L’Editoriale – Un bambino di 12 anni non ha mai visto l’Italia a un Mondiale

Parlare di anno zero è non aver fatto tesoro di 12 anni di insuccessi è prendere per fessi i tifosi e questo non va bene

No, non è un pesce d’Aprile: il popolo italico-pallonaro si è svegliato questa mattina con una nuova certezza. La Bosnia Herzegovina sta alla Svezia del 2018 e alla Macedonia del Nord del 2022, ossia a una nazionale che sulla carta viene definita minore (chissà poi perché considerando la nostra storia recente?), ma che elimina per il terzo Mondiale consecutivo l’Italia dalla fase finale del torneo iridato. Questa volta ai rigori.

Assenza ingiustificata

Sono 12 anni che l’Italia non va a un Mondiale e dovrà aspettarne almeno altri quattro per provare a tornarci. In poche paroleun bambino di 12 non ha mai visto gli Azzurri giocare un Mondiale e tra quattro anni quel bambino di anni ne avrà 16 e vivrà ancora dei racconti del 2006 dell’Italia di Marcello Lippi Campione del Mondo a Berlino. Ah, a questo Mondiale si qualificavano 48 squadre contro le 32 del 2006.

La differenza con chi scrive che sentiva parlare della vittoria del Mondiale dell’82 nei racconti di suo padre è che, almeno, l’Italia l’aveva sempre vista al Mondiale e per uno che faceva ciclismo agonistico vedere Roberto Baggio a USA ’94 (avevo 13 anni, Ndr) fece cambiare completamente visione “sullo sport più bello del Mondo“.

Le 900 pagine derl Divin Codino

Roberto BaggioAlessandro Del PieroGianfranco Zola, Francesco Totti e ancora Giuseppe SignoriFilippo InzaghiEnrico Chiesa, Christian Vieri, giusto per citare qualcuno degli attaccanti su cui i C.t. potevano contare in quegli anni. Oggi ci troviamo a dover naturalizzare un Retegui qualsiasi per sperare di qualificarci non paghi  e tantomeno memori di naturalizzazioni quali quelle di Gabriel Paletta o Jorginho, Luiz Felipe Joao Pedro, Toloi o Eder, o ancora Emerson Palmieri, Vazquez, Schelotto o Osvaldo tanto per citarne alcuni. Ci siamo talmente abituati a questo livello medio tra Serie A e Nazionale che c’è chi osa suggerire come Di Marco sia più forte di un certo Paolo Maldini.

Anno zero” del calcio italiano

Di quello si sarebbe dovuto parlare nel 2018 dopo la Svezia e l’Italia di Ventura. Ma se si fosse ascoltato Roberto Baggio e il suo dossier di 900 pagine nel 2010 all’indomani della fallimentare spedizione al Mondiale in Sudafrica (almeno lì c’eravamo qualificati!) forse qualcosa avremmo potuto migliorare a livello di Settore Giovanili, crescita e formazione dei ragazzi e quant’altro. In quel dossier si parlava di rivoluzionare la formazione degli allenatoriscounting capillare sul territorio, creare già allora unarchivio digitale nazionale, puntare sulla tecnica, un centro studio permanente e il tutto improntato all’etica del lavoro, del rispetto con una formazione morale e una responsabilità sociale che crescesse di pari passo con il giocatore stesso. Se poi un ragazzo non fosse diventato professionista, almeno avrebbe avuto delle basi solide su cui crescere anche come persona e questo nessuno glielo avrebbe potuto più portare via per tutta la vita.

La politica nel pallone

Ma, come nella politica nazionale, anche nel calcio c’è chi è più attaccato alla poltrona che al bene dell’Italia. Del resto i nomi che girano nella “stanza dei bottoni” sono ciclicamente sempre gli stessi. Carraro, il cui primo mandato risale addirittura al 1976, GravinaAbete senza dimenticarci di Tavecchio. Ci hanno fatto credere ogni volta alla stessa litania dopo un fallimento azzurro, hanno provato a farci credere che inserendo regole assurde come gli “Under” nel calcio dilettantistico si sarebbe risollevato il calcio a livello giovanile. Se uno è buono è buono a qualsiasi età. Basta discorsi! E’ ora di svegliarsi.

Se l’Italia che non va al Mondiale contro la Svezia è stato uno shock, e quella contro la Macedonia una bella incazzatura, all’Italia fuori con la Bosnia Herzegovina ci siamo quasi abituati ed è questo che dovrebbe far preoccupare maggiormente “la politica del pallone“. Del resto se riesci a incassare 4 reti da Israele in una sola partita e 7 gol in due gare dalla Norvegia qualche domanda dovrai pur portela. Vi rendete conto che state creando una generazione del tutto disinteressata alla Nazionale Italiana con il vostro modus operandi?

Gli stranieri

E poi la Serie A, ma anche la Serie B e la Serie C, non è mai stato un problema di quante squadre professionistiche ci sono, non è un problema di diritti TV: quelli diventano problemi se chi valuta il calcio italiano pensa solo al “vil danaro.

Il problema grosso sono che il nostro campionato è passato dall’essere il più bello e desiderato del mondo alla quarta o quinta scelta a livello europeo. Triturato da Premier LeagueLigaBundesliga e probabilmente anche dalla Ligue 1 e presto anche dalla SuperLig turca dove il Governo per far crescere il livello ha pensato a sgravi fiscali per i club che acquisiscono campioni provenienti dall’estero, ma con minimo di giocatori turchi da schierare nella formazione titolare di ogni singola squadra.

Un altro “specchietto” di questo declassamento dei club e del calcio italiano è ritrovavile nelle competizioni europee dove una volta i nostri club dominavano e ora sono semplici “sparring partner” facendo sempre più fatica. ù

E poi gli stranieri che fanno la differenza sono quelli che arrivano da Inghilterra e Spagna, anche a più di 40 anni, che vedono ora la Serie A come un “buen ritiro”. Avete presente Modric? Oppure De Bruyne? O McTominay che ormai nel deludente Manchester United degli ultimi anni non era altro che una riserva? Nella Bosnia il capitano e bomber è Edin Dzeko, classe ’86, 40 anni. Non discutiamo la classe del “Cigno di Sarajevo“, ma attualmente gioca in Serie B tedesca con lo Schalke04 e abbiamo difficoltà ad arginarlo. Siamo perfino curiosi di conoscere quanti sapevano chi fosse Haris Tabakovic prima di ieri sera. Ecco tutto ciò non vi fa sorgere domande legittime?

Serve un limite minimo di italiani in ogni squadra

In un torneo dove la percentuale di calciatori italiani nelle rose è di circa il 33% e se si considera il loro utilizzo si scende anche sotto a quella già triste percentuale ripartire dai giocatori italiani deve essere la base! Ma come? Nessun limite agli stranieri, nessuna distinzione tra comunitari ed extracomunitari, tesseratene quanti vi pare, ma in campo devono obbligatoriamente andarci nella formazione titolare cinque o sei italiani.

La Serie A che attirava i campioni veri (senza risalire ai tempi dei tempi) aveva inizialmente una limitazione di tre stranieri per squadra. C’erano squadre come il Vicenza di Guidolin che arrivava a una semifinale di Coppa delle Coppe battendo il Chelsea 1-0 aveva nella formazione titolare 10/11 di calciatori italiani. L’unico straniero era Mendez. In quel Vicenza c’era Pasquale Luiso, il “Toro di Sora”, che si batteva per la classifica marcatori di una Serie A di alto livello con Hubner tra Piacenza e Brescia, o Igor Protti capocannoniere con un Bari retrocesso, c’era Cristiano Lucarelli super bomber del Livorno. Giusto per citare il nome di qualche attaccante italiano che segnava caterve di gol, ma in azzurro erano chiusi dalla qualità media degli altri attaccanti. Oggi sarebbero titolari inamovibili. Ora, almeno, diamo un limite minimo di italiani in campo. Se non volete farlo per lo sport, fatelo almeno per quel bambino che oggi ha 12 anni e non ha mai visto gli Azzurri a un Mondiale!

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15 Commenti
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Navigator
5 mesi fa

Se non cambiano i vertici attuali sarà sempre un copia- incolla.Ci sono tanti giovani in serie A di talento che potrebbero fare la differenza e ridare dignità alla nazionale.

V per vendemmia
5 mesi fa
Reply to  Navigator

Dovrebbero dare meno poteri ai procuratori dei calciatori

Commento da Facebook
5 mesi fa

meglio così, ci sono tanti sport migliori rispetto al calcio.

Marius Fc
5 mesi fa

Se è per questo anche ragazzini di 14-15 anni non solo di dodici, perché 12 anni fa avevano 2-3 anni quindi molto piccoli, andiamo ma che articolo è.

Pinuccio
5 mesi fa

Be però si sta godendo tre guerre molto da vicino,nettamente meglio!

Set point
5 mesi fa

Quanti nonni non avevano mai visto un tennista “italiano” come Sinner?

Last edited 5 mesi fa by Set point
Osellame
5 mesi fa
Reply to  Set point

Io ho visto Pignatta

Tix
5 mesi fa
Reply to  Set point

Io ho visto Adriano Panatta ,Nicola Pietrangeli, Corrado Barazzutti e Paolo Bertolucci facevo la leva militare a Roma ,fai tu

Set Point
5 mesi fa
Reply to  Tix

Fai tu cosa? 40 e 50 anni fa…Non sono stati numeri 1 al mondo come Sinner.

Tonyos (Forza Cagliari)
5 mesi fa
Reply to  Set Point

Non erano numeri 1 ma vincevano Slam, cioè i tornei più importanti al mondo, ed erano ai vertici delle classifiche mondiali. Niente a che vedere con il calcio italiano attuale…

Set Point
5 mesi fa

Infatti, dopo di loro molto più di 12 anni di nulla o quasi.

Ronaldeiolinho(Porto Alegre)💯 🫁
5 mesi fa

Fa in tempo a diventare maggiorenne mi sa che non la vedrà..il calcio italiano è morto nonostante stiano nascendo grandi allenatori come Pisacane con una visione futuristica 🏈

Francesco
5 mesi fa

A Margiani basta il 17mo posto dell’A2

Victorinho
5 mesi fa

Io in settant’anni lo scudetto del Cagliari è vedendo i personaggi sarà l’unico che vincerà anche perché altre Saras non credo che né apriranno

Set point
5 mesi fa
Reply to  Victorinho

Per te dovrebbero riaprire la prima elementare.

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