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Cagliari, amalgama e coraggio. Con “i tre leoni” nel motore

La squadra rossoblù ha centrato la seconda affermazione consecutiva, grazie al 4-2 rifilato ieri sera al Torino. Successo meritato, frutto di diversi fattori. Ma che ha consentito, al tempo stesso, di mettere maggiormente a fuoco alcuni aspetti

FACCIA TOSTA. Walter Zenga sta tenendo fede alle promesse fatte: lui non guarda la carta d’identità, fa giocare chi merita senza guardare in faccia nessuno, se necessario. Nessun problema, anche se si tratta di buttare nella mischia due giovani che insieme non arrivano a 40 anni. Oltretutto in una difesa a tre, dove capitan Ceppitelli probabilmente era forse più teso sia di Sebastian Walukiewicz che di Andrea Carboni. Che soddisfazione, questi ragazzi. Il polacco – sebbene non sia stato reattivo sul primo gol del Torino – gioca a testa alta, non disdegna l’avanzata e fa valere il fisico. Mentre, per il ragazzo nativo di Sorgono, c’è da tributargli un applauso strameritato. Senza sapere come stanno le cose, avreste mai detto che stava disputando la sua prima partita da titolare in Serie A? Va bene che c’era da registrare la doppia assenza degli acciaccati Klavan e Pisacane: seppur facilitati nel trovare una maglia, i due giovani hanno già meritato di poterci stare – eccome – a questi livelli.

I TRE LEONI. Il centrocampo del Cagliari può contare su tre autentici leoni, da fare invidia a tante squadre: Nainggolan, Nández e Rog. Leoni, in quanto accomunati dalla medesima caratteristica: la proverbiale grinta. Oltre a carattere e personalità da vendere. Il Ninja rientrava dopo i guai al polpaccio, ma guardate che prestazione superba ha tirato fuori! E meno male che la sua convocazione era in dubbio… ha insaccato (di sinistro, oltretutto) un bellissimo gol e macinato chilometri, da MVP della partita. Ormai sanno anche i sassi che gradirebbe restare a Cagliari, mai dire mai. Per quanto riguarda l’indomabile Nández, beh… si tratta del classico elemento che tutti gli allenatori vorrebbero. Non si dà mai per vinto, ha il dna del guerriero e lo mostra con orgoglio. Che gol, oltretutto! Evidentemente, quando vede il Torino si esalta e vede la porta: vai a sapere il motivo. Ultimo, ma non meno importante, Marko Rog. Le mansioni e le posizioni cambiano di gara in gara per lui, però poco incide sul suo approccio. Quando intravvede un corridoio ci si infila senza indugio, facendo mangiare l’erba agli avversari. Poi ringhia, insegue. Un appunto, però, bisogna muoverlo: deve far fruttare la capacità di tiro in modo più deciso.

RIFLESSIONI. Il Cagliari di Zenga è in costante miglioramento, atletico e tattico. I risultati stanno arrivando, le reti anche. Però qualcosa per strada, alla Sardegna Arena, è stato perso. Le indicazioni fornite dalla serata restituiscono alcuni aspetti su cui vale la pena riflettere, valutare, discutere: quel pizzico di insicurezza che Alessio Cragno ha manifestato ieri e contro il Verona, ad esempio. Che il dualismo con Olsen lo stia condizionando? E poi la fatica che Artur Ionita, prezioso e duttile rossoblù delle ultime annate, sta facendo in queste prime uscite dopo il lockdown. D’accordo, gli viene richiesto di giostrare in un ruolo non ideale per le sue caratteristiche, di fatto sulla fascia. Questo a sua discolpa. Però l’approccio e la concentrazione – pecca anche a livello complessivo, vedi rilassamento sui gol del Torino – potrebbero essere migliori: da un uomo di rendimento come lui, è lecito attenderlo. Infine, non può essere dimenticata la penuria di opzioni offensive. Simeone sugli scudi, con tre reti in tre gare. Con tutti questi impegni ravvicinati, sembra sia difficile dosarne le energie. Un potenziale problema. Perché in panchina, per sostituirlo, c’è il solo Paloschi al quale non è stato trovato spazio da Zenga (tranne una ventina di minuti a Verona). Per João Pedro si può contare su Ragatzu, ben visto dal Mister. Pereiro è un mezzo punto interrogativo, finora. E poi? Che la buona sorte conservi gli avanti rossoblù…

 

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