranno o l’ex n.1 del Coni, Giovanni Malagò, o l’ex presidente della LND, Giancarlo Abete.

263 delegati al voto

L’Assemblea interverrà in rappresentanza delle società della Serie A, Serie B, della Lega Pro, della LND, degli atleti e dei tecnici. Quest’ultime due componenti, come A e B, hanno appoggiato pubblicamente la candidatura di Malagò, rendendo l’ex n.1 del Coni il favorito alla vittoria finale, mentre la candidatura di Abete può far leva intanto sul 34% dei ‘suoi’ dilettanti.

Scrutinio segreto

Ci sarà dunque il sistema di voto elettronico e ciascun delegato potrà indicare un solo candidato. Il nuovo presidente, anche in caso di ballottaggio, sarà eletto con la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi (comprese le schede bianche, ma con esclusione dei voti nulli).

Nessun problema di eleggibilità per Malagò

L’Anac, nel parere richiesto dal ministro dello Sport Andrea Abodi all’Autorità anticorruzione in merito alla presunta ineleggibilità, per le norme sul ‘pantouflage’ nelle cariche apicali del sistema sportivo si è espressa così, attraverso una nota ufficiale: “La disposizione citata rinvia alla previsione contenuta nell’articolo 29-bis della legge n.262/2005, la quale, letta in combinato disposto con la norma di rinvio, richiede che il rapporto avviato al termine dell’incarico presso l’organo collegiale rientri tra i “rapporti di collaborazione, di consulenza o di impiego Considerato il tenore letterale della disposizione gli incarichi di presidente o di membro di organi collegiali degli enti privati in destinazione non sono riconducibili ad alcuna delle suddette categorie. Ne consegue che, nel caso di specie, difetta uno dei presupposti di applicabilità della disciplina delle incompatibilità successive prevista dall’articolo 3, comma 3-bis, decreto-legge n. 25/2025, con ciò rendendo non necessario l’esame degli ulteriori presupposti richiesti dalla disposizione medesima”.

Il programma di Malagò

“La Federazione deve accompagnare la Serie A senza invadere l’autonomia della Lega, ma assumendo il ruolo di garante dell’interesse generale. La crescita della massima divisione deve produrre benefici sull’intera piramide. Per questo le politiche federali dovranno collegare licenze nazionali, investimento nei vivai, sviluppo del calcio femminile, ammodernamento degli impianti e sostenibilità economica. Una Serie A più forte non è in contraddizione con un sistema più equilibrato: al contrario, senza una base solida la stessa competitività della massima divisione si indebolisce nel medio periodo. Il tema dei diritti audiovisivi è centrale, ma non sufficiente. Il valore del prodotto va difeso contrastando la pirateria, ampliando te piattaforme di distribuzione internazionale e migliorando l’esperienza allo stadio. La Serie A deve diventare una Lega più globale senza perdere la propria identità italiana: qualità tecnica, cultura tattica, storia, territori, rivalità sportive e stile devono essere organizzati come parte di una narrazione commerciale unitaria. La Presidenza federale dovrà sostenere questa agenda con una forte interlocuzione istituzionale su impiantistica, fiscalità, sicurezza, tecnologia e tutela dei contenuti, affinché la crescita della Serie A diventi crescita dell’intero sistema”.

E quello di Abete

Le difficolta di dar luogo a un progetto di riforma dei campionati, sono un dato oggettivo. I Club professionistici inglesi sono 92, quelli tedeschi 56, gli spagnoli 42 e i francesi 36. Nel rispetto del percorso sportivo e degli investimenti economici fatti da tanti Club che sono approdati al professionismo, occorre seriamente individuare dei parametri, delle modalità che consentano in maniera programmata senza facili scorciatoie lesive dei diritti di chi ha investito di giungere ad un ridimensionamento dell’area professionistica per il quale già la Federazione aveva presentato pochi mesi orsono un prima ipotesi di lavoro. La qualità del calcio italiano non nasce nei vertici, ma nei primi anni di formazione. Formare di più, formare meglio e formare tutti non è sufficiente: serve formare in modo progressivo, coerente e radicato nel campo. Rendere la formazione accessibile significa democratizzare il futuro del calcio”. 

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23 Commenti
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2 mesi fa

Ma chi gli vuole a questi!

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2 mesi fa

Sempre gli stessi, progaridade

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2 mesi fa

Che schifo

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2 mesi fa

Il Nulla Ke continua ad avanzare.Soldi Soldi Soldi

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2 mesi fa

Se fossero presidenti di calcio sani mi asterrei dalle votazioni mandando a pallino le candidature.

Danilo BG
2 mesi fa

Il ” vecchio ” che avanza, tutto nella norma in un calcio Italiano malato e pieno di debiti.

Maurizio64
2 mesi fa

Se potessi votare Malago’ avrebbe il mio voto…..vedesi successi con il CONI ed organizzazione vari eventi Olimpiadi Invernali Diamond League ed altre,speriamo in un cambiamento radicale…..tre Mondiali a casa sono una vergogna.

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2 mesi fa

E cosa cambia?

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2 mesi fa

Non cambia niente sempre gli stessi in mezzo alle Scatole !!!

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2 mesi fa

Schifo totale povera Italia !!!!

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