Arrivato come consigliere personale di Tonino Orrù nel lontano 1987, diventò ben presto un furbissimo direttore sportivo
Uno dei protagonisti della rinascita del Cagliari dopo i disastri della dirigenza griffata Fausto Moi non può non essere il buon Carmine Longo. Laureato alla Bocconi, voluto fortemente da Tonino Orrù con l’iniziale compito di far quadrare i conti di una società in decisa convalescenza dopo il concretissimo rischio del fallimento. Ma c’era bisogno di qualcosa in più, soprattutto di qualcuno che potesse anche costruire una squadra, facendo parallelamente attenzione a rimanere all’interno del non esaltante budget. “Servono calciatori giovani, bravi e che costino poco, il che è impossibile. Ma vedremo nei prossimi giorni con le riunioni e le contro riunioni cosa riusciremo a tirare giù”. Queste le sue parole ad un cronista della stampa locale nell’agosto del 1987. Con alacre e certosino lavoro porta in Sardegna dei giovani che faranno la storia rossoblù, diede il suo benestare all’ingaggio di Claudio Ranieri, e riuscì pure a mantenere i conti in ordine. Assieme a quel grande gruppo il Cagliari tornò in serie A, scoprì e valorizzò giocatori importanti. Ma l’arrivo di Cellino gli impedì di operare in autonomia, il che provocò il divorzio dalla società rossoblù. Tra i suoi “trofei” più importanti ricordiamo giocatori come Ielpo, Cappioli, Bisoli, Pancaro ed il suo legame con il procuratore uruguaiano Paco Casal che favorì l’arrivo in rossoblù di diversi elementi decisivi. E’ scomparso il 24 dicembre 2015, poche ore prima che il Cagliari giocasse una gara di campionato di serie B proprio contro la Salernitana, sua città natale.



Uno dei migliori DS di sempre, forse il migliore se si tiene conto delle limitatissime risorse finanziarie. Buona vita, ovunque lei sia.
Sono d’accordo su tutto.
Lasciando perdere il periodo scudetto, sicuramente il migliore ds, ma soprattutto il dirigente più intenditore di calcio che abbiamo avuto, puntava su giovani, praticamente sconosciuti. e puntualmante erano esattamente quello che serviva in quel momento alla squadra.
Assurdo che sia finita con la sua cacciata da parte di Cellino
Un grandissimo direttore sportivo, un uomo colto che fece scelte conoscendo giocatori e caratteristiche, lo rividi a Bologna e mi salutò con affetto, disse che avrebbe fatto una squadra forte, infatti prese giocatori forti e che alla vendita permisero un ottimo margine. Un grande.