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Pavoletti: “Con Maran la musica è cambiata”

Leonardo Pavoletti a 360°. Il bomber livornese si racconta: i gol di testa, la famiglia, Riva, CR7. “Una volta ho segnato anche da svenuto”.

Un’intervista che è quasi un’autobiografia quella rilasciata al Corriere della Sera da Leonardo Pavoletti. L’attaccante del Cagliari, in uno dei momenti migliori della sua carriera, racconta l’uomo e il giocatore che è stato e che è.

I GOL DI TESTA.Fare gol di testa mi riesce bene, anche grazie al tipo di gioco che facciamo. Cosa fa la differenza? Il tempismo. È un riflesso che hai dentro e che ti consente di leggere la palla prima dell’avversario, stare in aria o anticipare un tuffo. Una volta ho rischiato anche di farmi male: a 14 anni il portiere mi ha colpito in uscita e sono svenuto. Quando ho ripreso coscienza ho subito chiesto se avevo fatto gol: risposta positiva. Solo Ronaldo davanti a me per gol di testa negli ultimi tre anni? Fa piacere, ma le sotto-classifiche sono solo uno zuccherino“.

L’INFANZIA COL SORRISO. “Sorrido sempre, mi viene naturale, anche in momenti non felici. Ho le mie ansie come tutti, ma cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno. E di credere nel futuro. Papà maestro di tennis, mamma non voleva che giocassi. Credo che non avere pressioni mi abbia aiutato. I miei volevano solo che mi impegnassi in qualcosa e la portassi a termine. Sul campo o nello studio non si ottiene niente senza il lavoro e la costanza. Allo scientifico per quattro anni me la sono cavata, poi ho fatto il rappresentante di istituto, per dire la mia e far colpo sulle ragazze. Così ho perso il lume della ragione, me l’hanno fatta pagare e ho preso solo 62“.

LIVORNESE DOC. “Si nota nel mio modo di affrontare le cose, sempre con la battuta. Come Allegri. Il livornese è così. E mi dicono che lui sia un mago dei rapporti umani: fa stare bene la sua squadra“.

LA SFIDA DI DOMANI.La Juventus ha preso già tre gol di testa. Ci stiamo preparando e spero di aggiungermi alla lista. Oltre la salvezza? Sì, ci sono le basi e i concetti giusti per avere fiducia e migliorare. La nostra arma vincente è Maran: la musica è cambiata con lui in panchina, ma non sappiamo dove possiamo arrivare“.

CAMPIONI. “Purtroppo ancora non ho conosciuto Riva, ma arriverà il momento. E sarà emozionante. Cristiano Ronaldo? Sono sincero: fa effetto giocare contro un avversario che sceglievi alla Playstation per vincere. Sarà un’emozione e un piacere giocarci contro. E dargli battaglia. Io? Sono un operaio del gol, perché lavoro molto per la squadra. Così i miei compagni sono più freschi per darmi qualche assist in più“.

NAZIONALE.È un obiettivo per me realistico. Chi ha meritato finora è andato. Ma non so se Mancini stia pensando a un gioco più alla Sarri, senza un vero 9″.

NAPOLI.Mi ha dato tanto, perché ho ammirato campioni veri, anche di umiltà. Ho preso dei valori umani incredibili da quei ragazzi”.

IL GOL.Sono attimi in cui perdi di vista tutto. Ti si sprigionano dentro mille sensazioni che purtroppo durano 3-4 secondi e poi ritorni sulla terra. Ma prima sei in un altro mondo: un’estasi bellissima“.

NO TATOO.Qualche tatuaggio è anche bello, ma sugli altri, mai sulla mia pelle. Sto bene così: senza volerlo sono forse più originale“.

FAMIGLIA.Papà non è stato severo, ma dopo una partita negativa non ha ancora capito che deve aspettare il giorno dopo per dirmi cosa pensa. Del resto è livornese… Ora anche io sono papà. Me lo sto godendo senza pensieri, ogni giorno è una scoperta da gustare”.

LA SVOLTA NELLA TESTA.Quello che sono oggi è frutto di un lavoro immenso su me stesso. È stata la cosa più importante della mia vita e sono diventato una persona che mai avrei immaginato dieci anni fa: con la fame giusta per crearmi obiettivi e lottare per raggiungerli. Prima ero più frivolo e leggero. Pensavo a divertirmi. E il calcio mi stava scivolando addosso. Poi ho imparato a usare la testa, non solo per fare gol“.

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