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Il dribbling di... Mario Frongia

Il Dribbling di… Mario Frongia. Cagliari: che Dio ce la mandi buona

L’esonero di Semplici dopo tre turni e un punto. L’arrivo di Mazzarri con la Lazio alle porte. Una strategia societaria bizzarra e complicata da decifrare

Dicevate del disco rotto. Il mio. Bene. Ma vedo che la materia prima non manca. E la confeziona sempre la stessa figura. Incapace di avere e convivere con consiglieri esperti e autoritari. Poco  avvezzo a relazioni, che possano aiutare, suggerire, sostenere. Riottoso e restio al confronto. “Se avesse una puntina di tette farebbe pure la presentatrice” diceva il buon Enzo Biagi del primo Berlusconi. Ecco, quando si vuol fare sempre in solitudine si paga dazio. Esautorando, esonerando, estromettendo non si cresce. Mandando avanti pensieri e parole che si scontrano con la realtà e i fatti si soffre. Dando per certo che tutti si bevano qualsiasi frase si inciampa. Per dire, quelle dettate in diretta a Videolina nel post ko con il Genoa, a neanche 24 ore da quello che sarà l’esonero di Semplici.

Ma su questo torniamo dopo. Sul modus operandi, disco rotto o meno, purtroppo devo ripassare i concetti. E, potete crederci, mi piacerebbe dibattere di calcio, partite, gesti tecnici, talenti, bidoni e altre storie. Della Sardegna, del Cagliari, dei sardi che aspettano la loro squadra. E si sentono felici e leggeri nel vederla giocare a testa alta. Magari, perdere. Ma con orgoglio. Invece no. Siamo avvolti – parlo al plurale e, oltre a chi si occupa del Cagliari per lavoro, includo la stragrande maggioranza di voi tifosi: sinceri e puliti, di buona memoria, senza paraocchi – da una melassa che ottunde, disfa certezze, rende quasi impotenti, amareggia e disaffeziona. La pandemia e il Covid non c’entrano nulla. C’entra, eccome, la ripetitiva necessità di dire mezze verità, di pensare prevalentemente al business, il voler celare e non rispondere su scelte e temi cruciali, che si tratti dell’allenatore, della rosa, dei contratti, degli accordi.

Nulla di segreto, anche perché ai tifosi si chiede fiducia, denari – le curve a 25 euro per lo Spezia, continuo a ritenere siano state un eccesso – puntualità, passione. Poi, tutti vedono, osservano, sono scafati. Ecco, caro Tommaso Giulini, questo popolo sta perdendo, o ha perso, gran parte di questi sentimenti. Non si fida, ha preso bastonate, sta sempre lì a soffrire, vede un gruppo di, alcuni, buoni giocatori che si squaglia e si affloscia dopo neanche un’ora di gioco. Intuisce fragilità mentale – e anche fisico-agonistica – poca personalità, mancanza di leadership. Perché anche le piccole e le debuttanti corrono, si battono su tutti i palloni, sono formate da sconosciuti. Magari, bisticciano, prendono, se serve, cartellini ma non mollano mai. Sarà stata tutta colpa di Semplici? Come prima, pur con le dovute differenze, dei vari allenatori esonerati? A proposito, Lei, caro Uomo solo al comando, ha demolito il record di mangiallenatori detenuto da Massimo Cellino: considerando le prime otto stagioni al Cagliari si viaggia alla media di 0,87 cambi a stagione. Cellino era fermo a 0,5.

Dal miracolo alla cacciata. Sappiamo tutti che Leonardo Semplici era una vittima predestinata. Non serviva un oracolo – l’ho scritto persino io nel Dribbling del 12 giugno scorso – per capire che l’incarico sarebbe stato a tempo. Semplici è stato tenuto, nonostante la salvezza miracolosa, dopo le richieste insormontabili di Juric, precise e con opportune garanzie. Adesso, vedo che la tribù dei giganti da tastiera e del senno di poi cresce: Semplici non ha portato nulla, né gioco né organizzazione”, “Ci siamo salvati per il suicidio di Parma e Benevento, “Se avessero dato il gol a Osimhen e fatto battere il rigore al Benevento eccetera. Beh, messa così è facile. Ma terribilmente ingiusto. Semplici non sarà Guardiola ma ha mostrato onestà e capacità di lavoro in un gruppo con forti discrepanze e demotivato. Inciso tattico-tecnico: a 3 o a 4 dietro cambia poco se gli interpreti sono gli stessi. La difesa in campo contro il Genoa (Walukiewicz, Ceppitelli e Carboni) è grosso modo la stessa che ha chiuso tra le peggiori sei l’anno scorso. Certo, c’erano anche Godin, Rugani, Klavan, Calabresi, Asamoah (a proposito, se è vero che per giocare in cinque mesi poco di qualche ritaglio gli hanno dato un milione di euro, Nainggolan, vi piaccia o meno, aveva ragione da vendere nel chiedere denari!).

Direte che il doppio cambio Zappa-Walukiewicz, sul 2-0, per CaceresBellanova, è stato fatale? Può essere. Ma chissà che non ci sia stato un suggeritore. Però, la sostanza non cambia. Semplici è andato. Ma meritava la riconferma a Milano, dopo il pareggio con il Milan di Pioli, a lungo capolista in stagione: a San Siro i rossoneri si giocavano l’approdo in Champions e l’hanno raggiunto solo battendo l’Atalanta all’ultima giornata. Ecco, quella mancata riconferma ha chiarito ruoli e aspettative. Semplici ha raccontato di un forte faccia a faccia. Potrebbe riferirsi al post partita persa in casa con il Verona. Quel Cagliari parte con Pavoletti e Simeone, sani e in forma, in panchina. E Cerri dal via.

Il patron si infila e chiede. Va come sappiamo. Ma quel passaggio pare aver creato un confronto acceso. Lo spogliatoio vede e sa. I giocatori parlano con agenti, procuratori, giornalisti, ex compagni e allenatori di altri club. Del clima al Cagliari l’Italia pallonara si è fatta un’idea. Conta? No, o chissenefrega. Ma può aiutare a spiegare alcuni passaggi successivi. Il patron ha la certezza di poter comprare sempre il tutto. Per poi magari rivenderlo un attimo dopo: persone, giornali e giornalisti, tecnici e giardinieri, collaboratori e assistenti. Ma la strategia è rischiosa. E il campo ha dato giudizi difficili da contraddire. Non è sufficiente sbandierare un organico di chissà quale valore se poi le prestazioni, individuali e collettive, sono deficitarie. In qualsiasi ramo d’impresa non basta fare proclami, declamare progetti, mistificare e, spesso, manipolare l’opinione pubblica se poi i fatti sono puntuali smentite. “Mi sarebbe piaciuto completare il lavoro e giocare almeno una volta con la rosa al completo” la sintesi del post di Semplici. Prima delle gare con Spezia, Milan e Genoa ha ripetuto come un mantra “un allenatore chiede alcuni giocatori, poi la società decide”. Quindi, acquisti e cessioni sono stati concordati? C’è stata una strategia? Oppure, ha fatto e disfatto il proprietario del club? Sì, il disco è rotto. Ma la melodia pure.

Dunque, Walter Mazzarri. La domanda giusta in premessa sarebbe: che fine ha fatto Stefano Capozucca? Se ne sentono tante, anche che sarebbe stato pronto alle dimissioni dopo la chiusura del mercato. L’uscita a vuoto su Godin con un contratto faraonico – firmato e spaparanzato non certo da Zagor o Diabolik quando il Covid c’era – non alla portata del club, con il capitano storico della Celeste che ha risposto dall’altro capo del mondo, è una delle perle. Capozucca sa di calcio. Ha dato una mano fondamentale a rimettere ordine nel marasma post Di Francesco, con l’incolpevole Carta al fianco. Ma crocifiggerlo adesso mi pare eccessivo. A proposito, dall’altra parte del Tirreno dicono che avrebbe voluto Iachini: al di là delle preferenze e delle simpatie, significa che dietro le quinte – più dell’aver fatto un punto in tre gare, due in casa contro dirette concorrenti – la situazione non è per nulla ottimale.

Quindi, grazie Leonardo. E ben trovato Walter. Non piace, ha un carattere spigoloso, difetta in simpatia, cosa mai avrà vinto? Opinioni. Adesso, c’è solo da sperare che trovi la chiave, almeno motivazionale, per ridare energia, autostima e credibilità alla squadra. Chi tifa Cagliari da sempre o da mezzora, chi è solo sportivo ma è sardo, e anche chi non lo è ma ricorda le gesta di Riva, di Brugnera con un sesto posto memorabile, di Zola e, per stare alla nuova gestione, dell’undicesimo posto da neopromossa con Rastelli in panca, deve stare al fianco della squadra e del tecnico. Per ora, la permanenza in Serie A è lo scudetto dei colori rossoblù. Per la presidenza, ormai, è come sparare sulla Croce rossa. Per cui, a Mazzarri va un sincero in bocca al lupo.

Notarella. Ma se ha firmato un contratto triennale, a un milione e ottocentomila euro a stagione, la questione legata all’Indicatore di liquidità salta per aria o no? Dal Cagliari è difficile che rispondano. Sul tema, rispondo a vari lettori: le conferenze pre gara le facciamo su Zoom. Chissa, ma ormai hanno mangiato la foglia, se torneremo presto in presenza. Non sappiamo se ce ne sarà una per la presentazione dell’allenatore: allo stato attuale (19.30 di mercoledì) non è dato sapere. Credo si intuisca che qualsiasi conferenza a distanza è ingessata: ci fanno fare una domanda a testa, amen. Qualsiasi risposta non permette di controbattere, il banco vince sempre. Urlate Forza Cagliari!

 

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