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Amarcord rossoblù: Dely Valdés, “Panagol”

Una prima punta dal fisico statuario, muscoli guizzanti e movimenti felpati. Senza dimenticare il fondamentale senso del gol, ovviamente: chi ha vissuto il Cagliari della prima metà degli anni Novanta non può che rispolverarlo dal baule dei ricordi…signore e signori, Julio César Dely Valdés, il bomber venuto dall’America centrale.

Nato a Colón (Panama) il 12 marzo 1967, è gemello di Jorge e fratello di Armando, destinati a carriere di minore prestigio rispetto a Julio. Debutta a 20 anni con l’Atlético, club della sua città natale, cominciando a disseminare il suo cammino con tanti gol. L’esperienza argentina di “Panagol” con l’Argentinos Juniors va male, rischia di sparire in una squadretta di dilettanti che si chiama Deportivo Paraguayo. Ma la buona sorte non gli volta le spalle e gli regala una seconda vera chance nel Nacional Montevideo: con il sodalizio uruguaiano gira tutto bene, Julio esplode come bomber e vince il campionato nel 1992. Sia quell’anno che nella stagione prima si laurea capocannoniere, rispettivamente con 16 e 13 reti. L’Europa si accorge di lui.

Nelle vicende del Cagliari, squadra italiana che si è appena classificata al sesto posto in Serie A e ha guadagnato un posto in Coppa Uefa, è ancora protagonista il noto procuratore Paco Casal, “padrino” sportivo di tutti i giocatori che dall’Uruguay (e non solo) volano verso il Vecchio Continente. Dely Valdés si veste di rossoblù – con il club che sborsa due miliardi e mezzo di lire – e fa la sua parte, infiammando il Sant’Elia con le sue movenze felpate decisive. Pazienza se la sua mobilità in fondo non è granché: tiene in apprensione le difese a sufficienza. In due campionati infila 21 palloni in rete e strappa un vantaggioso contratto con il Paris Saint-Germain. In Francia vince la Coppa delle Coppe 1996 e una Supercoppa nazionale, poi si trasferisce nella Liga spagnola con Oviedo e Malaga segnando ancora un bel po’ di gol.

Dieci anni dopo l’addio ritorna al Nacional Montevideo che l’aveva lanciato e chiude la carriera in patria nell’Arabe Unido. Inutile rimarcare la sua importanza nella Nazionale di Panama, dove totalizza 44 presenze e 18 reti senza mai raggiungere la qualificazione a un Mondiale. Nel 2006 intraprende la parabola come tecnico nelle rappresentative giovanili panamensi, guidando Under 17 e Under 20. Torna al Malaga come vice di Tapia e Muñiz, prima di essere nominato C.T. della Nazionale maggiore di Panama: il gemello Jorge gli fa da assistente. Le ultime esperienze lo vedono in patria nell’Arabe Unido e all’Aguila, squadra di El Salvador. Il suo nome è stato accostato per l’ultima volta nei giorni scorsi all’Oviedo, ex suo club che milita nella seconda divisione spagnola.

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