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Un anno dopo la tragedia del Ponte Morandi a Genova: il ricordo di Davide Capello

L’ex portiere di Cagliari e Nuorese oggi pompiere di professione racconta come è scampato miracolosamente alla tragedia che costò la vita a 43 persone

Un anno fa, alle 11,36 del mattino, si sgretolò a Genova una parte del Ponte Morandi. Tragedia che costò la vita a 43 persone. Tra le persone miracolosamente scampate alla morte, anche l’ex portiere del Cagliari e della Nuorese (tra le altre squadre) Davide Capello. L’estremo difensore, pompiere di professione ma in aspettativa a Savona, visto che ha un impiego nel Genoa come preparatore dei portieri Giovanissimi (dopo averlo fatto a caldo il 14 agosto di un anno fa) ha ripercorso in una lunga intervista ai colleghi dell’emittente televisiva genovese Primo Canale, quei momenti difficili.

LE PAROLE DI CAPELLO. “Davanti a me tutto il pezzo di strada andava giù e le macchine sparivano nel vuoto come se fossero dei fogli lanciati per aria, ho cercato di frenare ma ho iniziato a precipitare e ho pensato e gridato che stavo morendo poi mi sono ritrovato con la macchina in un’intercapedine. Avevo ho deciso di andare a Genova a fare la tessera del tifoso perché da lì a una settimana sarebbe iniziato il campionato di calcio di serie A. Mi ricordo che esco dalla galleria che precedeva il ponte e quando sono arrivato più o meno all’altezza del pilone numero 9 ho sentito attorno a me un rumore sordo come di qualcosa che si stava spezzando. Ho iniziato a vedere dei detriti e della polvere cadere dall’alto, davanti a me tutto il pezzo di strada andava giù e le macchine sparivano nel vuoto come se fossero dei fogli lanciati per aria”.

“Il primo istinto è stato quello di frenare, di provare a non cadere giù, avevo la speranza di fermarmi sul ciglio della strada e salvarmi poi, a un certo punto, anche la terra sotto di me ha iniziato a mancare e mi sono ritrovato a precipitare nel vuoto. Ho lasciato il volante, mi sono messo le mani dietro la schiena e ho pensato e gridato che stavo morendo poi, dopo qualche secondo, mi sono ritrovato con la macchina giù per terra all’interno di un’ intercapedine del tratto stradale che mi precedeva che ribaltandosi era finito in giù e io sono entrato dentro e mi sono ritrovato in una posizione obliqua”.

Vedevo solo polvere e tutti gli airbag esplosi nell’auto, dopo qualche istante di shock ho iniziato a provare a capire dove fossi finito e avevo paura a muovermi all’interno dell’auto perché pensavo di precipitare ancora più giù, non sapevo se l’auto era in una posizione stabile quindi avevo il terrore di muovermi. Dopo un po’ la polvere è calata e ho visto che davanti a me c’era del cemento, ho sollevato la cintura e ho iniziato a cercare il mio cellulare per chiamare aiuto, ma non lo trovavo poi mi sono reso conto che la radio ancora era accesa e quindi il telefono era collegato via Bluetooth al touchscreen dell’auto: ho digitato nella tastiera della macchina il numero del 112 ma non sono riuscito a prendere la linea in prima istanza quindi ho chiamato subito il numero interno del comando di Savona dei vigili del fuoco dove lavoro e ho detto quello che era successo, subito dopo ho chiamato la mia fidanzata e mio padre e li ho avvisati che stavo bene, ma pensare al dolore di tutti i parenti delle vittime è stato straziante, impossibile da descrivere”.

 

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