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ESCLUSIVA – A. Di Chiara: “Cagliari-Parma, risalire la china. Riva il mio mito”

L’ex difensore del Parma e della Nazionale, Alberto Di Chiara, in esclusiva ai microfoni di CalcioCasteddu per una chiacchierata sul match di sabato all’Unipol Domus: tra passato e presente

LIVELLAMENTO. “La Serie B in corso rappresenta uno dei tornei più difficili degli ultimi anni, competizione che è sempre stata complicata. Però prima era più semplice fare dei pronostici: oggi invece il calcio italiano si è livellato parecchio e verso il basso. Alcuni club di blasone, come ad esempio Cagliari e Parma, stanno trovando grandi difficoltà anche per questo“.

RISALIRE LA CHINA. “I ducali, con l’arrivo della proprietà americana, hanno fatto fatica e purtroppo è arrivata pure una retrocessione. Ora stanno risalendo la china, ma non è semplice. Ne sa qualcosa il Cagliari, che sta arrancando dopo la caduta di alcuni mesi fa. Liverani conosce bene la categoria, Pecchia è un tecnico equilibrato: cercheranno di portare le rispettive squadre il più in alto possibile“.

TRACOLLO TECNICO. “La B che giocai quasi 40 anni fa era un torneo importante, così come la C dell’epoca. Per fare un paragone, militai nella Reggiana con Francini e Carnevale, giocatori importanti arrivati poi all’azzurro. Oggi il discorso è completamente cambiato: il calcio si è modificato in peggio, gli interessi economici sono lievitati in maniera esponenziale. Non solo, è arrivato proprio un tracollo a livello tecnico, legato ai tempi di gioco che oggi sono poco curati. Parliamo del valore di uno stop fatto bene, per esempio. Un impoverimento generale che ha fatto da effetto domino sull’intero movimento e, alla lunga, ha coinvolto pure la Nazionale di Mancini“.

PARMA. “A Parma ho vissuto l’apice della mia carriera. 5 anni e 4 coppe conquistate. Ho esordito da professionista nel 1981 e chiuso nel 1997, avendo la possibilità di vivere il periodo più bello del nostro calcio con quei due decenni meravigliosi. Era una Serie A di grandissimo livello, si giocava contro avversari stellari. Il Milan degli olandesi, il Napoli di Maradona, la Sampdoria di Mancini e Vialli… tanti campioni che nemmeno ebbero la possibilità di andare in Nazionale. Esordii con la Roma a 16 anni e giocai con un bomber come Roberto Pruzzo: lui trovò pochissimo spazio in azzurro, un peccato ma anche figlio della grande concorrenza di quel periodo. Se pensiamo allo scenario odierno…“.

SCARSI CONTENUTI. “La squadra ducale è riuscita a compiere un autentico miracolo sportivo, all’inizio degli anni Novanta, vincendo in Italia e in Europa. È cambiato tutto il sistema. Negli ultimi 15 anni hanno dominato la scena Cristiano Ronaldo e Messi, perché dietro di loro c’è stato il deserto. Un Maradona chissà cosa avrebbe fatto oggi… Basti pensare che l’ultimo Pallone d’Oro lo ha vinto il 35enne Benzema. Il Mondiale? Bello, per carità: ma ci sono partite che non si possono davvero guardare“.

CAGLIARI E IL MITO. “Per venire a giocare a Cagliari non c’è mai stato un contatto. Però alla squadra rossoblù sono affezionato da sempre, perché il mio mito era Gigi Riva e mi ha fatto appassionare ancora di più al pallone. Ho sempre voluto indossare il numero 11, finché non sono passato al 3! Mio fratello Stefano, il giorno in cui ho debuttato in A nel 1981 contro il Bologna, avvertì Gigi del mio esordio e porto quel momento nel cuore. Ho avuto la possibilità in seguito di conoscerlo come dirigente, durante la mia militanza in Nazionale: un onore“.


IL PROFILO.

Alberto Di Chiara è nato a Roma nel 1964. Fratello minore di Stefano, difensore grintoso che passò anche per Cagliari all’inizio degli anni Ottanta, è stato uno dei più dotati giocatori di fascia sinistra nel nostro calcio. Debutta giovanissimo nella Roma e vince la Coppa Italia 1981. Le sue capacità dinamiche, di inserimento e in appoggio alle due fasi, lo hanno messo in mostra con i colori di Reggiana, Lecce e Fiorentina. Un’ala vecchio stampo: con il passaggio a Parma fu reinventato terzino sinistro da Scala per la definitiva consacrazione. 7 presenze in azzurro con Arrigo Sacchi, segnate da un infortunio contro la Scozia e la mancata chiamata per USA ’94. Ha chiuso la carriera con il Perugia nel 1997. In totale, tra campionato, coppe e Nazionale, ha collezionato 542 presenze e 38 reti in partite ufficiali. Nel post agonismo ha ricoperto i ruoli di direttore sportivo, addetto stampa, procuratore e opinionista radio-televisivo. Tra il 2013 e il 2015 è stato il secondo di Giuseppe Giannini, suo compagno ai tempi della Roma, sulla panchina del Libano.

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