“L’omissione, reiterata in due distinte occasioni, ha impedito la diagnosi di una patologia potenzialmente letale in un giovane atleta professionista, con le conseguenze drammatiche che ne sono derivate”. A dirlo sono i giudici della Cassazione nelle motivazione della sentenza che ha confermato la condanna a un anno di reclusione (pena sospesa) per il professore Giorgio Galanti, l’ex direttore sanitario di Medicina dello Sport dell’ospedale di Careggi, accusato di omicidio colposo per aver certificato in due occasioni, nel 2016 e nel 2017, l’idoneità sportiva dell’allora capitano della Fiorentina, Davide Astori, morto a 31 anni per una fibrillazione ventricolare dovuta a una cardiomiopatia aritmogena mai diagnosticata. Anche per la Corte di Cassazione la morte del calciatore, trovato nella camera di albergo a Udine la mattina del 4 marzo 2018, poteva essere evitata.
Nelle motivazioni ,riportate dai colleghi di Laviola.it si censura infatti il mancato impiego dell’Holter “per escludere la natura patologica associata a cardiopatia della predetta extrasistolia”. Proprio le aritmie rilevate durante le prove da sforzo del 2016 e del 2017, argomenta la Corte, “costituivano un sospetto clinico motivato per procedere agli accertamenti di secondo e terzo livello previsti dalle linee guida. L’aritmia osservata nel 2014 e poi ancora nel 2016 e nel 2017, in un atleta professionista sottoposto quotidianamente a sforzi fisici intensi – si legge nella sentenza – doveva indurre, in base ad una buona pratica clinico-assistenziale, pur in assenza di familiarità e di sintomaticità,a sottoporre l’atleta ad indagine cardiologiche più approfondite per escludere la natura patologica associata a cardiopatia della predetta extrasistolia”. Il professore ha rilasciato due distinti certificati, non prescrivendo ulteriori accertamenti, “ritenendoli superflui”.
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