Ci sono partite che restano negli archivi per un gol, altre per ciò che accade quando il pallone ha già smesso di rotolare. Nella storia di Cagliari-Lecce ce n’è una che contiene entrambe le cose: punti pesantissimi, due firme uruguaiane e un inatteso duello verbale tra due giovani allenatori destinati a diventare figure riconoscibilissime del calcio europeo.
Era il 14 aprile 1991. Trentacinque anni prima del nuovo confronto in programma lunedì tra rossoblù e salentini, il vecchio Sant’Elia ospitò una partita che valeva una fetta consistente della permanenza in Serie A.
Ranieri contro Boniek, i due giovani tecnici della Serie A
Sulle panchine sedevano Claudio Ranieri, 39 anni, e Zbigniew Boniek, appena 35. Erano i due allenatori più giovani della Serie A e guidavano squadre coinvolte direttamente nella lotta per non retrocedere. Il Cagliari arrivava alla sfida con 22 punti, uno in meno del Lecce: vincere significava effettuare il sorpasso e cambiare completamente il finale di stagione.
La tensione, però, era cominciata prima ancora del fischio d’inizio.
Durante la settimana Boniek aveva criticato il cammino del Cagliari, sostenendo che la formazione di Ranieri avesse raccolto diversi risultati anche grazie alla fortuna. Parole che al tecnico romano non erano affatto piaciute e che avevano preparato un sottotraccia molto meno diplomatico della normale vigilia calcistica.
Altobelli espulso, poi la firma uruguaiana
Anche la partita impiegò pochissimo ad accendersi. Al 25° il Lecce rimase in dieci per l’espulsione di Altobelli e sei minuti più tardi il Cagliari passò in vantaggio con José Oscar Herrera.
Nella ripresa arrivò il colpo che chiuse il confronto. Al 61° Enzo Francescoli, il fuoriclasse uruguaiano attorno al quale girava buona parte del talento offensivo di quella squadra, realizzò il 2-0. Il Lecce provò comunque a reagire, colpendo anche una traversa con Pedro Pasculli, ma il risultato non cambiò più.
Il successo portò il Cagliari a 23 punti, uno sopra il Lecce, permettendo alla squadra di Ranieri di uscire dalle ultime quattro posizioni della classifica. Fu uno dei passaggi chiave verso una salvezza che sarebbe poi diventata realtà.
La stretta di mano che non arrivò
Ma il capitolo più curioso venne scritto a partita terminata.
Secondo il resoconto de L’Unità dell’epoca, Boniek cercò il contatto con Ranieri per salutarlo, ma l’allenatore rossoblù rifiutò la stretta di mano, ancora infastidito dalle dichiarazioni rilasciate dal collega durante la settimana.
Da lì nacque un acceso scambio verbale. Ranieri contestò al polacco le parole pronunciate sul Cagliari e Boniek rispose senza particolare diplomazia. Furono necessari alcuni dirigenti per impedire che la discussione proseguisse. Negli spogliatoi l’allenatore del Lecce provò poi a ridimensionare l’episodio, attribuendolo alla tensione della lotta salvezza.
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Divertente quel Cagliari, giocava bene con Matteoli e Francesoli. Oggi ce li possiamo sognare.
Il magico trio, Francescoli, Herrera, Fonseca e poi Matteoli; era normale assistere a belle partite. Oggi, gente che và, gente che viene……sopravviviamo solo della speranza di salvarci.
Anche allora dovevamo salvarci, ma si giocava un bel calcio. Quella squadra non fu smantellata da Cellino e un paio d’anni dopo eravamo in coppa Uefa. E anche questo oggi possiamo solo sognarlo.
In confusione totale Zibi.Riusci’mi pare in settimana a bisticciare con P P Virdis colpevole lui seguace buddista di non essere andato a messa col resto della squadra.Il vaffa di Ranieri fu la ciliegina sulla torta
Ranieri si irrito’ perche’ Boniek nelle interviste dei giorni precedenti aveva attribuito la rimonta del Cagliari al fattore C…
Io ho visto quella partita. Ricordo Boniek che scappava via dal Sant’Elia furibondo alla fine della partita. Una figura meschina!