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La fredda notte di Mechelen. Il ricordo di chi l’ha vissuta: “Che bello incontrare in tanti emigrati”

Era il 25 novembre 1993 ed il Cagliari dominava sotto la neve il Malines. Quel giorno fu indimenticabile per i tanti tifosi sardi presenti

Freddo, gelo: temperature a cui un sardo non è di certo abituato. Ma quando si segue la propria passione, il Cagliari in questo caso, neanche la rigidità delle condizioni atmosferiche possono rappresentare un ostacolo.

Nei quarti di finale di Coppa Uefa i rossoblù affrontarono i belgi del Malines, squadra di discreta levatura e che schierava in porta uno dei migliori nel suo ruolo: Michel Preud’Homme.

Ma Bruno Giorgi voleva regalare una grande gioia ai tifosi presenti, non solo quelli giunti dalla stessa Sardegna, ma anche per i tanti, tantissimi immigrati che avevano lasciato la loro terra per andar a cercar fortuna nello stesso Belgio, in Germania, o in Svizzera.

Erano lì, tutti uniti come un sol popolo, ed in diversi proruppero in lacrime nel poter vedere da vicino i loro beniamini. Abbiamo avuto il grande piacere di parlare con Matteo Cabras, allora quindicenne, che intraprese il viaggio fino al Belgio assieme a suo padre per assistere all’impresa:

Parliamo dell’arrivo in Belgio. Hai avuto l’opportunità di vedere gli immigrati? Come è stato vedere il loro entusiasmo?

“Arrivo con volo charter da Cagliari di mattina presto, veniamo lasciati nella piazza principale di Bruxelles (dopo breve transito all’Heysel su gentile richiesta degli ultras). Nel tardo pomeriggio ci portano a Mechelen dove fuori dallo stadio incontriamo una marea di emigrati, molti dei quali emozionatissimi nell’incontrare persone venire direttamente dalla loro terra. Molti emigrati di seconda generazione mai stati in Sardegna”.

La partita: un Cagliari nettamente superiore, nonostante la neve. Due sardi, Matteoli e Pusceddu andarono in goal. Come fu esultare in occasione in queste due occasioni?

“Domanda graditissima. Il goal di Matteoli è in assoluto il mio più bel ricordo calcistico, e sono abbonato ininterrottamente dal 1990. Posti in piedi, eravamo pigiati come sardine, mi sentivo impotente di fronte all’ondeggiare della folla, vedo Matteoli liberarsi da fuori area e bucare Pred’Homme; come impazzito riesco a volare sopra la gente e andare verso l’inferriata che ci separava dal campo e mentre mi ci aggrappo il capitano corre verso di noi ad esultare. Una magia. Mi giro e mio padre, purtroppo scomparso recentemente, mi ripesca da quel girone dantesco e mi abbraccia come se avessi appena vinto dieci milioni”.

Avete avuto modo di poter avere qualche contatto con i giocatori dopo la partita? 

“Si, all’aeroporto, tarda notte, prima della partenza, tanta stanchezza ma tanta euforia. Io feci le foto di rito con Matteoli, Fiori e Pusceddu”.

Quel Cagliari avrebbe potuto vincere la Coppa Uefa?

“Ahimè, sì. Ma a Milano arrivò una cocente delusione”

 

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