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Nainggolan: “A Cagliari mi sentivo a casa”

Radja Nainggolan si confessa a Sky Sport nell’intervista rilasciata per la collana de I Signori del Calcio. Un Radja a tutto tondo, che spazia dalla famiglia, alla vita privata, passando naturalmente dal campo. Tra il presente chiamato Roma e il passato chiamato Cagliari.

Sulla famiglia: “Mia sorella gioca a calcio a cinque nella squadra femminile della Roma. Nel calcio a undici era attaccante o esterno a sinistra. Ora sta in difesa. Mio padre? Sono cresciuto senza di lui. Lo avevo visto solo una volta quando avevo quattro anni. Poi l’ho rincontrato a 25. Gli ho concesso una seconda opportunità, ma l’ha sfruttata male. Il mio cognome in Indonesia significa ‘Re’. L’ho tenuto perché fa parte delle mie origini. Anche guardandomi in faccia si vede che non sono del tutto belga“.

Sui maestri e gli idoli: “Somma fu il mio primo maestro. Pioli mi ha fatto fare il primo campionato da titolare: è stato un grande allenatore. Con Spalletti lo scorso anno, anche grazie al cambio di ruolo, ho fatto la mia miglior stagione. Il mio idolo? Seedorf“.

Sui Mondiali: “Fa strano non vedere l’Italia. Io spero di andarci col Belgio. Deciderà il ct. In effetti speravo in maggiore considerazione visto il rendimento degli ultimi anni. Con Wilmots non ci andai nel 2014: lui aveva detto che non mi chiamava perché non ero in una grande squadra, ma a gennaio ero passato dal Cagliari alla Roma. Ma in realtà quella era una situazione diversa“.

I gol:Il primo gol in Serie A lo feci a Cagliari, pochi giorni dopo la perdita di mia madre. I più belli quelli della scorsa stagione contro l’Inter“.

Sul passato a Piacenza e a Cagliari: “Sono sempre rimasto tanto nelle squadre in cui ho giocato. Ho sempre vissuto in posti belli. A Piacenza stavo bene: certo era una città piccola ma essendo la prima esperienza all’estero era una novità. A Cagliari mi sentivo a casa. Vivevo bene, il clima era bello e la gente mi voleva bene. Così come ora a Roma. Qui ho tutto ciò di cui ho bisogno“.

Sulla vita notturna: “Se dopo la partita andassi a casa starei fino alle 5 senza dormire. Mi rilasso di più girando fino alle 4. Qualcuno dice che non è un bell’esempio per i giovani. Ma io faccio il calciatore, non l’educatore. Penso a crescere bene solo i miei figli“.

 

 

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