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Capozucca, le ragioni dell’addio non sono da ricercare nel mercato

Il direttore sportivo sollevato dall’incarico dopo un anno e mezzo fra crisi economica e rivoluzioni progettuali

LA ROTTURA. Il saggio diceva: “Prima di farti licenziare, dimettiti”. Non è stato il caso di Stefano Capozucca, uno abituato a dire ciò che pensa in ogni circostanza. L’ormai ex ds rossoblù lascia il Cagliari concludendo la sua seconda avventura in Sardegna e lo fa dopo una cocente retrocessione, una crisi in Serie B, ma anche una salvezza miracolosa ottenuta appena un anno e mezzo fa.

I MOTIVI. Mai in discussione per il presidente Giulini che aveva deciso di affidare a lui le chiavi della rinascita dopo la retrocessione, esperienza che se non ha rotto il rapporto professionale tra i due lo ha sicuramente intaccato. Insieme hanno scelto Liverani e quasi senza risorse economiche Capozucca era riuscito a consegnare al tecnico una squadra competitiva e con diversi giocatori richiesti espressamente dal mister per il suo gioco. Il mercato dunque non è sotto accusa, nonostante alcune difficoltà in uscita causate però dalle richieste importanti (e sacrosante!) del club e dei calciatori.

Tra i maggiori pentimenti del ds c’era quello di aver difeso troppo Mazzarri. E forse memore di questo errore l’atteggiamento verso la crisi di Liverani potrebbe essere stato diverso, visto che a pagare per ora è soltanto il direttore. In ogni caso il feeling con il presidente ha finito per rompersi dopo la sconfitta di Ascoli, segno che la gara ha lasciato cicatrici pesanti nonostante la soddisfazione dell’allenatore per il gioco espresso. Contro la Reggina il patron Giulini si aspetta i tre punti, altrimenti gli scossoni potrebbero non essere finiti qui.

Capozucca è il primo a pagare in questa ennesima crisi di una presidenza travagliata, ma come diceva un altro saggio: “Nessun uomo è mai stato licenziato perché ascoltava troppo”.

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