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Quell’errore di tenere Semplici senza convinzione: iniziò tutto da lì. La retrocessione? Logica conseguenza

Dopo la salvezza il tecnico fiorentino venne confermato ma solo per non aver chiuso con Juric e Ranieri

Nella vita di tutti i giorni la convinzione di quello che si fa è ovviamente basilare. Ma lo è anche nello sport, calcio in primis. Certo la differenza tra restare in Serie A e retrocedere, è tanta. Ma non è tutto. Chi ci mette i soldi è padrone di agire come vuole, ma anche (come in questo caso) di pagarne le conseguenze e riflettere seriamente.

UNA RETROCESSIONE PARTITA DA LONTANO. Riavvolgiamo il nastro. Il Cagliari, esattamente 12 mesi, fa ottiene la salvezza con Semplici che sistema le cose venendo ingaggiato con l’esonero di Di Francesco, voluto fortemente da Giulini con un ingaggio di 1.8 milioni di euro a stagione più bonus in caso di qualificazione in Europa. Progetto però naufragato. Si riparte da Semplici dunque, ma dopo che inutilmente si è cercato di convincere Juric (in parola da mesi col Torino per il dopo Verona) e Ranieri. Quest’ultimo, molto amato dai tifosi, sarebbe stato un ritorno. Ma l’allenatore romano, che aveva lasciato la Sampdoria, in quel momento aveva in testa di allenare una nazionale, per dimostrare che il progetto Grecia era stato solo un incidente di percorso. Una nazionale che non arrivò, con Ranieri che tornò per la quarta volta in carriera in Premier, per poi subire l’esonero poco dopo.

Ma, come scritto in precedenza, senza convinzione non si va da nessuna parte. Il mercato, caso Nainggolan a parte, non è brillante e solo a fine sessione estiva arrivano Bellanova e Keita Baldè, con tanto di sbandieramento su Twitter come fosse stato ingaggiato Messi… Nel frattempo il campionato inizia e, dopo la terza giornata (col 2-3 alla Unipol Domus col Genoa allora di Ballardini) arriva il benservito a Semplici. Giulini, che da tempo lo inseguiva, convince attraverso un altro lauto ingaggio ad 1.8 più bonus triennale, Mazzarri. Il quale, nonostante il 2-2 all’esordio in casa della Lazio, non fa fare il salto di qualità col fatto che ha preso la squadra in mano senza averla costruita e plasmata in ritiro. Fino al mercato di gennaio non si può toccare nulla. Intanto lo spogliatoio è una polveriera. Godin, poco gradito già in estate e Caceres, vengono epurati. L’inizio del 2022 è da spettacolo.

Le vittorie di Bergamo con l’Atalanta e a Torino (oltre alla grande prestazione col Napoli) illudono. Ma si rivelerà un boomerang. Perché contro la Lazio inizia quella supponenza che è la discesa verso la B. 7 sconfitte in 8 partite, portano al licenziamento di Mazzarri. Si sceglie di affidare il gruppo ad Agostini, che ha condotto brillantemente la Primavera (che mercoledì inizia il percorso play-off Scudetto). Ma la frittata è fatta. Due pareggi, 1-1 nello scontro diretto con la Salernitana e 0-0 ieri sera a Venezia, con in mezzo il ko con l’Inter per 3-1, non bastano. Si va in Serie B, certificata ieri, ma programmata dalla scorsa estate con tanti errori della Società. E a pagare sono sempre i tifosi, che alla Unipol Domus e in trasferta, ci sono sempre stati. Su questo va fatta una seria riflessione presidente Giulini, perché chiedere scusa in tv a fine gara col Venezia è troppo poco.

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